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Musica e concerti

ALLMAN BROTHERS BAND/ “At Fillmore East”: storia del più grande disco dal vivo di tutti i tempi

Esce un cofanetto della Allman Brothers Band contenente tutti e quattro i leggendari concerti tenuti nel 1971 al Fillmore East, più un altro show. La recensioen di PAOLO VITES

Allman Brothers Band, al Fillmore EastAllman Brothers Band, al Fillmore East

Erano ottime giornate per andare in moto, erano i giorni dell’estate Indiana dalle parti di Macon, Georgia, profondo sud degli States. Il giovane baffuto e dai lunghi capelli biondi amava andare in moto, specie con quel grosso chopper Harley Davidson che aveva comprato da un ragazzo della sua città. Sembrava una di quelle moto del film Easy Rider, uscito al cinema solo un paio di anni prima, con le forcelle modificate apposta per farlo assomigliare di più alle motociclette di Peter Fonda e Dennis Hopper. Quelle forcelle però lo rendevano difficile da guidare e poi aveva bisogno di gomme nuove, aveva giusto telefonato il giorno prima a un gommista per farsele procurare. 

Quel pomeriggio del 29 ottobre 1971 erano quasi le 18 e 45 quando il ragazzo sulla motocicletta cercò di superare un grosso camion che stava svoltando a sinistra davanti a lui, solo che l’autista di quel camion decise non si sa perché di fermarsi bloccando la carreggiata. Il motociclista sembrò riuscire a schivarlo con eleganza poi invece improvvisamente volò in aria perdendo il casco e sfracellandosi a terra. In qualche modo aveva sbattuto contro il grosso gancio che pendeva dietro al camion. Quando lo raccolsero respirava ancora. Lo portarono in ospedale. Alle 20 e 40 di quello stesso giorno Duane Allman, 24 anni, viene dichiarato morto. 

Due mesi prima era uscito il primo disco dal vivo della sua band, il terzo della carriera della Allman Brothers Band, di cui Duane insieme al fratello Gregg era il fondatore, il leader e il chitarrista, registrato allo storico Fillmore East di New York, il locale rock per eccellenza di quegli anni. Non un chitarrista qualunque, come la ABB non era una band qualunque. Come ha detto qualcuno, quella band era americana esattamente come il rumore dei condizionatori d’aria che sono immancabili in ogni città americana, fonte di sopravvivenza alle impossibili estati afose di New York, Chicago o del profondo sud, quel profondo sud, la Georgia, da cui provenivano i fratelli Allman.

Sembra impossibile che a soli 24 anni Duane, e gli altri con lui, avessero raggiunto capacità tecnico musicali che nessuno al mondo, neanche a 60 anni, è in grado di avere. Era qualcosa di magico, era un dono, era una scommessa con il demonio. Cosa fosse non si sa, ma mai nessuno aveva mai suonato come loro e mai nessuno sarebbe riuscito a farlo. Nelle loro dita, nelle loro voci un mondo intero: il sud dei nipoti degli schiavi, il jazz elegante degli afro americani emigrati nelle grandi città del nord, il sogno e la promessa hippie, i funghi magici, il country dei contadini bianchi, la celebrazione di una promessa soprattutto. 

Eppure quando si ascolta At Fillmore east, ripubblicato in questi giorni in edizione espansa de luxe, bisogna pensare che sul palco a suonare ci sono dei ragazzi di poco più di vent’anni. Chiudi gli occhi e ascolti quelle note, e pensi di avere sul palco dei maturi jazz men, dei blues men anziani, navigati alla vita e alla musica.

Sono cose che potevano succedere solo in quei tempi là, quando la musica per chi la suonava era corrispondente, totalizzante, insieme alla vita, E allora sì, a 24 anni potevi suonare come Duane Allman, come Dickey Betts, come Butch Trucks, o cantare come Gregg Allman, un affascinante ragazzo dai lunghi capelli biondi che avrebbe potuto avere successo a Hollywood e invece cantava i blues come un vecchio afro americano.