RIDUZIONE IN SCHIAVITÙ E ABUSI: ARRESTATO CAPO SETTA/ Firenze, “Sono io il diavolo!”

- Davide Giancristofaro Alberti

23enne di Prato è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di aver abusato e violentato sessualmente alcune persone della sua setta: diceva di essere il diavolo

Tribano richiedente asilo
Pixabay

Un ragazzo di 23 anni della provincia di Prato è stato arrestato nella giornata odierna con le accuse di riduzione in schiavitù ed abusi anche su minori. Il giovane, l’universitario Matteo Valdambrini, come racconta Il Messaggero nella sua edizione online, asseriva addirittura di essere “il diavolo”. Una strategia che serviva esclusivamente ad incutere terrore e soggezione presso le sue vittime, diventate suoi schiavi, tra cui anche minorenni, che costringeva ad avere rapporti sessuali con lui. A loro diceva che tale pratica sarebbe servita a superare “un blocco” e a ottenere poteri soprannaturali che avrebbero portato a salvare il mondo. Il giovane è ritenuto a capo di una setta che si riuniva nei boschi per consumare dei riti iniziatici molto dolorosi. I poliziotti della Mobile di Firenze hanno bussato alla porta della casa dove vive con la sua famiglia, notificandogli la misura di custodia ai domiciliari disposta dal gip del tribunale di Firenze su richiesta del pm Angela Pietroiusti. Sono gravissime le accuse a suo carico: riduzione in schiavitù, violenza sessuale e pornografia minorile. Stando a quanto emerso dalle indagini, nell’arco di un anno il ragazzo aveva creato una setta al fine di poter infligger abusi ad almeno 13 giovani, tra cui due minorenni (di 17 anni).

Lo scorso febbraio era stato soggetto a una perquisizione dopo la denuncia della madre di due ragazzi avanzata all’Osservatorio nazionale abusi psicologici. Dopo le prime accuse che vedevano 4 vittime il numero si è ampliato in seguito ad altre segnalazioni aggravando la posizione del 23enne toscano. Tutte le sue vittime sono giovani in condizioni di forte fragilità psicologica, problemi di isolamento, solitudine, in alcuni casi depressione. Le aveva selezionate con grande accuratezza, agganciate e attirate nella sua trappola con inganni e minacce di morte anche verso i familiari. In un caso aveva costretto una ragazza ad avere rapporti sessuali con lui per evitare la morte della sorellina e dei genitori.

LE ACCUSE: VIOLENZE SESSUALI E RIDUZIONE IN SCHIAVITÙ

Un ragazzo di 23 anni della provincia di Prato è stato arrestato nelle scorse ore con le gravissime accuse di pornografia minorile, violenze sessuali e riduzione in schiavitù. Il giovane era a capo di una setta satanica che, come riportato dai colleghi di Today, avrebbe ridotto e mantenuto in uno stato di profonda soggezione, diverse persone, fra cui anche dei minori; non contento, avrebbe abusato della loro condizioni psichica per compiere su di loro violenze sessuali. Il 23enne residente a Montemurlo si trova ora agli arresti domiciliari e lo stesso si definiva “il Diavolo”, giusto per capire il grado di follia che aveva raggiunto. La setta di cui era a capo era stata creata dall’arrestato, e lo scopo era di ottenere da ogni componente del gruppo la più cieca obbedienza e la totale accondiscendenza riguardo ogni sua richiesta. L’indagine è stata svolta dalla squadra mobile di Firenze ed è scattata lo scorso aprile, dopo che la madre di due ragazzi della setta ha fatto scattare la segnalazione, al pari di quella dell’Osservatorio nazionale abusi psicologici.

23ENNE DI PRATO A CAPO DI UNA SETTA: L’ADESCAMENTO DEI SOGGETTI PIU’ DEBOLI

Gli inquirenti hanno così potuto ricostruire “un contesto di soggezione continuata indotto mediante inganno, minacce e violenza, contraddistinto da una visione distorta della realtà”. Gli adepti consideravano il loro leader una persona dotata di poteri sovrannaturale, mentre gli stessi seguaci, al fine di ottenere maggiore potere, avrebbero dovuto sottoporsi a rituali di ogni tipo, anche sessuale. Nell’ordinanza si legge ancora che “satana” avrebbe sottoposto i suoi seguaci “a una serie di domande su presenze estranee invisibili, quali vampiri e lupi mannari, al fine di convincerli a fare una specifica richiesta al diavolo mediante la stipulazione di un patto in ragione del quale gli dovevano essere fedeli e mantenere il segreto per evitare disgrazie e sofferenze a sé stessi e alle proprie famiglie”. Fra gli episodi sottolineati dagli inquirenti, anche una finta morte per strangolamento dello stesso 23enne, che avrebbe appunto finto di essere resuscitato mettendosi a posto l’osso della trachea dopo un’uccisione violenta. “Satana” faceva leva sui soggetti più deboli, convincendoli che entrando nella setta avrebbero “sbloccato” le proprie potenzialità.

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