ACHILLE LAURO/ Testo integrale monologo: piange sangue all’Ariston (Sanremo 2021)

- Emanuela Longo

Achille Lauro ospite a Sanremo 2021: l’artista piange sangue all’Ariston. Ecco il testo integrale del suo monologo

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Achille Lauro a Sanremo 2021, prima serata

Una lettera del mondo all’umanità è quella che ha scritto Achille Lauro e che ha letto al Festival di Sanremo 2021 prima di esibirsi sul palco dell’Ariston. «Distante, scostante, aliena, trafitta. Io so come ti senti. Sono qui, ferito dai tuoi errori, trafitto dai tuoi preconcetti», recita il testo scritto dall’artista, che è tornato a stupire anche con il suo look. «Aiutami perché ne ho bisogno, come si ha bisogno dell’amore di una madre, il puro bisogno di essere amati. Non dimenticare chi eri», ha proseguito nella lettera. «Corpi nudi che si stringono, desideri. Quando all’assenza di un padre, alla passione di Cristo, alla febbre dell’oro. Quando davanti all’insensibile, arido, asciutto e impassibile me tu sopravvivevi perché ti bastava un abbraccio». E poi ha concluso: «Promettimi che non ti dimenticherai, perché tu sei questo ed io sarò lì per guardarti abbracciare di nuovo per guardarti amare ancora».

Su Instagram Achille Lauro ha poi pubblicato anche il testo che ha interpretato e il video in cui ripropone le sue lacrime di sangue. «Sono il Glam rock. Sono un volto coperto dal trucco. La lacrima che lo rovina. Il velo di mistero sulla vita. Sono la solitudine nascosta in un costume da palcoscenico. Sessualmente tutto. Genericamente niente. Esagerazione, teatralità, disinibizione. Lusso e decadenza. Peccato e peccatore, Grazia e benedizione. Un brano che diventa nudità. Sono gli artisti che si spogliano, E lasciano che chiunque Possa spiare nelle loro camere da letto e in tutte le stanze della psiche. Esistere è essere. Essere è diritto di ognuno. Dio benedica chi è». (agg. di Silvana Palazzo)

 

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ACHILLE LAURO, ATTESA PER LA SUA ESIBIZIONE

Cosa dobbiamo aspettarci dalla performance di Achille Lauro sul palcoscenico dell’Ariston in occasione del Festival di Sanremo 2021 è difficile a dirsi. In occasione della conferenza stampa di presentazione della kermesse che si era svolta nelle passate settimanale, l’artista rivoluzionario era intervenuto con un video messaggio annunciando: “Amadeus mi ha graziato permettendomi di essere presente ogni sera con un quadro. Sto preparando qualcosa di mai visto prima: qualcosa che parlerà di me ma anche della storia di tutti noi”. Parole, le sue, che hanno contribuito a lasciare in bocca un pizzico di inevitabile curiosità ma anche stupore e ovviamente suspense, come ci ha già abituati in passato. Durante ogni serata della kermesse musicale, dunque, Achille Lauro ci intratterrà con un suo “quadro” musical-coreografico che ovviamente non potrà non essere glamour e spettacolare al tempo stesso.

Dare una definizione di ciò che realizza Achille Lauro è compito assai arduo. Non è solo trap ma neanche “samba-trap”, non è rap ma pura arte rivoluzionaria che si rispecchia non solo nella musica ma anche nei look sempre molto eccentrici e mai casuali. Indubbiamente il suo è un canto d’amore e di rivoluzione che strizza l’occhio alla libertà di espressione ed alla giusta diffusione della cultura artistica nel nostro Paese.

ACHILLE LAURO A SANREMO 2021: LE SUE PRECEDENTI PARTECIPAZIONI

Achille Lauro si prepara a salire sull’ambito palcoscenico dell’Ariston per la terza volta ma quest’anno in un ruolo del tutto differente. Non come artista in gara bensì come ospite poliedrico e rivoluzionario pronto a portare la sua arte folle e geniale. Nel 2019, insieme al suo amico e socio (ma anche chitarrista e producer) Boss Doms fece discutere con “Rolls Royce” scatenando le polemiche dei tradizionalisti del Festival. E’ però nel 2020, in occasione della 70esima edizione del Festival che Lauro spiazzò tutti con “Me Ne Frego”, portando sul palco dell’Ariston, ad ogni sua esibizione, un vero e proprio spettacolo mai visto prima. Per ogni sera Achille Lauro spogliò i suoi panni per indossare rispettivamente quelli di San Francesco, passando a quelli di Ziggy Stardust, alter ego di David Bowie, la marchesa Luisa Casati Stampa passando per la regina Elisabetta I Tudor. Adesso sarà la volta di una nuova avventura, come ogni buon artista che si rispetti non prevedibile. Nel ricordare la sua presenza a Sanremo 2020, in una recente intervista a Repubblica, Lauro ha commentato: “Anche vestito da San Francesco ero me stesso, quando sono in scena sono quello che sono, sia che indossi la parrucca o no, sono io, non recito una parte ma indosso il vestito della canzone. E se la canzone è la mia anima, il vestito è la stessa cosa”.

LE SUE PERFORMANCE, DAI CONCERTI A RAI1

In termini di immagine le scelte di Achille Lauro sono diventate sempre più importanti e lo ha reso evidente soprattutto negli ultimi anni. “Inizialmente parlavo talmente di me nelle canzoni che quasi mi vergognavo ad apparire, facevo fatica a farmi vedere, addirittura alle volte evitavo. Poi mi è diventato chiaro che musica è anche quello che vedi, e quello che mostri è anche quello che sei”, ha spiegato al quotidiano Repubblica. Con il passare del tempo tutto è diventato molto più semplice e per questo, ciò che faceva live davanti a poche migliaia di persone adesso il cantante sa di poterlo fare anche su Rai1 davanti a milioni di spettatori. “Ho pensato, dopo Sanremo del 2019, che non aveva senso andare in televisione con il freno tirato, e che dovevo fare tutto quello che mi veniva in mente per dare di me l’immagine che volevo, senza mediazioni”, ha spiegato. Ogni sua performance, come quella dello scorso anno di pochi minuti, racchiude mesi di lavoro e confronti: “Tutto è pensato nei minimi particolari, quindi ogni cosa è frutto di discussioni, idee, cambiamenti, tanti mesi di lavoro che portano poi magari a una performance di quattro minuti come quelle sul palco del Festival”. Lauro rappresenta in Italia una vera e propria eccezione anche se ammette: Renato Zero è un’icona italiana, ha fregato tutti di trent’anni, noi non ci siamo inventati niente. E non è nemmeno vero che parlava a un pubblico diverso dal mio, parlava agli stessi ma trent’anni prima”.



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