ACHILLE LAURO/ La maschera di Oscar Wilde che muore ogni sera (Sanremo 2021)

- Massimo Granieri

Nella sua prima di cinque apparizioni al Festival di Sanremo Achille Lauro ha indossato la maschera dolorosa di Oscar Wilde

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Achille Lauro a Sanremo 2021, prima serata

Achille Lauro ieri ha messo in scena al Festival di Sanremo l’ennesimo spettacolo. Si ispira al personaggio Brian Slade, protagonista del film “Velvet Goldmine”. Un film su una rockstar del Glam Rock improvvisamente sparita dalle scene simulando un omicidio (Ziggy Stardust?). Film che attinse a piene mani dalla biografia e tradizione musicale di David Bowie che rifiutò di concedere i diritti delle sue canzoni per la colonna sonora. Bowie considerava la trama del film ingiusta nei riguardi della sua storia cui il film trae origine.

Come nel film, in Achille abita lo spirito di Oscar Wilde più che di Bowie. Indossa una maschera per rivelare un tratto di sé, che sia sessuale, esistenziale o spirituale. Quel sé che viene ucciso ogni volta sale sul palco. Un morire continuo per poi reincanarsi in qualcun altro e assumere quell’identità in cui specchiarsi.

Questo approccio alla musica fa di Achille un personaggio interessante, il suo stare sul palcoscenico è tipico degli artisti musicali angloamericani. Il testo di “Solo noi” ricorda “Siamo solo noi” di Vasco Rossi, lì dove c’è una generazione di sconvolti senza più santi né eroi. C’è anche “Solo noi” di Toto Cutugno e quel dolore che sanguina sulla maschera di Achille e di cui è intrisa la sua canzone: “Scende la sera, entri dentro di me / Se non è dolore, dimmelo tu, cos’è?” (Toto Cutugno).

Achille Lauro mescola più generi musicali, il glam rock e la musica leggera italiana, assume varie identità, va dal costumista prima di entrare in sala d’incisione. Forse è qui il suo punto debole. Pensa alla cornice più che al quadro, perché il costume rimane un accessorio pur se veste l’anima per evidenziare una virtù (o un vizio, per tradire Aristotele).

Pessimo cantante di canzoni invece che lasciano il segno. A Sanremo c’è il bel canto – eppure qualcuno ieri sera ha steccato – ma in Italia come altrove mancano le belle canzoni di una volta.

Achille mostra ferite, fragilità e una vulnerabilità insolite che forse assomigliano alle nostre. Presto ucciderà il suo personaggio, avrà altre maschere da indossare per rivelare una parte di noi che abbiamo paura di mostrare.

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