ADRIANA MASCAGNI/ Cantare con un perché: quando la musica è rapporto con l’Infinito

- Walter Muto

Nella notte del 22 dicembre è morta Adriana Mascagni, figlia spirituale di don Giussani e "voce" storica di CL. È tornata alla casa del Padre che aveva sempre cantato

Mascagni Adriana Mascagni (YouTube)

In uno dei testi di don Giussani è riportato un esempio, fra i tantissimi inventati da lui. Immaginiamo di incontrare per strada un amico e salutarlo, normalmente, forse un po’ distrattamente. Immaginiamo poi che poco tempo dopo veniamo a sapere che quell’amico è morto. Quel momento distratto di saluto improvvisamente assume un valore eterno, ci mette in contatto con il Mistero, con l’Infinito, con il Destino.

Il 21 dicembre sera con Valentina e Carlo a Genova abbiamo iniziato una serata dedicata proprio a don Giussani con una delle canzoni di Adriana, Non c’è nessuno. Poche ore dopo lei avrebbe raggiunto il suo Destino, davanti al quale era sempre stata con vigore, passione, ardore e fede. Senza saperlo, quel momento in cui abbiamo suonato e cantato quella canzone si è conficcato nel tempo, per sempre.

La musica per Adriana Mascagni è sempre stata questo: rapporto con la bellezza, e quindi con l’Infinito. Un cognome importante, l’infanzia in una famiglia piena di musica e di canto (nonno pianista e compositore, nonna e mamma cantanti liriche), dove la felicità, racconta lei stessa, era suonare il pianoforte! Arrivando fino alla composizione di semplici canzonette e poi mettendosi a servizio degli amici con il canto prima, con la scrittura di canzoni nate dall’esperienza di fede poi.

E le sue melodie si appoggiano e sottolineano i versi, nati nella maggior parte dei casi dalla collaborazione con Guido Clericetti, dando forza e sottolineando delle vere e proprie aperture all’Infinito: “nell’Essere tu fammi camminare” (Il mio volto), o il volo del vocalizzo all’inizio de Al mattino, o ancora il dramma del proprio peccato in Non son sincera.

E poi assolutamente da non dimenticare è il cospicuo numero di brani dedicati alla Natività, come ha scritto qualcuno, veri e propri presepi in musica; dal viaggio della Sacra Famiglia in Sull’asinello alla meravigliosa alternanza maggiore/minore di Stasera, nota anche come “Aria di neve”, in cui Maria e Giuseppe, rifiutati da tutti, arrivano alla mangiatoia. E poi L’asino e il bue ed il viaggio dei Re Magi. Ed infine, nella ingiustamente poco conosciuta I pastori, la verità più vertiginosa di tutta la storia dell’umanità viene espressa nei due versi finali: “e trovammo la stalla ed il bambino / che piangeva di freddo ed era Dio”.

Canzoni che fanno immedesimare grandi e bambini, grazie al racconto, delicato e ben accompagnato, della venuta nel mondo del Creatore, fattosi piccolo per salvare il mondo. Fatto singolare, proprio pochi giorni prima della nascita del Figlio lei è salita al Padre, mentre in tante chiese ed in tante scuole si stanno cantando proprio le sue canzoni, che riecheggeranno anche sul sagrato del Duomo di Milano la mattina del 23 dicembre, a pochi minuti e pochi metri dalle sue esequie in sant’Ambrogio.

Il Meeting di Rimini aveva preso in prestito come titolo dell’edizione del 2001 proprio un verso della sua Povera voce, il primo canto originale nato nell’esperienza del movimento di Comunione e Liberazione, allora Gioventù Studentesca: “tutta la vita chiede l’eternità”. E in un incontro proprio al Meeting, il 21 agosto di quell’anno Adriana concludeva (prima di cantare ovviamente Povera voce), eseguendo una delle ultime canzoni che aveva composto e citandone una frase, che testimoniava l’attesa mai doma dell’incontro con Dio: “Manca poco, tra poco è già sera, ed ancora esco in cerca di Te”. Come dice un’altra delle sue canzoni più belle e meno cantate: “Nel silenzio dei miei giorni / una voce mi chiamò”. La canzone si intitola Nel silenzio della notte, ed è proprio lì che il Destino buono che ha sempre cantato è venuto a prenderla.

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