ALITALIA/ La nuova compagnia (pubblica) da accostare a ITA

- Alessandro Giustolisi

Le poche rotte a lungo e medio raggio di ITA lasciano aperto lo spazio perché si possa far nascere una nuova Alitalia rigenerata

Alitalia
Alitalia (LaPresse)

Dopo i miei ultimi 5 articoli in cui ho ben spiegato come Alitalia può essere ancora un vettore competitivo, anche con ITA recentemente formatasi, considero lungo e medio raggio e cargo i punti da cui bisogna ricominciare, perché stiamo parlando dei segmenti più proficui e dove c’è l’80% di spazio e in cui il nostro Paese è sostanzialmente assente avendo perso recentemente 3 delle compagnie con voli intercontinentali (Air Italy, Alitalia e prossimamente Blue Panorama) e considerando che sono rimaste solo Neos e qualche piccola compagnia al livello europeo/nazionale, eccetto le piccole eccezioni da Malpensa a New York con voli Emirates e La Compagnie. Non mi sembra che con i piani di ITA o Neos si possa riattivare il vero potenziale intercontinentale e merci da/per l’Italia e transiti per almeno 15 destinazioni in Nord America, 20 in America Latina e Caraibi, 25 in Africa, 8 in Nord Africa/Maghreb, 15 in Medio Oriente e 20 in Estremo Oriente e Oceania. Vi ricordo che l’Italia ha attualmente 36 aeroporti da cui vettori stranieri, pagando tasse all’estero magari privilegiate, prelevano i nostri passeggeri in un Paese di 60 milioni di abitanti, terzo in Ue come abitanti ed economia, e se li portano nei loro hub e destinazioni in Paesi europei come Portogallo, Paesi Bassi, Finlandia, che pur con un numero esiguo di aeroporti e abitanti hanno compagnie aeree che solo nei voli intercontinentali hanno dati che in Italia ce li sogniamo (45 TAP (che non fa Medio ed Estremo Oriente), 80 KLM, 37 Finnair contro i 12 di ITA e i 22 di Alitalia fino a ottobre).

Con questo disastro ormai non possiamo pretendere – considerando che siamo un Paese tra i meno affidabili nell’Ue e nel mondo occidentale – che dei privati risolvano questo gap enorme, gli investitori italiani ormai investono all’estero. L’operato di una compagnia aerea nazionale può portare benefici a vari rami dell’economia e della popolazione solo con un investimento puramente statale. Il Governo italiano, se non al servizio di altre entità sconosciute e se vuole un rilancio del Paese, dovrebbe investire su Alitalia e portarla ai livelli almeno di una KLM/Iberia inizialmente per arrivare quasi ai livelli di Air France. Poi, una volta rimessa in carreggiata, e gestibile, si potrebbero introdurre anche quote di privati, ma dovrebbero essere soci che svolgono attività che porterebbero un surplus e non uno svuotamento come il caso di Etihad. Di conseguenza vanno escluse le compagnie aeree, con la quali si possono fare solo accordi, ma mai di sottomissione. Bisogna aggirare le logiche dell’Ue che sono basate sul mantenere l’Italia una colonia. Esistono i sistemi legali, solo occorrono volontà e un Governo che faccia gli interessi dell’Italia prima che dei gruppi finanziari mondiali che hanno in mano la gestione dell’Ue.

Visto che si è parlato sempre di colpe del management, dei lavoratori, dei loro privilegi o altro, che sicuramente ci sono state, vorrei puntualizzare che la colpa maggiore è dei Governi che dovevano esercitare un sistema di controlli efficiente su operato, investimenti e spese, come ad esempio il continuo leasing di aerei o servizi a terzi con costi assurdi. Credo che negli articoli del Comandante Chialastri si possano evincere tante realtà interne che si potevano correggere. Se dall’inizio ci fosse stata un’amministrazione congiunta con gli stessi lavoratori, quindi con trasparenza, ascoltando anche le critiche e proposte degli stessi lavoratori, forse si sarebbe evitato questo finale, forse addirittura voluto, perché quando i danni già erano stati provocati le amministrazioni straordinarie potevano forse fare poco visto il loro compito limitato. Anche il rapporto con i sindacati andava e va riscritto guardando la realtà di oggi.

Considerando l’articolo 43 della Costituzione (A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale), come ben spiega il Prof. Paolo Maddalena ex vicepresidente della Corte Costituzionale fino al 2011, il riferimento ai servizi pubblici essenziali è anche al trasporto aereo e visto che il Governo, i sindacati e i partiti politici non hanno considerato di nazionalizzare Alitalia, cosa che avrebbero dovuto fare per rispettare la Carta, sono arrivato alla conclusione che bisogna fare un’operazione “fai da te” purtroppo, ma ben articolata, con basi legali solide.

Credo che gli stessi lavoratori Alitalia o di altre linee aeree (Air Italy e Blue Panorama), professionisti, esperti del settore, possano essere i più indicati a riprendere in mano la compagnia, impugnando tutta l’operazione Alitalia e smembramento, richiedere la nazionalizzazione e organizzare un progetto valido da presentare a Governo, sindacati e partiti politici e sperare che sia appoggiato e attuato. In caso negativo, devono essere pronti a lottare per l’accettazione. Tale progetto-proposta deve essere innovativo e mostrare l’utilità per il Paese e non solo per i lavoratori, quindi convincere non solo gli apparati decisionali, ma anche l’opinione pubblica, lontano dalle logiche del posto sicuro fisso senza la preoccupazione dei risultati economici. Vanno pertanto previsti cambiamenti di regole che garantiscano consumatori e lavoratori.

Smonto subito l’idea che non si può fare il lungo raggio e il cargo che certi personaggi eminenti vi dicono per non ammettere di non avere la minima idea su come farlo invitandovi a leggere l’articolo dell’11 ottobre 2021. Cambiando il modo di operare rispetto al passato, posso garantirvi, attraverso la mia idea progetto, che ci sono delle possibilità enormi che rispettano ITA che non rappresenta un ostacolo, anzi, è bene che continui la sua attività. Quindi, nessuna conflittualità, il codice AZ e nei biglietti 055 si può negoziare, ma il marchio, visto che non lo usa per paura che lo prenda un altro, deve renderlo alla nuova Alitalia con cui si potrebbe lavorare in armonia senza sovrapporsi e credo ci sia un sistema ammesso giuridicamente per preservare il nome di Alitalia evitando di perdere anni di storia, anche con una nuova compagnia. Con il mio progetto regioni d’Italia come il Sud, il Nord Est/Ovest sarebbero rimesse in primo piano, la Sicilia avrebbe dei privilegi enormi sfruttando la sua posizione e con la Sardegna bisogna ridisegnare un piano che ho in mente.

Invito chi si interessato a unirsi a creare una proposta di una nuova compagnia che sia una Alitalia rigenerata, con una base di trasparenza dove nelle decisioni importanti, prima della scelta, ci sia un dibattito interno pensando al lungo termine, come per esempio il capitolo leasing flotta, network, accordi con aeroporti, con altre compagnie di servizi e fornitori, con altre compagnie aeree, scelta delle alleanze, ecc. Vi assicuro che siamo ancora in tempo per ricostituire Alitalia e sono convinto che anziché lamentarsi e richiedere ulteriori sussidi si possa richiedere che i fondi per la cassa integrazione di Alitalia, Air Italy e prossimamente Blue Panorama, e parte dei miliardi che dovrebbero andare a ITA, possano servire a creare una nuova Alitalia, magari coinvolgendo Regioni e Comuni. Spero che a parte gli ex lavoratori Alitalia, tutti gli altri interessati a questo progetto si offrano volontari ad adoperarsi inizialmente fino alla costituzione della nuova azienda, a lavorare su questo progetto a titolo gratuito con la clausola di essere poi tutti assorbiti nella nuova azienda e/o ricevere azioni, ma con sistemi più equi con la disposizione di essere anche riallocati ed eliminare qualsiasi bonus fino a vedere luce verde.

Credo bisognerebbe creare dei gruppi di lavoro per rami di attività, che mettono a punto proposte con dei capigruppo votati all’interno dei gruppi che si riuniscano tra di loro creando a loro volta il gruppo dei capigruppo dove si uniscono le proposte, si armonizzano e si votano, per poi arrivare a una sola proposta magari con delle possibili opzioni a cui si è aperti.

Offro la mia disponibilità di essere parte di questo progetto collaborando per la riedizione del network, la scelta di tipi di rotte, di aerei, destinazioni, accordi con altre compagnie aeree, con altri Stati con cui operare. Spero nell’unione e mentalità di gruppo, evitando comportamenti che danneggerebbero questa operazione. Auspico che dal meccanico al professore universitario ci sia un rapporto uguale per costruire, perché solo parlare e poi non fare e mostrarsi pronti solo a criticare non serve.

Ammetto che in questa vicenda Alitalia vi sono molte opinioni – più stataliste, privatiste o miste -, ma c’e’ bisogno di tutte le idee ed energie positive che mescolate potranno comporre la miglior proposta e spero che l’importante sia fare risorgere l’azienda. Tutti gli interessati si facciano avanti e ci si riunisca. A chi si è rassegnato a lottare solo per la cassa integrazione auguro buona fortuna. In ogni caso la cassa integrazione e altri diritti spettano e vanno perseguiti fino alla creazione della nuova Alitalia. Chi vuole aderire a questo appello, per favore si organizzi, può benissimo scrivermi, indicando come oggetto “Nuova Alitalia”. Diamoci una chance.

antilleanatlantic@outlook.com

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