Bebe Vio/ “Meningite? Medico disse di non vaccinarmi, a Tokyo svenivo sempre…”

- Davide Giancristofaro Alberti

La grandissima Bebe Vio protagonista di una splendida intervista con i microfoni del Corriere della Sera: dalle olimpiadi alla meningite passando per… i piedi

Vio Paralimpiadi
Beatrice "Bebe" Vio (Foto LaPresse)

E’ tornata da Tokyo con altre due medaglie al collo, fra cui l’oro nel fioretto individuale. Stiamo parlando ovviamente di Bebe Vio, eroina dei tempi moderni, icona di coraggio, grinta e forza, ma anche di sportività, agonismo e determinazione. «Cado e mi rialzo, cado e mi rialzo? Esatto. Se dovessi stare attenta a tutto quello a cui dovrei stare attenta non potrei fare niente – si racconta oggi la sportiva veneziana parlando con il Corriere della Sera – non potrei vivere davvero la mia vita. Quindi sì, mi riconosco nell’essere delicatissima in ogni cosa che faccio, anche se sono abbastanza “elefante” nel farla». Il collega del quotidiano di via Solferino chiede quindi se Bebe Via sia più delicata o dura? «Testarda, più che dura – lei replica – per questo resisto a tutto. Sono appena tornata da un giro bellissimo con un gruppo di amici alle Eolie. Che figata! Ero lì, abbiamo visto Vulcano, ho detto: cavoli, saliamo su! E il giorno dopo siamo saliti anche a Stromboli. Oddio, Stromboli! Ci siamo fatti dodici chilometri per andare su! Vuoi vedere i miei piedi? Distrutti. Te li mostro in una foto sul telefonino. Piedi tecnologici. Materiali speciali. Rovinati. Un disastro. Lo vedi il carbonio che ha bucato la plastica dura e esce fuori? È stata davvero dura, andar su fra le rocce. Ho preferito non mettere le scarpe e farmi la salita scalza. Ero consapevole che mi sarei ferita, sapevo che facendo quello sforzo sarei arrivata su con i monconi completamente rotti però salire era talmente bello!».

Prima di finire senza gambe e braccia a seguito di una meningite fulminante, un medico sconsigliò ai genitori di Bebe Vio di fare il vaccino contro la malattia: «Non posso dimenticare che disse a mia madre: “Signora, non vaccini assolutamente i suoi figli”. Che doveva fare mia mamma? Si è fidata. È andata così. Sono viva solo perché un infermiere, in ospedale, riconobbe il male che aveva colpito due anni prima un bambino di Mestre, Pedro. Sennò…». E oggi il tema dei vaccini è tornato di grande attualità: «Io mi affido alla scienza e se mi dicono che quel vaccino può aiutare mi faccio aiutare… Ma so che ci sono anche persone che non si fidano. Perfino una mia amica strettissima. Cosa faccio, rinuncio a vederla? Cerco di difendermi: ho dodici tamponi fissi in macchina e ogni volta che ne finisco uno ne compro subito un altro. Neanche il tempo di salutare qualcuno e gli infilo subito un tampone in bocca. Nonostante il vaccino. Se becchiamo il Covid sappiamo di poter fare del male ad altri. Non si scherza su queste cose».

BEBE VIO E LE OLIMPIADI DI TOKYO: “HO RISCHIATO DI NON FARCELA QUESTA VOLTA”

Si parla anche delle olimpiadi di Tokyo, evento durante il quale Bebe Vio ha dovuto affrontare una serie continua di difficoltà: «Questa volta pareva davvero impossibile. Mancavano pochi giorni, avevo perso dieci chili, il braccio con cui tiro era magro magro, svenivo e vomitavo. Così sono arrivata ai Giochi di Tokyo. Svenivo e vomitavo». E il tutto si ripeteva anche durante le gare: «Durante un match l’adrenalina è talmente alta che non senti dolori ma appena finivo il match mi prendevano per la collottola del giubbetto elettrico e mi portavano via perché svenivo. Non potevamo far vedere che stavo male in gara. È uno sport di combattimento, non puoi dire al tuo avversario che stai male. Vomitavo e svenivo».

E ad un certo punto il medico della Nazionale si è presentato da Bebe Vio: «E’ venuto più volte a dirmi “basta, per me è finita qua”. Il gomito non c’era più, era gonfissimo, rosso, non riusciva a star fermo, tremavo tutto il tempo, piangevo…». Ma lei non ha mai mollato, fingendo tra l’altro di fronte ai suoi genitori: «Andavano ogni due secondi dai miei allenatori a chiedere come stessi e loro dovevano fingere perché io non avrei mai interrotto la gara e se loro avessero saputo tutto mi avrebbero bloccata subito. Avevo bisogno di loro e dei miei fratelli. Sennò non ce l’avrei fatta. Così, appena mi riprendevo un po’ facevo una conferenza-stampa e dicevo: “Sto bene!”, “Sì mamma, alla grande!”. Poi mi giravo appena mi scendeva l’adrenalina. E quando scende l’adrenalina ti torna tutto il dolore…».

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