BIMBE TROVANO GENITORI IN OVERDOSE/ Il disastro di un abbraccio che non hanno avuto

- Silvio Cattarina

Una tragedia avvenuta in provincia di Varese ricorda quanto è importante combattere la droga per il bene delle giovani generazioni

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Ambulanza, immagine di repertorio (Pixabay)

Due bambine che vedono tutto. Due piccole figlie, di 12 e 6 anni, lunedì scorso in un paese della provincia di Varese, al loro risveglio hanno trovato i genitori agonizzanti. Entrambi sono poi morti. Il motivo della tragedia sembra essere stato un abuso di sostanze stupefacenti e di alcool.

Questa la descrizione nuda e cruda del drammaticissimo avvenimento. Ma non possiamo e non dobbiamo fermarci a questo. Quanto deve scuotersi, ribaltarsi, cambiare il nostro cuore se abbiamo bisogno di accadimenti, di richiami, di fatti così violenti? Quanto sommovimento, insurrezione occorre che accada nel profondo della nostra coscienza personale e collettiva? Quanto dobbiamo capire, cambiare convinzioni, ingaggiare una lotta finalmente?

Negli occhi, nel cuore, nella mente di quelle bambine: sgomento, abbandono, solitudine. Incomprensione sconfinata, smarrita impossibilità a capire, a dire, a spiegare.

Sì, la droga è così, è questo. È un nemico sordo e cieco, cattivo, nascosto, segreto, subdolo, accanito. Mortale, criminale. È un male non dovuto, che non si può credere, inspiegabile, non necessario, spesso imposto, importato, che ti colpisce alle spalle, a tradimento.

Si comincia piano piano, con poco, non fa male – dicono tanti – aiuta, è curativo, tranquillizza, dà forza. Smetto quando voglio, io non ci casco dentro come gli altri.

Ma a queste due carissime figlie come spiegheremo l’accaduto, con quali parole? Perché il papà e la mamma non ci sono più? Perché sono morti in quel modo così irricevibile? Non possiamo dire loro che contro la droga stiamo facendo poco o niente, che ormai ci siamo arresi, abbiamo alzato le mani, siamo conniventi e complici di una situazione di tolleranza, di acquiescenza e accondiscendenza. Di rassegnazione, di sconfitta. Non possiamo dire loro che ormai essa scorre a fiumi, incontrollatamente; che circolano sempre più sostanze sempre più forti, pervasive, ammorbanti, velenose.

Quando poi queste belle bambine fra qualche anno, raggiunta l’adolescenza e la giovinezza, vedranno schiere e schiere di loro coetanei piegati e piagati dall’uso e dall’abuso di sostanze stupefacenti, abbandonati a se stessi e su se stessi, riversi in un mare di perdutezza e sperdutezza; quando vedranno e capiranno che tante morti tra i giovani, che tanti incidenti, tanta violenza, ingiustizia ma anche feste, festini, compleanni… sono sempre vissuti, sostenuti, sorretti dall’uso della droga; quando capiranno che tutti questi ragazzi vagano per le città imprigionati dalle stesse catene che in ceppi tenevano i loro stessi cari genitori e che nessuno li aiuta, questi ragazzi, che nessuno li ha guardati e affrontati in passato, che nessuno ha detto loro che la droga è sempre male, è molto male, ancor meno queste figliole capiranno, si spiegheranno, accetteranno, perdoneranno la morte dei loro genitori, ancor meno troveranno pace.







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