CAOS FEDEZ/ Se la censura diventa una scusa (a sinistra) per fare un repulisti Rai

- Monica Mondo

È caos sulle esternazioni di Fedez contro la Lega. Ma succede tutto a sinistra: il problema non è più l’abuso della tv pubblica, è la censura sul rapper

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Federico Lucia in arte Fedez (LaPresse)

Massì, torniamoci su, giacché con la pandemia, la crisi del lavoro, 700 migranti al giorno che sbarcano in Sicilia non abbiamo altro di chi parlare, per stare solo a casa nostra. Torniamo a parlare di Fedez. Il problema,  abbiamo appurato oggi, è che la Rai ha cercato di censurarlo. Ecco qua. Noi credevamo ingenuamente che ci si indignasse, o almeno si provasse imbarazzo, per l’intervento fuori luogo al concerto del 1° maggio, sulla rete pubblica, su un disegno di legge alla discussione del Parlamento. Un disegno di legge divisivo, su cui è acceso il dibattito, che è stato ridotto e interpretato come vessillo di libertà, quando è a tutti gli effetti una proposta di legge censoria, che vieta, ad esempio, di poter parlare a scuola ai bimbi di maschi e femmine, e affermare lecitamente che si nasce da una mamma e un papà. La libertà e le giuste reprimende e condanne contro gli insulti sessisti non c’entrano nulla, ci sono leggi più che adeguate a sanzionarle.

No, nulla di tutto ciò. Si discute e ci si inalbera per il tentativo di fermare Fedez, peraltro non riuscito, peraltro – se tentato – maldestro. La discussione ora è tutta su: “non ti ho censurato”, “sì che l’hai fatto”, “ecco la registrazione della telefonata” (manco la Stasi), “la telefonata è stata tagliata”.

Ma l’incredibile è che, in mancanza evidentemente di temi forti, il segretario del Pd Enrico Letta si schieri dalla parte del rapper miliardario che sbertucciava i gay agli esordi, eleggendolo a martire della libertà negata. La forza delle idee della sinistra, signori miei, delegata a Federico Lucia.

E poteva il futuribile leader del M5s allo sbando non accodarsi scodinzolando per ottenere una briciola di visibilità? Non poteva, ed ecco che anche Conte s’indigna, chiedendo alla Rai di scusarsi. La Rai! Dovrebbe scusarsi, la Rai, con i milioni di italiani che pagano il canone e si beccano i pipponi degli opinionisti tuttologi che anziché cantare approfittano di un evento pubblico per farsi pubblicità. Dovrebbe chiedere conto ai sindacati per aver permesso di usare di un palco come quello del 1° maggio per fare propaganda partitica, ideologica. Dovrebbe spalancare le porte a Zalone e Pio e Amedeo, per compensare con un po’ di sano unpolitically correct la melassa fintamente buonista che ci opprime.

Vedrete che salteranno delle teste: non per aver tollerato che metà degli italiani che non ne condividono le ragioni si siano sorbiti la sparata livorosa di Fedez, ma perché gli si è prospettato che forse era un intervento inopportuno.

Facciamo così: cominciamo a togliere dalle scuole Boccaccio, Dante, e via andare, fino a D’Annunzio e oltre; cancelliamo la memoria dei registi gloriosi del cinema italiano, buttiamo giù le statue delle retrive glorie italiche. Impariamo dagli americani. Kamala Harris ha fatto chiudere gli studi classici di una celebre università perché Omero pare troppo maschilista. Non è forse l’eroina ideale dei progressisti di casa nostra?

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