CARS 2/ Due marce “inutili” per fuggire dall’ansia da sequel della Pixar

Dietro al sequel di Cars ci sono sicuramente ragioni commerciali, che non hanno impedito alla Pixar di apportare migliorie a Cars 2. MATTEO CONTIN mette a confronto i due film

27.07.2011 - Matteo Contin
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Una scena di Cars 2 (Foto Ansa)

Cars – Motori ruggenti è sempre stata la pecora nera della Pixar. A fianco di film come Up, Ratatouille, Wall-e e della trilogia di Toy story, il film con protagoniste le automobili non è mai riuscito a conquistare del tutto il cuore degli estimatori della casa di produzione di Emeryville. Che poi è vero, il film non era granché, ma vinceva almeno una grande sfida: rendere credibile una pellicola con dei veicoli parlanti.

All’uscita di Up, la Pixar era stata chiara: nei prossimi due anni vi beccate solo dei sequel. Certo, poi ci siamo trovati davanti al bellissimo Toy story 3 e ci siamo detti: se tutti i sequel fossero così, andate avanti per i prossimi dieci anni! Insomma, qualche speranza l’avevamo nei confronti di questo Cars 2, nonostante le insistenze nemmeno troppo velate della Disney di mettere in cantiere questo sequel solo per esigenze commerciali, visto che è il brand di maggiore successo della Pixar (grazie alle cifre astronomiche incassate dal merchandising).

Insomma, avevamo fiducia nel fatto che avrebbero tentato di alzare il tiro rispetto al primo episodio, penalizzato da una storia funzionale, ma un po’ troppo semplice. Come ben sottolineava Ilenia Provenzi nella sua recensione, nonostante il film risulti essere divertente, tecnicamente perfetto e ricco di sequenze d’azione, qualcosa sembra incepparsi, e quel qualcosa sono le emozioni.

Nonostante questo, Cars 2 rappresenta comunque un passo avanti rispetto al suo predecessore, a conferma del fatto che, anche se la Pixar si adagia sulla bambagia del sequel, cerca sempre nuove strade volte al miglioramento. E quindi Cars 2, pur senza darlo a vedere, subisce almeno due grandi cambiamenti rispetto al primo capitolo della serie, cambiamenti che giovano notevolmente al film, il quale ne guadagna in ritmo ed empatia con i protagonisti.

E il primo cambiamento travolge proprio il protagonista: se la star di Cars era il supervelocissimo Saetta McQuinn, nel secondo episodio della serie il protagonista diventa a sorpresa Cricchetto, lo sfigatissimo aiutante e amico dell’auto da corsa color del fuoco. Questo cambio di guardia è meno banale di quello che potrebbe sembrare, visto che i bambini apprezzano un personaggio positivo ed eroico come Saetta McQuinn (non è un caso che il merchandising del film investa principalmente la sua figura).

Il discorso però è un altro: le possibilità narrative del personaggio si erano esaurite già col film precedente ed era quindi poco probabile puntare nuovamente su di lui. E poi, diciamocela tutta, Saetta McQuinn era pure un poco antipatico, non come il suo simpatico amico Cricchetto, tenero nella sua imbranataggine, ma saggio nella sua semplice idea della vita. E la cosa funziona: Cricchetto, a differenza di McQuinn, riesce a coinvolgere  emotivamente lo spettatore (sempre nei limiti del film) e al contempo diverte e fa sorridere grazie a gag ben congegnate.

Il secondo cambiamento sta nel modo con cui il regista John Lasseter e lo sceneggiatore Ben Quinn decidono di raccontare la storia. Un cambiamento questo, che ricorda quello attuato in Toy story 3, dove i protagonisti si ritrovavano rinchiusi in un asilo e il film si trasformava inaspettatamente in un escape-movie che non aveva nulla da invidiare a Fuga da Alcatraz. Sempre divertendosi a utilizzare generi adulti all’interno di un lungometraggio animato, quelli della Pixar trasformano Cars 2 in un film di spionaggio degno del miglior James Bond (gadget inclusi).

Ed ecco che Cars 2 si trasforma in un concentrato di adrenalina tra indagini, nemici insospettabili, inseguimento rocamboleschi in tutto il mondo e un mistero da risolvere. Il tutto per parlare di nuovo dell’amicizia che lega Cricchetto e Saetta McQuinn anche se, ci costa ammetterlo, la semplicità emotiva ricorda sin troppo quella faciloneria di cui è accusato il primo capitolo.

Nonostante il progetto volutamente poco ambizioso, Cars 2 conferma nuovamente le grandi doti tecniche della Pixar, la loro capacità di dirigere film d’animazione capaci di competere con il cinema reale e il loro coraggio di apportare cambiamenti anche su strutture consolidate.



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