Non è mai troppo tardi, fiction. Riassunto e video ultima puntata 25 febbraio

- La Redazione

Il video e il riassunto della seconda e ultima puntata della fiction Non è mai troppo tardi, dedicata al Maestro Alberto Manzi, andata in onda il 25 febbraio su Rai 1

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Non è mai troppo tardi

La seconda e ultima parte della fiction Non è mai troppo tardi, dedicata al Maestro Alberto Manzi, interpretato da Claudio Santamaria, è andata in onda ieri sera su Rai 1. Oltre al riassunto che potete leggere qui, è possibile rivedere l’intera puntata cliccando qui

Il Maestro Alberto Manzi è tornato in televisione con il volto di Claudio Santamaria, grazie alla fiction Non è mai troppo tardi. Oggi va in onda la seconda e ultima parte, di cui trovate più in basso le anticipazioni. Intanto c’è soddisfazione per gli ascolti tv della prima, seguita ieri da 5,9 milioni di italiani, con uno share superiore al 21%.

Questa sera, martedì 25 febbraio, va in onda la seconda e ultima puntata della fiction “Non è mai troppo tardi”, dedicata alla storia del maestro Alberto Manzi, che negli anni Sessanta insegnò a leggere e a scrivere a milioni di italiani. Ma vediamo le anticipazioni di questa sera. Siamo nel 1960 e Manzi (Claudio Santamaria) non è riuscito a restare in Università, dove la ricerca in pedagogia resta lontana dall’insegnamento vero e proprio in classe. Da qualche anno lavora in una normale scuola elementare, dove si scontra con una scuola preoccupata più di giudicare e di compilare registri che di insegnare a pensare. Come già aveva fatto al Gabelli, Alberto Manzi è pronto a “disobbedire” pur di poter creare un legame con i suoi alunni: fa lezione in terrazza, si rifiuta di adottare libri di testo e di dare i voti. “Fa quel che può, quel che non può non fa”, è il giudizio ricorrente che dà ai suoi alunni. La direttrice avvisa il provveditorato e, per liberarsi di lui, invita Manzi a partecipare a un provino per la Rai. La televisione sta cercando un maestro per una trasmissione che aiuti a sconfiggere l’analfabetismo. Dopo qualche perplessità, Manzi accetta e così nasce “Non è mai troppo tardi”, la trasmissione rivoluzionaria che ha fatto uscire dall’analfabetismo un milione e mezzo di italiani. Mentre diventa il maestro di un’intera nazione, Manzi deve affrontare il consiglio disciplinare che potrebbe allontanarlo dall’insegnamento per sempre.

Questa sera sua Rai Uno andrà in onda la seconda e ultima parte della fiction Non è mai troppo tardi, di cui trovate le anticipazioni più in basso. Ieri abbiamo visto il Maestro Manzi impegnato nel carcere minorile, mentre oggi approderà in Rai, dove ha dato vita al programma che ha reso un grosso servizio pubblico agli italiani. Cliccando qui è possibile rivedere quanto accaduto ieri nella prima parte della fiction.

Lunedì 24 febbraio 2014 è andata in onda la prima puntata della miniserie “Non è mai troppo tardi”, dedicata ad Alberto Manzi. Il 15 novembre 1960, negli studi della Rai sta per prendere il via la prima trasmissione di un programma patrocinato dal Ministero della Pubblica Istruzione dal titolo “Non è mai troppo tardi”. L’Italia conta ancora almeno due milioni di analfabeti che non hanno mai imparato né a leggere né a scrivere e il Ministero vuole approfittare della diffusione del mezzo televisivo per impartire delle lezioni elementari. A condurre il programma sarà Alberto Manzi che, successivamente, sarà amabilmente chiamato “maestro”. È lui, pochi attimi prima di andare in onda, a lanciare lo sguardo da una finestra per vedere dei bambini giocare a pallone in strada e quella immagine lo riporta indietro nel tempo… Siamo a Roma e la guerra è terminata da poco. La miseria del dopoguerra si fa sentire mentre nella città ancora stazionano truppe di soldati americani. Alberto Manzi (Claudio Santamaria) è un giovane diplomato che ha fatto il concorso per insegnare e si sta recando al Provveditorato agli Studi per conoscere l’esito del concorso e la destinazione di dove insegnerà. Accompagnato da un suo amico anch’esso insegnante, scopre con non poco stupore che pur essendo uno tra i migliori come punteggio d’esame, è finito fuori graduatoria. Vedendosi sorpassato da persone il cui unico merito è quello di aver goduto di raccomandazioni, fa esplodere la sua rabbia direttamente davanti al Provveditore che, però, non può cambiare il corso delle cose. Un funzionario che ha assistito alla scenata gli propone allora di assumere il ruolo di maestro presso il carcere minorile Gabelli, dove nessuno vuole andare e chi ci va, resiste poco. Alberto Manzi, che nel contempo continua a sostenere con brillanti risultati i suoi esami universitari, accetta con entusiasmo convinto com’è della bellezza del suo lavoro di insegnante. A livello personale Alberto è alla ricerca della sua fidanzata Ida (Nicole Grimaudo), che la guerra ha allontanato da lui e alla quale ha sempre scritto ma mandando ogni lettera al vecchio indirizzo. Ma cercandola presso la parrocchia che lei frequentava non solo ha conferma che nessuno ne sappia più nulla ma anche si vede recapitare tutta la corrispondenza che Ida non ha mai avuto modo di ritirare alla vecchia abitazione.

Inizia un nuovo percorso per Alberto che si trova ad affrontare nel primo giorno di scuola al Gabelli. Il direttore del carcere minorile (Giorgio Colangeli) lo mette al corrente dei regolamenti che proibiscono l’uso di lavagne, matite, quaderni e libri. Secondo lo sfiduciato direttore, tutti quei ragazzi sono oramai segnati da un destino che li vedrà continuare nella strada del crimine e quindi, inutile per Manzi prendersi tanta pena per loro. Ma Manzi non è dello stesso avviso, seguendo l’inclinazione con la quale giustifica il comportamento di ragazzi che hanno sbagliato strada non per scelta ma per necessità, è fiducioso nel considerare riparabile il loro percorso e la cultura è un mezzo per offrire delle nuove opportunità. I primi giorni di scuola sono duri per il nuovo maestro che, però, dimostra ai ragazzi rinchiusi che è diverso dai maestri che lo hanno preceduto. Casualmente al Provveditorato, Alberto trova una precisa indicazione per trovare la sua Ida dopo aver visto che lei è maestra in una scuola elementare dove si precipita per rivederla. L’incontro tra i due non è quello che lui pensava: Ida è scostante e fredda e si lamenta per il fatto che lui sia scomparso per due anni. A nulla vale la giustificazione che c’era la guerra. Ida appare irremovibile ma Alberto la segue fin sotto dove abita, dormendo sopra a una panchina.Le giornate al Gabelli seguono uguali, con i ragazzi che diffidano del loro nuovo insegnante che, senza nessuno strumento, deve penare non poco a conquistare il loro interesse. Ma un fatto nuovo fa si che si conquisti la loro fiducia. Un ragazzo soprannominato “Ricotta” aggredisce una guardia e il direttore decide il suo trasferimento presso un severo correzionale. Manzi, venendolo a sapere, intercede a favore del ragazzo e riesce a far tornare sui suoi passi il direttore che lascia correre per questa che sarà l’ultima volta. “Ricotta” è grato a Manzi che ora, può incominciare a intessere con tutti i ragazzi, un rapporto che sarà sempre basato sulla lealtà e sulla fiducia dei loro mezzi.Ida e Alberto si ritrovano: l’irritazione di lei era dovuta alla paura di perderlo un’altra volta ma vedendo in lui un amore sincero, è pronta a tornarci insieme tanto più che (ed Alberto lo ignora) lei è madre di una piccola bambina figlia proprio del loro amore. Manzi inizia a portare, facendoli entrare clandestinamente, fogli e matite sui quali i piccoli detenuti possono scrivere quanto stanno apprendendo fino a giungere a comporre compiutamente i loro pensieri che il maestro – che nel frattempo è convolato a nozze con la sua Ida – raccoglie tutti insieme. L’idea è quella di fare una specie di giornalino che raccolga i racconti dei ragazzi nei quali sono scritte le loro pene, le loro esistenze brutalizzate da una esistenza non scelta ma subita. Manzi viene scoperto mentre cerca come sempre di far transitare matite e fogli e per questo viene convocato dal direttore che, stanco delle sue teorie, gli dice apertamente che sarà mandato via dal Gabelli. Manzi critica ancora una volta il regolamento assurdo che vige e invita il direttore a leggere i componimenti dei ragazzi. Dopo aver fatto scrivere la lettera al Provveditorato ma ancora non siglata, il direttore preso dalla curiosità inizia a leggere la raccolta dei racconti e ne resta colpito. Non solo non partirà mai la lettera contro Manzi ma inizierà un’opera di sensibilizzazione da parte del direttore stesso che provvederà ad accettare aperture e tolleranze mai viste prima di allora. Saranno concesse penne e carta per scrivere e si stamperà il giornalino e, dopo aver ricevuto il plauso da parte del Ministero che riterrà l’idea espandibile anche in altri istituti minorili, sarà addirittura concessa una giornata di libera uscita a tutti i ragazzi, sotto la responsabilità di Manzi. Il maestro, rischia moltissimo. Ma la gita fuori Roma, non crea alcun problema: nessuno scapperà e Manzi potrà tirare un bel sospiro di sollievo.

Alberto Manzi si laurea con 110 e lode davanti al suo professore Volpicelli (Marco Messeri) in pedagogia e riceve allo stesso momento una allettante proposta di lavoro: impartire il suo metodo ad altri maestri che possano utilizzare un nuovo concetto pedagogico. Sul momento Manzi non vuole tradire i suoi ragazzi e prende tempo per pensarci ma Ida, dalla quale ha avuto un secondo bambino, lo fa riflettere: i ragazzi, chi prima e chi dopo, usciranno dal Gabelli e questo significa che comunque vada Alberto li perderà; invece, insegnando ad altri maestri, il suo metodo potrà espandersi in altri istituti e scuole. Alberto decide che questa sia la soluzione più logica e a malincuore lascia la scuola del carcere. L’anno è terminato ma non ce ne sarà un secondo per lui e avvisa i ragazzi che, più per dispiacere di perdere un amico e un leale sostegno che non per tradimento, non accettano di buon grado quello che intendono come un abbandono. Il giorno dell’addio, Manzi si congeda da un commosso direttore e prima di lasciare il Gabelli entra nello spazio dei ragazzi. Questi lo saluteranno a modo loro, cadenzando il passo in segno di omaggio prima di applaudire e di stringersi attorno a lui per abbracciarlo.

La fiction sulla storia di Alberto Manzi torna domani su Rai 1 con la seconda e ultima parte. Vediamo cosa dicono in merito le anticipazioni. Manzi non lavora più nel carcere minorile, ma in una scuola elementare: non è contento di come si insegna e, come già gli è capitato di fare, decide di mettere in atto un metodo tutto suo, facendo lezione in terrazza e non dando voti. Per liberarsi di lui, la direttrice lo invita a fare un provino in Rai.

Claudio Santamaria è il protagonista di Non è mai troppo tardi, la fiction in onda da questa sera su Rai 1 e dedicata ad Alberto Manzi. L’attore romano è salito pochi giorni fa sul palco di Sanremo, proprio per parlare del maestro che ha fatto la storia della tv ed è anche al cinema nel film Lego, dove doppia il personaggio di Batman. Tra l’altro ha prestato la sua voce anche al Cavaliere Oscuro interpretato da Chrstian Bale.

Questa sera su Rai 1 va in onda la prima puntata della fiction con Claudio Santamaria, Non è mai troppo tardi, dedicata ad Alberto Manzi. In questa intervista è lo stesso attore che parla del suo personaggio con fierezza dicendo: “È un personaggio che mi ha commosso appena ho letto la sceneggiatura. Con il suo modo di fare ha cercato per tutta la vita di risvegliare qualcosa nelle persone, per aprire le loro menti, e lottato per dare dignità a chi non poteva studiare”. Claudio si è molto documentato per mettere in piedi il suo personaggio nel miglior modo possibile: “Lui aveva capito che la guerra nasceva dall’ignoranza e, attraverso la scuola, ha cercato di creare una società migliore. Nelle sue classi c’era posto per tutti”. Per l’attore è stato un vero e proprio modello, un vero maestro, un super eroe”. Lo amerà anche il pubblico?

Claudio Santamaria questa sera vestirà i panni di Alberto Manzi nella fiction Rai Non è mai troppo tardi. È morto all’età di 73 anni, il Maestro. Il maestro con la M maiuscola, il maestro che in una tv nata per unire l’Italia anche linguisticamente parlando, ha fatto da ancora per la popolazione per la maggior parte analfabeta. La Rai ha dedicato proprio a lui la fiction che prende il nome dal programma che il maestro ha condotto dal 59 al 68 in tv. Proprio grazie a un vecchio video, conosciamo il suo arrivo in tv direttamente dalla bocca di Alberto Manzi. Il Maestro racconta: «Quando fui chiamato dalla Rai per fare Non è mai troppo tardi è stata una sorpresa. Non ho mai avuto voglia di andare in tv, fu il mio direttore didattico che mi mandò a fare il provino perchè il 15 Novembre doveva partire la trasmissione e non avevano ancora trovato un maestro». E ancora: «Al provino ci hanno dato una lezione sulla lettera o e io ho chiesto “devo recitare o fare a modo mio?”». Quando gli hanno risposto che poteva fare a modo suo, lui stesso confida di aver risposto «Chi ha scritto questa lezione non ha capito molto». Lui chiede quindi dei fogli di carta perchè ha capito che per mantenere sveglio il pubblico ci vuole qualcosa in movimento, e gi viene quindi l’idea di disegnare.

Oggi vedremo Claudio Santamaria nei panni del maestro Alberto Manzi nella fiction di Rai Uno Non è mai troppo tardi. Più in basso trovate le anticipazioni, mentre cliccando qui potrete vedere il promo della fiction, che mostra Manzi svolgere il suo lavoro nel carcere minorile di Roma, andando anche contro le regole pur di mettere i ragazzi in condizioni di scrivere e imparare. Intravvediamo anche il suo provino per la Rai, che ha dato poi vita alla storica trasmissione Non è mai troppo tardi, un raro e concreto esempio di servizio pubblico televisivo.

Questa sera, lunedì 24 febbraio, e martedì 25 febbraio 2014 su Rai Uno andrà in onda la fiction “Non è mai troppo tardi” dedicata ad Albeto Manzi, interpretato da Claudio Santamaria, il maestro più amato e popolare d’Italia. Negli anni Sessanta Manzi, grazie alle sue rivoluzionarie lezioni trasmesse in tv dalla Rai per otto anni, insegnò a leggere e a scrivere a un milione e mezzo di persone, portando un’enorme fetta del Paese alla licenza elementare. “Non è mai troppo tardi”, una produzione Rai Fiction, realizzata da BiBi Film Tv, è un film di Giacomo Campiotti, prodotto da Angelo Barbagallo. Nicole Grimaudo veste i panni di Ida, la moglie del maestro Manzi, Andrea Tidona è il dirigente Rai che seguirà l’avventura televisiva di “Non è mai troppo tardi”. La fiction si avvale della partecipazione straordinaria di Giorgio Colangeli e vede nel cast anchei Edoardo Pesce e Marco Messeri. “Raccontare la storia del maestro Manzi è importante non solo per ricordare un grande uomo, ma anche per porre al centro dell’attenzione, in questo momento drammatico, l’importanza della scuola e dell’educazione dei ragazzi come base necessaria per la sopravvivenza di una civile convivenza sociale. Alberto Manzi è un maestro che ai ragazzi non insegna nozioni. Insegna a “pensare”. Lavora con loro per formare uomini liberi, capaci di scelte libere“, ha detto il regista Giacomo Campiotti.

Ma vediamo le anticipazioni della prima puntata. Nel 1946 Alberto Manzi è appena tornato dalla guerra e cerca un lavoro come maestro. Non avendo alcuna raccomandazione, gli viene dato il posto di maestro al carcere minorile di Roma, Aristide Gabelli. Manzi si trova davanti novanta ragazzi che hanno già fatto scappare altri quattro insegnanti. Manzi chiede di fare lezione senza le guardie e sfida le regole del carcere che gli vietano di portare ai suoi alunni penne e libri. Quando viene scoperto dal direttore rischia di perdere il posto, ma ha ormai conquistato la fiducia dei ragazzi che incominciano a seguire le sue lezioni. Insieme al loro maestro danno vita alla “Tradotta”, il primo giornalino che sia mai stato stampato in un carcere minorile italiano. Anche il direttore alla fine si lascia trascinare dall’entusiasmo di quel giovane maestro e dai suoi metodi così poco ortodossi. Alla fine dell’anno, Manzi riceve dal professor Volpicelli della facoltà di pedagogia un incarico che non può rifiutare…



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