DAPPRINCIPIO/ Il nuovo modo di raccontare vita, scienza e salute in tv

- int. Carlo Bellieni

Domani su Tv2000, alle 11:30, prende il via un nuovo programma, dedicato ai temi della scienza e della vita, dal titolo “Dappprincipio”. Ce ne parla CARLO BELLIENI

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Immagini di repertorio (LaPresse)

La vita ha un nuovo spazio in tv. Intendiamoci, stiamo parlando della biologia umana, con temi che rimandano alla bioetica. Temi che spesso creano divisione nell’opinione pubblica, anche se dovrebbero essere le motivazioni scientifiche a suggerire una posizione culturale, non il contrario. È anche da questa convinzione che è nato “Dapprincipio”, il programma di Carlo Bellieni, presentato da Enrico Selleri e a cura di Monica Mondo, che andrà in onda ogni sabato, a partire da domani, alle 11:30 su Tv2000. Il nome rimanda al principio della vita, anche se è lo stesso Professor Bellieni a spiegarci che il programma non è «sul “principio”, ma su “i princìpi” della vita, cioè le basi scientifiche di ciò di cui si parla oggi: perché non sentire finalmente i dati veri e le basi dei temi che poi diventeranno leggi?».

I temi della vita sono divisivi. Tutti, a parole sono a favore, lo sono meno quando la vita altrui ostacola libertà, desideri, aspettative. Qual è l’approccio giusto per affrontare questi problemi?

Il realismo. Purtroppo oggi si parla solo per slogan. E si fanno grandi danni, spesso mortali. 

Dunque l’inizio è un mistero, perché? Si possono pensare la vita e l’inizio senza “mistero”?

No! Perché mistero è qualcosa che si sperimenta ma ci sorpassa. E c’è chi non ama sentirsi sorpassato. Per questo riduce tutto ai minimi termini che gli possano entrare nei propri pregiudizi. Ma questo non è da scienziati. Come scriveva Trilussa in una sua poesia, un crocefisso che “move l’occhi” è un mistero, ma altrettanto misterioso è l’ulivo da cui quella statua era fatta e che ogni anno portava grappoli di bionde o nere olive. 

Il programma fa dialogare moltissime discipline scientifiche. Qual è oggi il fondamento e lo scopo di questo “dialogo”?

La scienza stessa è dialogo. Uno scienziato che non dialoga non scopre niente; al massimo scopre quello che già immaginava, dunque niente di realmente nuovo. Le vere scoperte sono quelle inaspettate che solo pochi tra molti sanno vedere. Mostrare che la scienza è dialogo è dare un quadro forse nuovo ma reale del vero progresso. Il resto sono chiacchiere. 

Scienza e libertà. Dialogo, scontro, coabitazione forzata?O cos’altro?

La scienza se non è libera al massimo scopre quello che fa comodo al mercato…. sotto casa. Chi ha paura della scienza non è né un bravo laico, né un bravo religioso: teme la realtà che potrebbe smentirlo. Certo che la scienza deve rispettare il codice penale, almeno. E dei principi sociali e umani, l’ecologia della natura e dell’uomo.

Esiste una “legge di natura”? Come va pensata oggi? La scienza non progredisce sempre, svelando continuamente nuovi orizzonti e abbattendo la sfera del possibile?

Più che di “legge di natura” dovremmo imparare a parlare di “Costituzione di natura”: la natura è basata su una legge fondamentale toccando la quale si fanno danni, come la Costituzione Americana. Poi ci sono le varie leggi che possono cambiare, ma non possono andare contro la Costituzione. Ecco perché è vero sia che la legge (la Costituzione) è immutabile, sia che le leggi correnti (cioè come trattare le cose) cambino.

Che cos’è la salute?

È la soddisfazione del proprio stato, ma con una condizione: di non deciderlo in solitudine. Perché potrebbe essere rassegnazione oppure sottovalutazione dei dati di fatto. O pura fantasia irrazionale. Non si pensi dunque che un disabile sia escluso a priori dal diritto alla salute! Così come non si pensi che chi cammina e ragiona si senta sano e sereno.

 

Che cosa dobbiamo chiedere alla scienza e alla medicina?

Che si raccontino e si lascino raccontare. Questo è lo spirito del nostro programma. Raccontare la scienza perché di solito ne abbiamo solo una brutta caricatura, raccontata da tifoserie quando parliamo di bioetica, oppure sublimata a cosa irraggiungibile e incomprensibile, quando la racconta chi ci specula sopra per denaro.

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