Un’ottima annata – A Good Year/ Il film su quel “bisogno” che può cambiare l’uomo

- Gianni Foresti

Tra Ridley Scott e Russel Crowe esiste un sodalizio capace di regalare bellissimi film al pubblico. GIANNI FORESTI ci parla di uno di questi, non molto esaltato però dalla critica

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Una scena del film

Tra Ridley Scott e Russel Crowe c’è un sodalizio professionale, ma anche un’amicizia che va oltre il grande schermo. Scott è per me uno dei più geniali registi viventi che ha spaziato in tutti i generi cinematografici, portando Crowe all’ Oscar nel 2001 con Il gladiatore. Hanno poi girato insieme altri quattro film. La sintonia tra i due non è paglia. Ora parliamo di Un’ottima annata – A Good Year, un film del 2006 non molto esaltato dalla critica e dal botteghino, classificato come commedia leggera.

Crowe è un broker della finanza nella city londinese. È uno squalo che vuol apparire simpatico, ma che non ha nessuno scrupolo. La sua massima è: Vincere non è tutto, è l’unica cosa. E qui è ritratto in un contesto urbano dai colori cupi, grigio/blu, asfissiante e piovoso come Londra. Tutto cambia con il paesaggio della Provenza, sole, verde, natura e luce. Il nostro ci capita perché è morto lo zio che per anni lo ha ospitato da piccolo in mancanza dei genitori e ha ereditato il suo casale con le vigne.

In questo luogo partono i flashback del rapporto con lo zio, fatto di perle di saggezza miste a degustazioni di vino. Al cinico Crowe, che ha già deciso di vendere la tenuta, capita un incontro con la bella Marion Cotillard (premio Oscar per il film successivo, La vie en rose). Colpo di fulmine? Forse, ma lei dice al gladiatore della City che è fuori luogo nella vita della campagna provenzale, e lo lascia.

Crowe ritorna a Londra, ci ripensa e  sceglie la Provenza, la sua bella e il vino. Il suo avvocato londinese, nonché amico, cerca di scoraggiarlo, ma Crowe sente di aver trovato la felicità che cercava.

Ho sintetizzato la trama, ma Crowe incontra altre persone che con la loro semplicità e il loro desiderio lo fanno riflettere: la figlia illegittima dello zio che vuole conoscere le sue radici, il tenutario della vigna che parla alle viti mentre lavora, e sua moglie. Non sono protagonisti, ma hanno uno spessore umano che gli pongono una domanda sull’esistenza.

Una fiaba, ma la realtà è diversa, direte voi. Vero, ma comunque il film mi ha innescato delle considerazioni. Abbiamo bisogno di essere amati e di amare, vale per tutti, anche il più bandito e disperato arriva a desiderarlo. Poi spesso reprimiamo questo bisogno e continuiamo con il nostro tran-tran, seppellendo le domande. Solo l’amore può cambiare un uomo, può toglierlo dal suo cinismo e dal suo buio. E l’amore è un incontro, una persona, qualcosa che tocchi e ti fa sobbalzare il cuore e lo stato d’animo.

Dulcis in fundo, Crowe ha un flashback di un bacio datogli da una ragazzina in un soggiorno nella casa dello zio. Era la Cotillard. Come dire che il tuo Destino non ti abbandona mai.

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