CRISI TURISMO/ Melpignano (SD Hotels): basta manovrine, tagliamo il costo del lavoro

- int. Aldo Melpignano

Serve un po’ di strategia, un piano di rilancio a medio e lungo termine per un settore importante che forse si è dato per scontato negli ultimi anni

spiaggia mare vacanze pixabay
Bonus vacanze, come riceverlo?

“È un momento difficile, ovviamente, non dico niente di nuovo. Stiamo soffrendo: quest’anno faremo un terzo del fatturato dell’anno scorso. Ma dobbiamo stringere i denti e andare avanti”. Aldo Melpignano è managing director del Gruppo San Domenico Hotels Collection (SD Hotels), impresa familiare composta da Masseria San Domenico, San Domenico Golf, San Domenico House di Londra, Masseria Cimino, Borgo Egnazia, e Lively, enoteca e bistrot che si trova a Covent Garden, Londra. Una laurea in Economia, a Londra, un impiego in banca d’affari, un master negli Stati Uniti, un’esperienza al Morgans, il gruppo alberghiero di Ian Schrager, uno dei maggiori innovatori dell’hotellerie contemporanea: una formazione solida e variegata, che ha consentito a Melpignano, al suo rientro in Italia, nel 2007, di prendere in mano l’azienda di famiglia, e in particolare l’appena ultimato Borgo Egnazia, e farlo diventare in breve “l’albergo più bello del mondo”, almeno stando alle parole di certi suoi ospiti non proprio sconosciuti, quali ad esempio Justine Timberlake, che l’ha scelto per il suo matrimonio con Jessica Biel, o Madonna, che qui ha festeggiato il compleanno.

Una bella fama, no?

Davvero. Borgo Egnazia nel 2016 è stato eletto “albergo dell’anno” dalla giuria di esperti di Virtuoso Hotel & Resorts, network che raggruppa 1200 strutture ricettive di lusso in tutto il mondo. E dire che la struttura è stata costruita dal nulla a Savelletri di Fasano, in provincia di Brindisi.

Non è comunque un albergo qualsiasi…

Richiama le strutture di un paesino pugliese, tra ulivi secolari e il mare, con pietra chiara, gli interni affidati a uno scenografo, e gli esterni a fiori, piante, aromi, frutti di Puglia. Una concezione nuova di ospitalità, un’avventura di famiglia iniziata solo nel 1996 con la Masseria San Domenico. Da lì siamo cresciuti, sempre credendo nel nostro lavoro e reinvestendo tutto nelle strutture: nel 2010 avevamo 40 camere, oggi ne contiamo 250.

Ed è cresciuto anche l’appeal della regione.

Credo che anche la mia famiglia abbia effettivamente contribuito alla moda delle vacanze in Puglia. Certo, noi ci posizioniamo sulla gamma alta di prodotto, in altre località si è badato più ai numeri, alle presenze, causando a volte qualche problema, e spingendo alcuni operatori ad adagiarsi su pericolose rendite di posizione, abbastanza volatili. Al contrario, non bisogna fermarsi mai, e lavorare soprattutto sul prodotto e sul prodotto-destinazione.

Ancora gap da colmare?

Noi siamo fortunati, siamo baricentrici rispetto agli aeroporti di Bari e Brindisi. Certo, per il resto… Adesso ho sentito si ritorna a parlare di alta velocità, di dorsale adriatica: bello, ma anche se ci si decidesse passerebbero chissà quanti anni, e nel frattempo…

Nel frattempo?

Ci si ritroverà meno di quanti eravamo, di sicuro. Temo che tanti non ce la faranno, soprattutto gli operatori meno strutturati, i più piccoli. Il fatto è che oggi si parla di turismo e della sua importanza nella costruzione del valore del Paese, con quel 13% di Pil prodotto. Ma fino a ieri il turismo lo si è sempre dato per scontato, quasi non sia un’industria, ma un bene autorigenerantesi e autosufficiente. E dire che l’Italia è il primo Paese ricercato e sognato al mondo, ma è solo la quinta destinazione effettiva. Come mai?

Lei certamente si sa dare una risposta.

Dobbiamo badare di più alla nostra immagine. Ma oggi dobbiamo anche rifarci la reputazione, visto che dopo la Cina siamo stati il Paese più esposto ai contagi. Serve davvero un po’ di strategia, un piano di rilancio a medio e lungo termine per tutto il comparto, da concertare con le associazioni di categoria e possibilmente anche con un ministero dedicato. Invece, anche in questa drammatica situazione che s’è creata in appena tre mesi, ma che inciderà ancora per anni, si è deciso di provvedere con manovrine a pioggia, che trascurano aspetti fondamentali, come il fatto che s’è pensato ai piccoli imprenditori e non a quelli più strutturati, che però garantiscono un bel po’ di posti lavoro in più. Personale, tra l’altro, al quale le stesse imprese hanno anticipato la cassa integrazione, in attesa dei tempi della burocrazia. Altro esempio? Il famoso bonus vacanze, che è complicatissimo, ancora in attesa dei decreti attuativi, e che non aiuta per niente gli albergatori, ma si limita a dare una mano ai vacanzieri. E trascurando totalmente le strutture ricettive di città: quanti saranno in agosto i vacanzieri a Torino o Bologna? Come Confindustria abbiamo chiesto più aiuti per le aziende e le detrazioni fiscali sul costo del lavoro che permetterebbero di assumere gli stagionali e togliere personale dalla cig, riassorbendoli nel ciclo lavorativo: un guadagno per tutti, imprese, dipendenti e Stato, che risparmierebbe la cig.

Per quanto vi riguarda, avete nulla da rimproverarvi?

Ma sì, certo. L’ospitalità italiana deve organizzare il lavoro in maniera più strutturata, deve sapere guardare il futuro e adeguare l’offerta. Deve innovare e formare gli operatori. Qui ad esempio abbiamo siglato un protocollo con l’Università di Bari per istituire nuovi corsi dedicati al turismo nelle strutture del Ciasu, il centro internazionale alti studi universitari, abbandonate da dieci anni. Un’iniziativa simile alla Scuola di ospitalità che sta per nascere al Lido di Venezia, tra Cdp, ThResorts e Ca’ Foscari.

Lei è anche vicepresidente della Fondazione Altagamma, con delega all’ospitalità.

Altagamma raggruppa 120 aziende italiane, il meglio dell’industria creativa, tra moda, auto, vini e via dicendo. Un recente studio della fondazione ha rivelato che il 60% dei beni di consumo alla persona del segmento lusso vengono venduti a stranieri. E gli stranieri, ovviamente, sono in Italia pilotati a traino dal turismo. Se c’era ancora bisogno di un’altra conferma del valore del settore e dell’estensione della sua filiera…

Oggi le vostre strutture sono tutte chiuse?

Avevamo tutto chiuso, per mancanza di richiesta. Adesso il Borgo è riaperto, già dal 23 maggio, e la Masseria dal 4 giugno. Clienti ancora pochi, ma in crescita. Ma dovevamo riaprire, per noi e per il territorio: abbiamo la presunzione, e la responsabilità, di essere un volano per le tante attività e i servizi locali.

Si dice che la fascia alta sia quella che soffre meno. Vero?

Mah, è vero: si dice. Poi però bisogna verificare. Sicuramente è quella che riparte prima, ma i risultati si vedranno solo a consuntivo. Noi ci impegneremo come sempre, anzi di più, puntando su sicurezza, comfort, esperienze. Da sempre cerchiamo di valorizzare le nostre tradizioni, proponendo esperienze locali, dallo sport al cibo, visite ai trulli e ai protagonisti dell’artigianato.  Abbiamo affidato tutte queste attività ad una società dedicata e stiamo anche lavorando con le istituzioni ad un progetto di conservazione delle tradizioni locali. Questa è l’ospitalità in cui noi crediamo.

(Alberto Beggiolini)

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