Cristina D’Avena “Per alcuni ero una cantante di serie B”/ “Il mio grande dolore è..”

- Dario D'Angelo

Cristina D’Avena, lunga intervista a Stories Live su Sky Tg24: la regina delle sigle dei cartoni animati più amati si racconta. “Io tradita da un’amica…”.

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Cristina D'Avena

Cristina D’Avena si racconta a “Stories Live“. La nuova puntata del ciclo di interviste dedicate ai grandi protagonisti dello spettacolo di Sky Tg24 condotta dal vicedirettore della testata, Omar Schillaci, è incentrata interamente sulla regina indiscusa delle sigle dei cartoni animati. Una cantante che con la sua voce ha emozionato generazioni di bambini, oggi anche un po’ cresciuti, che nei confronti di Cristina D’Avena nutrono tuttora una profonda stima:”Io ad esempio non avrei mai creduto che Patty Pravo cantasse la canzone dei Puffi: io sono rimasta così, perché gliel’avevo chiesto ma giusto per…lei invece mi ha detto subito: ma certo che la canto! Io sono rimasta senza parole!“. Cosa rappresentano le sigle dei cartoni animati e i cartoni stessi per le persone: “Io l’anno prossimo festeggio i miei primi 40 anni di carriera. I cartoni sono qualcosa di importante, li senti proprio dentro. Quando parlo col mio pubblico, loro mi dicono che io sono la loro infanzia“.

Cristina D’Avena: “Sigle dei cartoni? Io volevo fare il medico”

Da Lady Oscar a Occhi di gatto, da Jem a Pollon, ma l’esordio di Cristina D’Avena è stato a Lo Zecchino d’Oro quando aveva 3 anni: “Papà era medico, era sempre molto impegnato. La mia era una famiglia molto unita, che mi ha insegnato tanto. La mia è stata una bella infanzia e una meravigliosa adolescenza. Poi a 16 anni come per incanto sono stata chiamata per interpretare una sigla di un cartone animato, doveva essere una soltanto: era Bambino Pinocchio. Andai a fare il provino a Bologna (…) e poi a Milano: la sigla, bellissima, andò in hit parade e dunque mi convocarono per la seconda, la terza, la quarta. Ad oggi io ne ho interpretate più di 700“. Ma qual era il sogno della Cristina D’Avena sedicenne di allora? “Io volevo fare il medico come il mio papà. Ho anche iniziato l’università, mi mancano praticamente gli esami dell’ultimo anno. Invece sono qua a cantare e sono felicissima, anche se mi piacerebbe finire gli studi“.

Cristina D’Avena: “Per qualcuno ero una cantante di serie B”

Omar Schillaci chiede a Cristina D’Avena se non abbia mai pensato di abbandonare il ramo delle sigle dei cartoni animati per lanciarsi in una carriera da cantante pop. La risposta dell’interprete è sincera: “Ma guarda, io mi ci trovo benissimo. Forse io sono un po’ un’eterna bambina. Questo Peter Pan che viene fuori ce l’ho. Mi piace talmente tanto quello che faccio, lo faccio con talmente tanta passione, che non mi sono mai trovata a dover dire ‘mah, sai che mi sono stancata? Magari adesso faccio altro’. Anche perché penso di poter fare anche altro: se voglio cantare un pezzo pop o voglio cimentarmi a fare altro, lo posso fare comunque senza abbandonare la mia comfort zone, il mio mondo, che è quello che mi appartiene. Penso che il mio pubblico, che è cresciuto con me e con le mie canzoni, se sapesse che io lo abbandono non so se ci rimarrebbe molto bene, quindi non lo faccio e non lo farei mai. (…) Se mi sono mai sentita imprigionata? Imprigionata no, mi è dispiaciuto sentire da qualcuno che le canzoni dei cartoni animati erano di serie B, il fatto di catalogarmi in una sezione B mi è molto dispiaciuto. Fondamentalmente le canzoni dei cartoni animati sono state scritte da autori importanti, non è che sono canzoncine, è musica, è un genere musicale. Adesso è diventata un genere, è cambiato tutto, ci sono tantissimi comics, band di cartoon…una volta però, quando io ho iniziato, mi faceva male“. Il conduttore chiede se quello che ha avuto è ciò che voleva o ciò che le è capitato, D’Avena risponde: “Questo era il mio destino, tutto quello che mi è capitato dal primo momento ad oggi è tutto arrivato, io non ho forzato nulla. E’ come se il destino mi avesse preso per mano e portato lui“.

Cristina D’Avena: “Un’amica mi ha tradito…”

Nell’intervista con Omar Schillaci c’è spazio anche per qualche riflessione più amara: “Il dolore che più mi porto dentro? Io ho perso dieci anni fa mio padre. I primi tempi ci sono stata veramente male, adesso sto cercando di pensare che lui mi vede, è contento, lui veniva sempre ai miei concerti, cantava le mie canzoni, anche se da medico voleva che anche io facessi il medico. Però è un dolore che non si spegne mai“. Altra domanda molto privata: “Se si può essere felici e realizzati anche senza figli? Te lo dico tra un po’, penso di sì, però non so se questo era proprio quello che avrei voluto. Forse anch’io mi sono fatta un po’ travolgere dagli eventi, dalla carriera, dalle cose…Il fatto di avere sempre questo Peter Pan, che ti dice sempre ‘ma sì, hai tanto tempo davanti, non ti preoccupare’…non è proprio così. Poi arriva un punto in cui devi accelerare e non sei pronta. Te lo dirò tra un po’. In questo momento c’è un punto interrogativo. Non so risponderti, non sarei sincera al 100%. La mia paura più grande? Essere tradita, sia in amore che in amicizia. Io sono stata tradita ad esempio da un’amica, una mia grande amica che pensavo fosse quasi una sorella e in realtà non lo era. Quando ti tradisce un’amica in cui tu credi tanto…ecco, questa è una cosa che mi fa molto male e ho paura“.

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