LUDOPATIA/ Non basta fermare le sale da gioco per combatterla

La ludopatia non si combatte solo limitando o addirittura impedendo lo svolgimento dell’attività di sala da gioco sul territorio comunale, come avvenuto in Liguria. Lo dice RICCARDO MARLETTA

12.02.2014 - Riccardo Marletta
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Immagine di archivio

E’ di questi giorni la notizia che il TAR Liguria, con nove sentenze di contenuto analogo, ha ritenuto legittimo il regolamento del Comune di Genova nella parte in cui limita fortemente la possibilità di aprire sale da gioco sul territorio comunale. Secondo gli operatori del settore che hanno impugnato davanti al TAR il regolamento, quest’ultimo, attraverso un ampliamento indiscriminato dei “luoghi sensibili” nelle cui vicinanze non è possibile aprire sale da gioco, addirittura vieterebbe di fatto il gioco su tutto il territorio comunale. In proposito il TAR ha ritenuto che, quand’anche l’applicazione delle norme regolamentari portasse a tali conseguenze, ciò non sarebbe comunque sufficiente a ritenere illegittimo il regolamento del Comune di Genova.

Secondo i giudici amministrativi, infatti, la necessità di tutelare le categorie più deboli dalle insidie del gioco d’azzardo giustificherebbe il sacrificio della libertà di iniziativa economica degli operatori del settore, pur essendo tale principio sancito in termini generali dall’articolo 41 della Costituzione. Nelle stesse sentenze si chiarisce inoltre che il regolamento comunale in questione sarebbe conforme alle previsioni della legge regionale della Liguria n. 17/2012 e che a sua volta tale legge sarebbe rispettosa dei principi costituzionali di ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni, poiché la lotta alla ludopatia rientrerebbe nelle materie della tutela della salute e delle politiche sociali, sulla quale le Regioni hanno competenza.

Le sentenze in questione, valorizzando l’operato delle Regioni e dei Comuni in questo settore, sembrano portare ulteriori argomenti a favore delle tesi di chi vede una netta contrapposizione tra lo Stato che utilizzerebbe il gioco d’azzardo quale fonte di guadagno e le amministrazioni locali che viceversa agirebbero nell’ottica di tutelare le categorie più deboli. La questione merita tuttavia una riflessione più approfondita.

E’ vero che la legislazione statale vigente in materia risulta inadeguata e che ciò è conseguenza anche di un approccio che attribuisce maggiore importanza agli introiti finanziari che derivano dal gioco d’azzardo piuttosto che alla necessità di combattere gli aspetti degenerativi e patologici del gioco che purtroppo da sempre esistono. Significativa in questo senso era stata la proposta (poi ritirata) di introdurre, nell’ambito del decreto “Salva Roma” una norma “punitiva” nei confronti dei Comuni “no slot”, i quali avrebbero ricevuto tagli ai trasferimenti dei fondi ad essi spettanti. Peraltro è in discussione in Parlamento il testo di una legge delega che dovrà indicare al Governo i criteri secondo i quali disciplinare la materia.

Dunque è ragionevole ritenere che in tempi relativamente brevi potrà essere approvata una normativa nazionale in materia maggiormente adeguata alle esigenze attuali rispetto a quella oggi vigente.

Al contempo è opportuno chiarire quale ruolo possano e debbano avere gli enti locali nella lotta alla ludopatia e quali siano gli strumenti che possono essere utilizzati a tale scopo. Ad esempio la proposta di Regolamento Edilizio recentemente approvata dalla Giunta del Comune di Milano contiene a tale proposito previsioni che, ad avviso di chi scrive, non rientrano nelle materie che devono essere disciplinate ad opera dei regolamenti edilizi e si presta pertanto a censure di legittimità sotto questo profilo. In ogni caso limitare la lotta alla ludopatia all’introduzione di norme volte a rendere più difficile o addirittura ad impedire lo svolgimento dell’attività di sala da gioco sul territorio comunale, come è avvenuto nel caso della legge regionale della Liguria n. 17/2012 e del conseguente regolamento del Comune di Genova, rischia di risultare riduttivo ed in ultima analisi scarsamente efficace.

Si consideri a questo proposito che il fenomeno del gioco compulsivo non riguarda soltanto le sale da gioco, ma anche le scommesse tramite internet, le lotterie ed altri giochi a premi. A ciò si aggiunga che, se il fenomeno del gioco d’azzardo compulsivo assurge a vera e propria patologia, come tale deve essere affrontato. Rendere più difficoltoso l’accesso al gioco ad un soggetto affetto da ludopatia potrà anche rappresentare uno strumento di tutela dei suoi interessi, ma certamente non risolve il problema di fondo. Se dunque si intende veramente rispondere alle esigenze dei cittadini, è necessario che lo Stato, le Regioni ed i Comuni, ciascuno per quanto di propria competenza, apprestino anzitutto strumenti volti alla prevenzione ed alla cura del gioco d’azzardo patologico, nell’ambito dei quali possa essere adeguatamente valorizzata l’attività di associazioni e di altri soggetti privati che operano in questo settore.

Tentativi che contengono spunti interessanti in questa direzione sono stati operati da alcune Regioni, da ultimo dal Friuli Venezia Giulia mediante l’approvazione della legge regionale recante “disposizioni per la prevenzione, il trattamento e il contrasto della dipendenza da gioco”. E’ da auspicare che anche gli altri enti istituzionali competenti riconoscano l’importanza e l’urgenza di questa problematica e che operino per fornirvi le risposte più adeguate, che non sempre sono quelle che assicurano una maggiore visibilità.

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