OMICIDIO VANNINI, LA SENTENZA FA DISCUTERE/ Fabrizio Corona “Dalla parte della mamma, non è ancora finita”

- Dario D'Angelo

Omicidio Vannini, la sentenza fa discutere/ Fabrizio Corona esprime solidarietà su Instagram: “Dalla parte della mamma, non è ancora finita”

Omicidio Marco Vannini
Omicidio Marco Vannini

Fa discutere la sentenza nei confronti dei colpevoli dell’assassinio del povero Marco Vannini, il ventenne di Cerveteri ucciso nel maggio del 2015 nella casa della fidanzata. I giudici hanno ridotto da 14 a 4 anni la pena per il capofamiglia, Antonio Ciontoli, confermando quella in primo grado per gli altri membri della famiglia della fidanzata, Martina compresa. Una decisione che ha lasciato sgomenti, a cominciare dall’ex re dei paparazzi Fabrizio Corona, che ha utilizzato il proprio profilo Instagram per esprimere il proprio dissenso: ««Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza pace». L’ex fotografo dei vip ha poi aggiunto: «Ho seguito il processo con molta attenzione, ho visto cosa è successo in aula. Purtroppo non posso esprimere quello che penso veramente, ma posso solo dire che sto con la famiglia Vannini e con Marco, anche se non c’è più. Ho visto la madre molto combattiva – ha proseguito Corona – quindi la invito a continuare a lottare: la sentenza non è definitiva, c’è ancora la Cassazione e ci sono casi, come quello di Stefano Cucchi, che ci insegnano che non si deve mai smettere di lottare per ciò che è giusto. Cerchiamo solo giustizia e verità nei nostri cuori, non vendetta». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

OMICIDIO VANNINI “QUALCUNO LI PROTEGGE”

«C’è qualcuno in alto che protegge i Ciontoli, altrimenti non si spiega che nessuno di loro sconterà un giorno di galera»: la madre di Marco Vannini non si dà pace dopo la sentenza choc di ieri, che ha visto una pena ridotta quasi di un terzo per Antonio Ciontoli. Marina, intervenuta a RTR99, ha sottolineato: «Mio figlio non c’è più e l’ergastolo lo sconto io. Mi hanno tolto tutto ma non mi fermo. Ora non ho forze ma spero che il procuratore generale porti il caso in Cassazione», riporta Terzo Binario. Grande rabbia anche per il sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci: «Uno Stato che consente di uccidere un ragazzo senza che di fatto i suoi assassini vengano puniti non è uno Stato di diritto ma è uno Stato in cui la giustizia oramai è morta e le Istituzioni non sono più un riferimento credibile per i cittadini. Spiace dirlo da uomo delle Istituzioni ma il caso di Marco ha scosso tutta la nostra comunità, per l’evento truce e infame che ha portato alla morte di questo giovane ragazzo. Da sindaco mi sento di dire che oggi provo un senso di vergogna nell’indossare la fascia tricolore in rappresentanza di uno Stato che non tutela i cittadini e che lascia impuniti gli assassini di Marco». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

LA RABBIA DELLA MADRE: “VERGOGNA”

Pena ridotta a sorpresa, il dolore e la rabbia dei familiari e una vera e propria sommossa scoppiata in aula alla lettura della sentenza d’Appello: la sentenza choc, con pena ridotto ad Antonio Ciontoli per la morte di Marco Vannini, da 14 a 5 anni, è destinata a far discutere e che ha portato la madre della vittima a parlare davanti alle telecamere di una vera e propria “vergogna”, minacciando di strappare anche il proprio certificato elettorale in quanto cittadina italiana. “Uno schifo, chi protegge questi personaggi?” ha ricordato la donna, mentre attorno a lei gli amici hanno manifestando tenendo delle foto di Marco fuori dal tribunale. Non sono mancate nemmeno le lacrime tra cui quelle di Valerio Vannini, il padre, che ha ricordato come non possa valere solo cinque anni la morte del figlio. (agg. di R. G. Flore)

SOMMOSSA IN AULA

I carabinieri hanno fatto fatica a tenere il pubblico dopo la lettura della sentenza della Corte d’Appello del Tribunale di Roma per l’omicidio di Marco Vannini: c’è stata una vera e propria sommossa all’interno dell’aula per la riduzione della pena da 14 a 5 anni per Antonio Ciontoli. Il procuratore generale aveva chiesto la conferma di 14 anni di reclusione per il Ciontoli e aveva chiesto 14 anche per moglie e figli. La sentenza ha accolto la tesi della difesa, che chiedeva di riconoscere Antonio Ciontoli colpevole con colpa cosciente. «È una cosa vergognosa. È uno schifo. La giustizia non è uguale per tutti», le grida disperate della madre Marina, con il papà infuriato: «La vita di Marco non può valere cinque anni. Dove sta la Legge? Aveva il futuro davanti». Grande rabbia anche tra gli amici di Marco, che in aula hanno urlato: «Venduti, non c’è Stato per Marco!». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

SENTENZA CHOC: PENA RIDOTTA A 5 ANNI PER ANTONIO CIONTOLI

Una vera e propria sentenza choc quella della Corte d’Appello del Tribunale di Roma per l’omicidio di Marco Vannini: scendono da 14 a 5 gli anni di reclusione per Antonio Ciontoli, mentre sono stati confermati i 3 anni a Federico, Martina e Maria Pezzillo. Assolta Viola. «Vergogna», questa l’esclamazione della madre di Marco Vannini dopo la lettura della sentenza, con Marina che ha poi aggiunto ai microfoni de La Vita in Diretta: «A prescindere da come è andata la cosa, che è stata disgustosa, l’Italia deve capire come funziona la nostra legge. Il messaggio che voglio fare passare è questo: noi ci affidiamo ai giudici che dovrebbero difendere le persone che hanno subito dei torti, ma io mi vergogno di essere cittadina italiana, consegnerò le mie schede elettorali. Spero che in tanti facciano, come sto facendo io. Non so chi cavolo protegge i Ciontoli :non ho più parole. Io non mi riconosco di essere un’italiana, è uno schifo». Anche il padre di Marco è una furia: «Ma in che Paese viviamo?». Urla di rabbia e di disapprovazione all’esterno dell’aula di Tribunale per una sentenza che ha colpito tutti, a partire dalla famiglia del giovane ucciso nel maggio del 2015. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

GIUDICI IN CAMERA DI CONSIGLIO

Dovrebbe arrivare intorno alle 16:30 la sentenza per l’omicidio Marco Vannini: la Corte d’Appello del Tribunale di Roma si è ritirata in Camera di Consiglio dopo aver ascoltato le parti implicate nel procedimento. Come riportato da terzobinario.it, l’avvocato Coppi, in rappresentanza della parte civile, ha tenuto a sottolineare la responsabilità di Antonio Ciontoli nella morte del 21enne di Ladispoli:”Ciontoli ha sparato da 20 centimetri e doveva sapere cosa sarebbe accaduto. A Marco è stato negato l’affetto dei familiari”, ha spiegato. I genitori della vittima, presenti in aula, verso il finire dell’udienza sono usciti per protesta nei confronti dell’avvocato Ciruzzi, legale di Federico Ciontoli, che ha dichiarato:”Nelle intercettazioni si parla solo di Marco e la famiglia Ciontoli è stata definita come un ‘nido di mostri’, nel tentativo di prenderli in castagna”. Prima di entrare, intervistata da Chi l’ha visto?, mamma Marina aveva detto: “Non me l’aspettavo quel tipo di sentenza dove il Ciontoli è stato condannato solo a 14 anni, è tutto talmente chiaro, agli atti. Le urla si sentono già nelle chiamate al 118, lo confermano i vicini, gli operatori. Davanti a tutto ciò chiaramente io sono agitata”. (agg. di Dario D’Angelo)

OGGI SENTENZA OMICIDIO MARCO VANNINI

Giornata importante per il caso di Marco Vannini, il ragazzo di Ladispoli morto in casa della fidanzata il 18 maggio 2015 a Ladispoli, raggiunto da un colpo di arma da fuoco sparatogli dal suocero Antonio Ciontoli,all’interno della villetta di via De Gasperi. Alla Corte d’Appello di Roma si celebrerà infatti il secondo grado del processo che vede imputati i Ciontoli, con l’inizio dell’udienza previsto per le ore 10:30 e la sentenza in giornata. Nella prima udienza ha preso la parola il procuratore generale Saveriano, che ha chiesto 14 anni di reclusione per tutti gli imputati. Nella sentenza di primo grado era stata emessa una sola condanna per omicidio volontario con dolo eventuale ai danni di Antonio Ciontoli, condannato a 14 anni di carcere, e tre per omicidio colposo nei confronti della moglie Maria Pezzillo e dei i due figli, Martina (fidanzata di Vannini) e Federico, condannati a 3 anni. Viola Giorgini, del cognato di Marco, era stata assolta dall’accusa di omissione di soccorso. La provvisionale prevista, come anticipo del risarcimento dei danni, era stata fissata a 400mila euro per i genitori di Vannini.

LE PAROLE DELLA MAMMA DI MARCO

La mamma di Marco Vannini, prima di entrare all’udienza alla Corte d’Appello di Roma, ai microfoni di Mattino 5 ha dichiarato:”Siamo morti per dare giustizia a Marco. Io parlo di Martina, la ragazza di mio figlio, stava con lui da 3 anni, sapeva che era stato colpito, urlava, e lei non è salita neanche in ambulanza. Questa cosa mi trafigge il cuore, come si fa? Io non ho potuto aiutare mio figlio perché io non sapevo niente. Ad oggi penso sempre a Marco in quel momento, da solo, che non aveva nessuno ed è una cosa che mi strazia. Mi auguro che oggi si possa ribaltare questa sentenza, perché è giusto che sia così. Le urla disumane di mio figlio mi tortureranno fino alla morte. A mio figlio non è stato il proiettile ad ucciderlo, ma 5 persone che non hanno fatto niente: devono pagare”. Che sia questa la giornata buona perché i familiari del 21enne di Ladispoli chiedono ormai da anni: ovvero “giustizia e verità per Marco Vannini”?

OMICIDIO MARCO VANNINI, PG: “IMPOSSIBILE NON SI SIANO PARLATI”

La Procura Generale è stata durissima nei confronti della famiglia Ciontoli indicando chiarissime responsabilità nell’omicidio di Marco Vannini. Come riportato da baraondanews.it, secondo il Pg, infatti, “è impossibile che in un’ora i familiari non si siano parlati. C’è troppo coinvolgimento. Non avere consapevolezza di quanto accaduto, in quelle condizioni, appare assurdo”. Saveriano ha aggiunto:”Posso capire che si perda la testa per 5/10 minuti, ma non per un’ora. Hanno lavato, vestito, spostato e rigirato quel povero ragazzo. Il tutto mentre iniziava l’emorragia interna”. Un’ora che, secondo il sostituto procuratore, è servita alla famiglia per concordare una versione e per concertare la versione comune da fornire alle autorità. La difesa dei Ciontoli ovviamente non accetta questa ricostruzione dei fatti e chiede la derubricazione del reato per tutti i componenti della famiglia.

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