IL CASO/ Palazzo dei Diamanti, chi sono i veri alieni a Ferrara?

Il progetto di Maria Luisa Pacelli per la struttura aggiuntiva di Palazzo dei Diamanti a Ferrara è bello e di buon senso. Ma si rischia di non farla

13.01.2019 - Giuseppe Frangi
Ferrara, Palazzo dei Diamanti (Pixabay)

Palazzo dei Diamanti a Ferrara è uno dei più bei palazzi italiani. Venne disegnato a fine 1400 da uno dei tanti genius loci che fanno del nostro paese un paese unico al mondo: l’architetto Biagio Rossetti, a cui si devono anche alcune magnifiche facciate di chiese sempre a Ferrara. Il Palazzo (che si chiama così per le grandi pietre a punta di diamante che coprono tutta la facciata: oltre 500!) ha due ali interne verso il giardino, con una pianta quindi simile ad una “c”. In realtà il visitatore non se ne rendo conto perché il lato aperto da tantissimi anni è occupato da una struttura provvisoria piuttosto brutta che permette al pubblico di passare da un’ala all’altra senza uscire. Infatti Palazzo dei Diamanti è una sede espositiva di grande successo, capace di proporre sempre una programmazione non scontata e di qualità e di fare numeri assolutamente notevoli. La mostra di Courbet appena chiusa ha richiamato 80mila visitatori. Tutti e 80mila sono passati per quel brutto tunnel provvisorio, per andare da una sezione all’altra della mostra, senza che questo facesse scandalo o problema a nessuno.

Ora accade che la direttrice del museo, Maria Luisa Pacelli, da tempo abbia messo in cantiere l’ipotesi più che logica di sostituire quella struttura di tubi innocenti coperti da un telo verde con un qualcosa di più dignitoso. Così è stato indetto un concorso, da cui è uscito vincitore un progetto dello studio Labics: l’ipotesi è quella di una struttura molto leggera, quasi interamente vetrata, concepita come removibile. Il progetto è passato dal vaglio della sovrintendenza ed era noto da molto tempo, senza che avesse suscitato particolari dibattiti. Solo ad inizio di quest’anno, improvvisamente, il caso è esploso. Vittorio Sgarbi ha infatti lanciato l’anatema contro l’idea costruire quella struttura (“È come se si aggiungesse un canto all’Inferno di Dante”, è stato il suo tormentone) e ha steso una lettera che ha raccolto oltre 200 firmatari, tra i quali anche storici dell’arte che con Sgarbi si sono sempre azzuffati. Ferrara si appresta ad andare al voto per il rinnovo della giunta (attualmente di sinistra) e il caso del Palazzo dei Diamanti è diventato subito materia incendiaria per la campagna elettorale.

Il risultato è che una città che ha buona parte delle chiese lesionate ancora per le conseguenze del terremoto del 2012, che ha il meraviglioso Duomo “ospedalizzato” per i restauri; una città che ha dovuto chiudere a tempo indeterminato una delle meraviglie dell’arte italiana, la sala degli affreschi dei Mesi di Palazzo Schifanoia (la famosa “Officina ferrarese”), si trova a mettere in discussione proprio l’unica istituzione che in questi anni complicati ha saputo funzionare a gonfie vele garantendo un richiamo turistico e tenendo alto il nome di questa meravigliosa città ferita. Tutto a causa di una struttura leggera, nata per razionalizzare gli spazi e permettere una fruizione piena delle meraviglie del palazzo. Una struttura oltretutto nata per essere removibile il giorno in cui si trovasse una soluzione migliore. Non c’è un po’ di masochismo in tutto questo?

© RIPRODUZIONE RISERVATA