DA BIDEN A NAVALNY/ La rete Usa per destabilizzare Ucraina e Kazakistan

- Roberto Favazzo

L’amministrazione Biden utilizza la potente Ong Ned come strumento di soft power per tessere rapporti in Kazakistan. Una rete che porta anche in Ucraina

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Il presidente Usa Joe Biden (LaPresse)

Come la Cina si serve degli Istituti Confucio per porre in essere il suo soft power, allo stesso modo procedono gli Usa in Ucraina in funzione antirussa.

Anche se deve ancora ricevere la licenza dal ministero dell’Istruzione ucraino, l’Università americana di Kiev (Auk) dovrebbe aprire le porte nei prossimi mesi. L’ex diplomatico Kurt Volker, della società di lobbying Bgr Group, è stato strettamente coinvolto nella promozione dei corsi di Business and Information Technology dell’università per garantire che si stabilisca rapidamente nel panorama accademico ucraino. Per aumentare le sue possibilità, Volker, ex ambasciatore presso la Nato, può contare sul fervente sponsor di Auk, l’Arizona State University (Asu), che è stata presieduta per quasi due decenni da Michael Crow, che ha anche diretto la società di venture capital della Cia In-Q-Tel dal 1999.

Visto da alcuni come l’iniziatore di un nuovo modello di università americana, Crow intende applicare gli stessi metodi in Auk – come è stato fatto nelle università di Messico, Ecuador, India e Kazakistan – con l’aiuto di Education’s Cintana Alliance, una rete di università sponsorizzate dall’Asu. Chi sono i partner di questa università?

Mamuka Tsereteli, ex consulente economico presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Tbilisi, fondatore e presidente dell’America-Georgia Business Council, e membro dell’Asia centrale-Caucacus Institute e del Silk Road Studies Program a Washington; Oleksi Shershniov, capo di Wings & Freeman Goginava che collabora anche con Cherchniov per la catena alberghiera American Hospitality Kyiv, di proprietà del partner commerciale di lunga data di Cherchniov, Oleksi Kotkovskiy, con il quale ha cofondato il gruppo di ospitalità American Hospitality Kyiv.

Il rettore è Roman Sheremeta, professore di economia comportamentale, e il presidente è Rick Shangraw, che in precedenza ha sviluppato incubatori di startup e diretto Cintana Education presso l’Asu. Ma certamente la figura centrale del soft power americano in Ucraina rimane Volker che ha rappresentato la Nato nel Consiglio di sicurezza degli Stati Uniti dal 2001 al 2005, durante la presidenza di Bush e che ha lavorato in precedenza per McLarty Associates, la società di consulenza strategica fondata dall’ex capo di stato maggiore di Bill Clinton Thomas McLarty prima di entrare a far parte della società di intelligence aziendale turco-statunitense con sede a Londra Idesus che in seguito ha poi lasciato. Volker continua a gestire la società Alliance Strategic Advisors con sede a Washington.

Quanto detto poc’anzi è meritevole di approfondimento.

Washington rimane infatti attiva nelle reti di informazione kazake attraverso la Ong National Endowment for Democracy (Ned), uno degli strumenti più efficaci a livello planetario del soft power americano.

Gli eventi di inizio gennaio potrebbero spingere il governo di Kassym-Jomart Tokayev a esercitare una maggiore vigilanza nei confronti delle reti straniere insediate nel Paese. L’amministrazione Biden esercita il suo soft power in particolare attraverso le sue Ong e i dissidenti vicini all’oligarca deposto Mukhtar Ablyazov.

L’arresto di  Karim Massimov l’8 gennaio ha suscitato scalpore negli Stati Uniti. La stampa americana ha infatti portato alla luce una fotografia, scattata nel 2015 a Washington, che mostra il presidente (allora vicepresidente) Joe Biden, e suo figlio Hunter Biden, insieme a Massimov e al magnate finanziario Kenges Rakichev, notoriamente vicino al genero dell’ex presidente Nursultan Nazarbayev, Timur Koulibaïev. Abbastanza per acuire l’ira del clan repubblicano, particolarmente critico nei confronti del figlio del presidente, già sotto tiro in diversi casi legati ai suoi rapporti ucraini.

Sul terreno, però, l’amministrazione Biden si affida invece a reti nell’orbita dell’oligarca caduto in disgrazia divenuto oppositore del regime, Mukhtar Ablyazov, i cui sostenitori nel Paese sono spesso vicini alla Ned.

Nei suoi quasi quarant’anni di esistenza, la Ned ha concesso finanziamenti a più di quindici organizzazioni kazake con vari profili: Ong, media o centri di ricerca. La proattività della Ong americana è stata ampiamente supportata dal suo ex direttore – dal 1984 – Carl Gershman. Quest’ultimo si è ritirato l’anno scorso, a quasi 77 anni, per essere sostituito da Damon Wilson, che è anche vicepresidente del think tank Atlantic Council. Ex assistente di George Robertson, allora segretario generale della Nato, Wilson è stato direttore degli affari europei all’interno del Consiglio di sicurezza nazionale (Nsc) della Casa Bianca sotto George W. Bush.  Attualmente è consulente del Us-Ukraine Business Council.

Wilson sa di poter contare sulle reti diplomatiche dell’ex diplomatico Ross Wilson, che frequenta nei misteri del Consiglio Atlantico. Questo ex consigliere speciale del ministro per i nuovi Stati indipendenti dell’ex Unione Sovietica condivide le sue esperienze diplomatiche a Mosca, Praga, Baku, Ankara, Tbilisi e Kabul con la Fondazione Eurasia.

La giornalista-consulente britannica, di origine russa, Irina Petrouchova è una delle figure di spicco di questi militanti del Ned, vicini alle reti di Ablyazov. Dirige la società londinese CA Analysis & Research Centre, assistita dagli avvocati Oleg Degtyarev e Ivanna Chevlyakova, direttori di Law Firm Uk. Ha operato per un breve periodo nel 2017 nel Kazakistan e nel Centro di intelligence dell’Asia centrale con il suo ex marito, Bakhytzhan Ketebaev.

Petrouchova è oggi sposata con il fratello maggiore di quest’ultimo, Muratbek Ketebayev, fedele del clan Ablyazov, un tempo perseguitato dal governo di Nazarbayev. Insieme, la coppia gestisce, grazie ai finanziamenti del Ned, il sito di informazione Kazakhstan 2.0, attraverso il quale muove  delle critiche durissime al regime di Kassym-Jomart Tokayev. Se Petrouchova dice di aver preso le distanze da Ablyazov, almeno formalmente segue tuttavia  le attività dell’avversario russo Alexei Navalny.

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