DALL’OLANDA/ Il gelo “ferma” il Covid mentre Hoekstra sfida Rutte

- Raffaele Magaldi

Il gelo è riuscito ad attuare quel lockdown che le autorità non sono riuscite a imporre agli olandesi. Intanto Wopke Hoekstra sfida Mark Rutte

olanda amsterdam 1 lapresse1280 640x300 Neve ad Amsterdam (LaPresse)

OEGSTGEEST (Olanda) – La realtà quotidiana dei Paesi Bassi, in questi giorni, è estremamente difficile da spiegare. Il governo olandese aveva comunicato nell’ultima conferenza stampa del 2 febbraio scorso la decisione di riaprire le scuole elementari e gli asili il lunedì successivo (8 febbraio), ma una provvidenziale ondata di gelo ha reso necessario prolungare le chiusure per un’altra settimana. La decisione di riaprire era stata motivata con il vecchio mantra “il virus circola principalmente tra gli adulti”, riproposto dal ramo dei duri e puri del Cts olandese, l’Outbreak Management Team, che sembra non aver mai rinunciato alla ricerca dell’immunità di gregge come soluzione unica contro il diffondersi del coronavirus.

Un approccio che non ha alcuna base scientifica e quindi dovrebbe essere subordinato all’applicazione del principio di precauzione, come ci raccontava Marino van Zelst del Red Team. La messa in sicurezza delle scuole è stata lasciata completamente nelle mani delle singole strutture, senza interventi e indicazioni da parte dei ministeri interessati: il gelo della scorsa settimana potrebbe aver aiutato a migliorare i piani per alcuni istituti, ma è impossibile fare previsioni realistiche su questo aspetto. Il governo si è limitato a fare “maniavantismo” estremo: nel caso un alunno risulti positivo al tampone, l’intera classe verrà posta obbligatoriamente in quarantena.

Allo stesso tempo, sembra aver preso un buon ritmo la campagna vaccinale, grazie all’adozione di una politica diversificata tramite l’utilizzo di più vaccini, permettendo il giusto livello di approvvigionamento che era mancato nelle prime settimane. Il governo ha programmato l’acquisto di oltre 80 milioni di dosi totali in un arco di tempo che arriva fino al marzo del 2022.

Tornando al gelo della scorsa settimana, va detto che ha costretto molti olandesi a rendere più verosimile un “lockdown duro” (come definito fin dall’inizio dal premier Mark Rutte) che era sembrato, al netto della chiusura forzata di negozi e ristoranti, molto più soft di quello “intelligente” (sempre come definito da Rutte) varato ormai quasi un anno fa. Il traffico sulle strade e autostrade dei Paesi Bassi infatti era rimasto quello abituale, con congestioni nei punti critici della rete che lasciano intendere come l’invito a “lavorare il più possibile da casa” sia stato quasi del tutto ignorato in questi ultimi mesi. Fino, appunto, alla scorsa settimana: neve e ghiaccio hanno reso molto difficoltosa la circolazione su strada e bloccato del tutto quella ferroviaria (domenica 7 febbraio). Il ghiaccio comparso su fiumi e canali ha invece riportato in auge uno dei passatempi preferiti degli olandesi, ovvero il pattinaggio: con alcune città in visibile difficoltà che hanno dovuto minacciare maggiori controlli e chiusure per evitare pericolosi assembramenti.

Il gelo di questa seconda settimana di febbraio 2021 ha anche risvegliato le speranze di molti nel ritorno della leggendaria Elfstedentocht, una sorta di maratona del pattinaggio su circa 200 km di canali in Frisia, nel nord del paese. L’ultima edizione aveva avuto luogo nel 1997 e nel 2012 si era andati molto vicini a disputarla: alla fine le condizioni di sicurezza furono definite insufficienti e la corsa saltò, rendendo l’attuale periodo di attesa il più lungo di sempre (24 anni, a fronte di un record precedente di 22, tra il 1963 e il 1985). Le speranze di vedere la corsa in tempo di pandemia sono però state deluse molto rapidamente, con il pronunciamento della Federazione organizzatrice dell’evento: “impossibile e irresponsabile” organizzare la Elfstedentocht in queste condizioni.

Il prossimo 17 marzo si terranno le elezioni politiche, e bisogna registrare l’uscita allo scoperto di Wopke Hoekstra, attuale ministro delle Finanze. In qualità di leader del partito cristiano-democratico, Hoekstra ha espresso chiaramente la propria ambizione a portare il proprio partito alla leadership assoluta nel paese, e quindi a diventare premier. In un’intervista al quotidiano Trouw, Hoekstra spiega come il suo partito proponga una linea meno liberista rispetto al Vvd (Partito popolare per la libertà e la democrazia) di Mark Rutte, ad esempio attraverso l’incentivazione delle assunzioni permanenti per “chi lavora duro”, un’affermazione che sembra contenere la giusta dose di populismo per far guadagnare qualche consenso in un periodo in cui nonostante tutto la differenza tra i partiti di Rutte e Hoekstra rimane troppo ampia per far sperare in un ribaltone. Anche quando parla di “far ritrovare ai cittadini la fiducia nelle istituzioni”, Hoekstra si riaggancia alla necessità di agevolare i contratti a tempo indeterminato e garantire adeguato sostegno alle famiglie del ceto medio.

Il leader cristiano-democratico è stato sicuramente più chiaro in un discorso tenuto ad Eindhoven qualche settimana fa, per aprire la campagna elettorale. “Bisogna cambiare direzione”, ha detto Hoekstra. “Negli ultimi dieci anni il messaggio è stato: tutto andrà bene, a patto che ciascuno persegua con successo il proprio interesse. Ma questo porta solo individualismo ed egoismo”. A pagare il prezzo più alto, per Hoekstra, è appunto il ceto medio. Tutte quelle persone che “si rimboccano sempre le maniche” e che spesso “nel weekend fanno anche volontariato per aiutare chi è più in difficoltà”.

Se da un lato non è difficile vedere quanta verità ci sia nelle affermazioni del ministro, dall’altro i sondaggi sembrano confermare una distanza incolmabile nelle preferenze tra il partito di Rutte e quello di Hoesktra, che non sembra avere ancora nemmeno i numeri per imporsi con certezza come seconda forza, scavalcando il populista-sovranista anti-Ue Geert Wilders che potrebbe raccogliere non pochi voti in uscita dal diretto rivale Thierry Baudet, travolto da una serie di scandali il cui ultimo capitolo sta nella mancata dichiarazione al fisco di redditi aggiuntivi per circa 75mila euro.

Basterà un mese di campagna elettorale a rafforzare le posizioni cristiano-democratiche? Che tipo di maggioranza potrà uscire dalle urne il 17 marzo, considerando quanto distanti sembrano ora i due partiti principali della coalizione attuale? Sono domande a cui, per il momento, sembra davvero impossibile rispondere.

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