Dimissioni Conte al Colle? No, ecco come/ Fuori Bonafede, dentro Orlando (e Renzi)

- Niccolò Magnani

Dimissioni Conte stasera al Quirinale? Ecco perché potrebbe andare diversamente: lo scenario con fuori Bonafede, dentro Orlando (e con lui Renzi). La crisi di Governo impazza

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Premier Conte, Ministro Bonafede e vice segretario Pd Andrea Orlando (LaPresse)

In serata il Premier Giuseppe Conte dovrebbe salire al Quirinale con in “borsa” due possibili opzioni diverse tra loro: rassegnare le dimissioni per sperare in un reincarico immediato, ma con il rischio forte di non avere poi i numeri in Parlamento e “scivolare” così verso le Elezioni anticipate. Oppure informare il Capo dello Stato Sergio Mattarella di avere trovato la quadra giusta per un rimpasto di Governo che possa già portare al “Conte-ter” senza neanche passare dalle dimissioni.

Il piano studiato da giorni a Palazzo Chigi per scongiurare la crisi di Governo (e la fine della legislatura) dovrebbe ruotare attorno alla figura di Alfonso Bonafede, capodelegazione M5s al Governo, Ministro della Giustizia e uomo che ha presentato politicamente Giuseppe Conte a Di Maio e Salvini per aprire il “Conte-1” dopo le Elezioni del 2018. La relazione sulla Giustizia mercoledì alla Camera e giovedì al Senato è un passaggio paradossalmente più delicato e pericoloso della fiducia votata in extremis la scorsa settimana dopo le dimissioni di Italia Viva: i renziani, ma anche parte dei “responsabili” e i senatori a vita sono tutt’altro che inclini a votare la fiducia a Bonafede e così Conte potrebbe andare sotto nei numeri rischiando fortissimo il ruolo a Palazzo Chigi. Da qui l’idea di entrare come “dimissionario” stasera al Quirinale, con la seconda “pazza idea” che però avanza negli ambienti parlamentari.

DIMISSIONI? ECCO PERCHÈ NO

Se infatti alla fine la scelta del Premier finisse per “scaricare” e “sacrificare” l’amico Bonafede per poter ricompattare la “vecchia” maggioranza del Conte-2: fuori il Guardasigilli, al suo posto Andrea Orlando che potrebbe così in un colpo solo ricompattare Pd e lo stesso Renzi, che scelse l’attuale vicesegretario Dem come Ministro della Giustizia nel suo Governo di Centrosinistra. In giornata qualche indizio lo si è avuto in alcune dichiarazioni di pentastellati disposti a “lasciare” Bonafede pur di evitare il ritorno al voto in Primavera: prima Cancelleri «tutti sacrificabili, anche Alfonso Bonafede», poi Andrea Colletti all’Adnkronos «nel governo Conte 2 Bonafede ha fatto molto poco, e qualcosa è stato fatto anche male. Sono errate anche le modalità con cui si sta lavorando al Recovery per quanto riguarda le risorse da investire sulla giustizia. Se Bonafede non fosse più ministro non cambierebbe nulla. Non sarebbe una ferita… Quest’anno è come se non ci fosse stato: è stato carente anche dal punto di vista del dialogo».

I renziani sono il vero ago della bilancia per i numeri al Senato e la “mossa” di Conte stasera al Colle dirà molto se non tutto dello stato attuale delle trattative: se saranno dimissioni o se invece un Conte-ter con maxirimpasto e addii eccellenti anche in casa M5s. Emergono infine anche una terza ancor più “bizzarra” opzione da non scartare: nuovo Governo con parte di Forza Italia, centristi con Quagliariello e altre figure che potrebbero fornire un appoggio esterno a Conte come “cintura di sicurezza” se non si riuscisse a trovare una quadra con Italia Viva e Renzi per un clamoroso ritorno in maggioranza.

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