Una terapia innovativa quella che si sta sperimentando presso l’Asl Toscana sud est: trasformare un gioco in un aiuto contro alcuni dei disturbi più diffusi tra i ragazzini, come autismo e iperattività. E non solo. Risultati efficaci si starebbero raggiungendo anche contro l’isolamento sociale. Questi sono gli effetti che l’applicazione alla realtà di Durgeons and Dragons starebbe sortendo.
Come riporta La Nazione si tratta di un vero e proprio percorso riabilitativo inserito in un progetto rivolto ai giovani di età compresa tra i 10 e i 18 anni. Il noto gioco di ruolo porterebbe ad inibire comportamenti irruenti, premiare la creatività e stimolare l’aiuto reciproco. In 2 anni di sperimentazione sono stati coinvolti, finora, 18 pazienti e i risultati in tutti i casi sono stati più che positivi, a dimostrazione di come anche ‘un’avventura terapeutica’ possa essere inserita tra i programmi di potenziamento relazionali e comunicativi degli adolescenti.
DUNGEONS AND DRAGONS: IN COSA CONSISTE LA TERAPIA
I partecipanti vengono calati nei personaggi del gioco di ruolo di Dungeons and Dragons attraverso sessioni di un’ora mezza e con cadenza settimanale durante tutto l’anno. La realtà immaginaria in cui i giovani si ritrovano immersi è ‘gestita’ da un narratore che guida lo sviluppo della storia. E così mentre i giovani si divertono migliorano le loro capacità relazionali, di coinvolgimento e cognitive, riducendo gli effetti di autismo e iperattività.
Il contesto di gioco non solo inibisce ogni stigmatizzazione cui spesso la società porta, ma abbatte la barriera di rifiuto che solitamente suscita il sapere di dover entrare in una struttura di salute mentale. Il progetto dimostra come per poter curare alcune tipologie di disturbi dello sviluppo e relazionali ci si possa affidare anche a metodi non convenzionali e forse più stimolanti, con la prospettiva che possano essere almeno integrati nei comuni metodi di riabilitazione.