BORSA & SPREAD/ Forte: mercati in festa per la “resa” della Merkel

- int. Francesco Forte

FRANCESCO FORTE, economista ed ex ministro delle Finanze, guarda con attenzione a quello che sta accadendo in Europa e pensa che sui mercati ci sia un momento di “attendismo” 

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Angela Merkel e Mario Monti (Infophoto)

La Borsa di Piazza Affari è in progressivo recupero da diversi giorni. Toccare quota 15mila punti nell’indice Ftse Mib significa recuperare le perdite dall’inizio dell’anno. Ci si aspettava un agosto di “lacrime e sangue” sul mercato, invece si nota un lento incedere rialzista con uno spread che, seppure sempre su valori di guardia (intorno ai 420), non ha avuto impennate inquietanti. Questo recupero avviene soprattutto in Italia, non in tutte le Borse continentali. Quello che avviene sui mercati finanziari non corrisponde all’andamento dell’economia reale, che invece segna ancora il passo. Ci si chiede che cosa stia succedendo e che cosa ci riservino i prossimi giorni. Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze, guarda con attenzione a quello che sta accadendo e pensa che ci sia un momento di “attendismo”, come se i veri problemi fossero rinviati a settembre.

Per quale ragione i mercati sono in questa posizione di attesa?

Occorre fare alcune considerazioni che risalgono alle dichiarazioni di Mario Draghi, sia quelle di Londra, sia quelle successive. Di fatto, il presidente della Bce ha rassicurato e in parte ha spiazzato quelli che hanno scommesso sulla fine dell’euro. Prima di quelle dichiarazioni, Draghi deve per forza aver parlato e deve aver avuto rassicurazioni da Angela Merkel e dal governo tedesco. In effetti, ci sono da fare due osservazioni: la prima è che sia la Merkel, sia il governo tedesco sono rimasti in silenzio sulle parole di Draghi. E in questo caso chi tace acconsente. La seconda è che il fatto che la Corte costituzionale tedesca abbia confermato la data del 12 settembre per decidere sulla legittimità del nuovo Fondo Salva-Stati, fa pensare che darà un via libera.

Ma in Germania c’è un dibattito molto aperto e molto aspro su tutti questi punti. I socialdemocratici dicono che sono già stati spesi mille miliardi di euro per l’aiuto ad altri Stati. Esponenti dei liberali e anche qualcuno della Cdu ha attaccato lo stesso Draghi, dicendo che la Banca centrale europea è diventata quasi una “bad bank”.

Presto in Germania si andrà a votare e ognuno cerca di portare a casa quello che può. Aggiungiamo a tutto questo anche i tuoni arrivati dalla Bundesbank, che alla fine fa la sua parte. Ma in realtà, anche chi apre queste polemiche, forse per accarezzare il pelo a un po’ di “provincialismo tedesco”, in segreto spera che la Merkel e il suo governo non mutino atteggiamento nei confronti di Draghi e della Bce. Non è un merito solo italiano se Draghi è oggi il presidente della Bce. C’è un dato di fondo, di cui anche i tedeschi si sono resi conto. Questo problema è che se per caso l’Italia andasse a gambe all’aria, anche la Germania finirebbe nei guai. Certo, i tedeschi hanno un mercato interno in buone condizioni, ma poi c’è pure l’export. E come si fa a esportare i propri prodotti in una zona dell’euro disastrata? Questi fatti non sfuggono ai mercati e quindi sono in posizione di attesa. Agosto, con i mercati sottili, era il mese classico per un grande attacco speculativo, se non è stato fatto è perché i mercati, o meglio chi aveva scommesso contro l’euro, è entrato in una fase di attesa, di dubbi.

E a settembre?

Beh, intanto registriamo che sinora questo agosto è andato bene. A settembre si aprirà certamente il problema spagnolo. Alla sola Bankia (capitale sociale di 3 miliardi) stanno arrivando 30 miliardi e gli spagnoli cominceranno a negoziare le condizioni. In questo e in quel momento l’Italia si potrebbe sganciare dalla situazione di difficoltà se solo il governo dei tecnici di Mario Monti facesse qualcosa di concreto per dare all’Italia un’economia sociale di mercato, per rilanciare e difendere il sistema industriale, per dare concrete indicazioni di crescita e di politica industriale. Ma tutto questo non avviene e Monti fa il “cerchiobottista”, un colpo al cerchio e una alla botte, per cercare di restare attaccato alla sinistra che è sempre più disimpegnata nei confronti dell’esecutivo.

Quali sono i segnali che la portano a formulare un simile giudizio?

Tutta la vicenda dell’Ilva di Taranto è emblematica. Un magistrato, un Gip, blocca un’acciaieria. Ma i magistrati facciano i processi, non è di loro competenza bloccare un’acciaieria, per di più in base a un calcolo statistico con dati degli anni Ottanta. Qui bastava che il governo facesse un decreto, che ovviamente non ha fatto perché significava mettersi in contrasto con i magistrati e con la sinistra. Qui si vede l’atteggiamento di fondo del governo Monti. Ma ci sono anche altre questioni.

 

Quali?

 

Ma guardi la dichiarazione sull’evasione fiscale in Italia, che sarebbe, secondo Monti, una causa della nostra scarsa credibilità internazionale. In questo caso, il Presidente del Consiglio sconfessa e ribalta quello che dice la Banca mondiale, che parla di un’Italia poco appetibile per gli investimenti e per fare impresa a causa della pressione fiscale, non per l’ evasione. Per quale ragione fa una dichiarazione di questo tipo? Solo per fare un po’ di demagogia, proseguire nella lotta all’evasione fiscale a colpi di raid che non servono a nulla e compiacere in questo modo alla sinistra. Siamo al marketing politico, come quello di far circolare la notizia che avrebbe abbassato l’Irpef e poi, quasi con smarrimento, annunciare che non può farlo.

 

Insomma, nonostante i programmi di Stefano Fassina, gli attacchi di alcuni esponenti della sinistra, Monti cerca sempre un contatto.

 

Se volesse dare segnali di crescita, di difesa del sistema industriale italiano, dovrebbe andare per la sua strada. Se la sinistra scappa, la lasci scappare. Ma forse Monti fa altri ragionamenti e pensa già all’anno venturo, quando, oltre alle elezioni, ci sarà anche la nomina del Capo dello Stato. Guardi che non ci sono molti concorrenti in lizza per il posto che oggi occupa Giorgio Napolitano.

 

Ma tutto il quadro economico e anche quello politico restano molto fluidi.

 

E’ il terreno ideale per Monti. Proprio la situazione fluida resta il miglior aiuto per Monti. Pensi per un momento a un’Italia risanata: che bisogno ci sarebbe di lui?

 

(Gianluigi Da Rold)

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