FINANZA E MERCATI/ Grecia e Italia, solo 100 punti le separano

Ormai solamente 100 punti base separano lo spread ellenico (contro Bund) da quello italiano. Una situazione da non sottovalutare

07.03.2019 - Stefano Masa
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Cento punti. Pochi, decisamente pochi. Solo 100 punti base separano lo spread ellenico (contro Bund) da quello italiano. La recente notizia relativa all’upgrade da parte di Moody’s sull’attuale stato di salute della Grecia ha riportato linfa sul mercato degli stessi titoli di stato ateniesi. Il rendimento decennale si attesta a un 3,73% e – in ottica di breve termine – potrebbe ridursi ulteriormente, soprattutto in funzione della nuova emissione (comunicata l’altro ieri da parte della stessa Borsa greca) della durata di dieci anni con tasso pari al 3,9%: un’emissione che ha visto una richiesta per 11,8 miliardi e per la quale è seguita un’aggiudicazione per 2,5 miliardi. Un nuovo titolo “benchmark” che ripercorre le ombre del precedente collocamento del trascorso ed ormai lontano novembre 2017. In quest’ultimo caso si trattava di un’operazione di scambio di obbligazioni, mentre nella più attuale ipotesi sembra ormai concretizzarsi la strutturazione di un vero e proprio collocamento fine a se stesso. Da non dimenticare inoltre l’importante placement obbligazionario dello scorso gennaio che ha visto collocati 2,5 miliardi di nuovi titoli.

Nonostante la Grecia venga ancora considerata “junk” e pertanto ancora lontana dal più auspicato livello “investment grade” gli investitori – così come la stessa agenzia di rating Moody’s – rivedono luce all’orizzonte delle coste elleniche. Sul fronte dei credit default swap (cds) a 5 anni il ritracciamento rispetto ai massimi registrati (a inizio anno 2019) è significativo: da quota 462 si è passati agli attuali livelli di area 366 punti. Un trend in continuo ribasso consolidato inoltre dal giudizio finale espresso dalla pagella dell’agenzia di rating statunitense. Da quest’ultima, emergono chiaramente i passi avanti fatti dal popolo greco: «Il programma di riforme appare saldamente radicato e le misure attuate cominciano a dare i primi frutti» così come, sul fronte economico, non passa inosservato quanto si evidenzi: «finalmente» una «ripresa».

Considerazioni positive, concrete, ma ancora più rilevanti soprattutto dopo i trascorsi che si sono contraddistinti per gli otto anni sotto il controllo della Troika e che – oggi – possono essere ricordati e contraccambiati da sincera gratitudine. Il tutto al pari di una buona novella.

Fronte opposto, e caratterizzato da dati decisamente contrari e per quanto tali commentati da parole alquanto preoccupanti, si può invece monitorare sul nostro Bel Paese. Nell’arco delle prossime settimane assisteremo a ulteriori giudizi di importanti agenzie di rating: il 15 marzo la parola a Moody’s e successivamente il tanto atteso verdetto di Standard & Poor’s (26 aprile). Verosimilmente si potrà assistere (o quanto meno si auspica) a una rilettura con relativo approfondimento aggiornato che si aggiunge alle conclusioni finora già diffuse. Di certo, il recente Country Report sul nostro Paese a firma della Commissione Ue non agevola un cambio di rotta, né facilita una possibile schiarita in ottica di breve termine sulle sorti del nostro Paese. Nel frattempo, i mercati finanziari sembrano non essere intenzionati a mollare la presa nei confronti del nostro debito: lo spread gravita attorno ai 250 punti e si caratterizza per un rendimento decennale superiore al 2,7% e prossimo alla temuta area psicologica corrispondente al 3%.

All’orizzonte si intravvede un possibile scenario che si concretizzerà mediante una serie di eventi la cui coincidenza sembra esser a noi sfavorevole. Di fatto, nei prossimi due mesi saremo coinvolti su più fronti: i giudizi delle agenzie di rating che potrebbero essere ancor più amari rispetto a quelli finora emessi. Un ulteriore monito da parte della Commissione europea attraverso le sue nuove stime economiche che saranno diffuse a maggio in concomitanza delle elezioni politiche europee dove, alle attuali condizioni, imporranno una revisione della coalizione di governo. Il tutto potrebbe alimentare una maggiore tensione sul fronte dello spread a causa delle vendite sui nostri titoli di stato con riavvicinamento del nostro differenziale a quello greco soprattutto alimentato dal panico e dall’incertezza dell’imminente periodo estivo alle porte. Di sicuro, solo considerando il potenziale accostamento (in termini di spread) tra noi e la Grecia, si tramuterebbe in un forte stato di tensione: basta ricordare quanto le recenti crisi finanziarie abbiano inciso sul fronte dei parallelismi creati tra i diversi paesi (vedi acronimo Pigs).

All’orizzonte le nubi non si intravedono poiché già presenti sopra le nostre teste. Basta avere il coraggio di osservarle. Un’osservazione amara e poco rassicurante ma doverosa. Come sempre il mercato avrà ragione e i prezzi consolideranno la sconfitta (mediante le perdite) o il successo (rappresentato dal guadagno) per tutti coloro che sapranno guardare attentamente quanto accadrà: non nelle prossime settimane. Ma giorno per giorno a partire da ieri.

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