SCIENZ@SCUOLA/ Il Grafico del tempo. Fare scienze alla Primaria

- Sara Bergamaschi

Insegnare scienze ai bambini della primaria è un’occasione per la conquista dell’astrazione. Dall’osservazione del quotidiano, l’autore delinea un percorso rispettoso del metodo scientifico.

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Insegnare scienze ai bambini più piccoli della scuola primaria è un’occasione per fare passi significativi verso la conquista dell’astrazione.
In modo mirato e attento al livello di maturazione di ciascun bambino, l’autore, insegnante di sostegno alla primaria, costruisce un percorso che, muovendo dall’osservazione di fenomeni quotidiani, rispetta le caratteristiche essenziali del metodo scientifico.

Lavoro come insegnante di sostegno in due classi prime della scuola primaria.
Ogni mattina in classe, dopo l’appello, compiliamo con i bambini un calendario, che prevede la registrazione di alcuni dati: la data, il santo del giorno, il tempo atmosferico e il «che bello!».
Questa attività, che precede l’inizio delle lezioni, è un prezioso momento di lavoro che parte da alcuni dati significativi e ci consente l’apprendimento di contenuti in modo trasversale rispetto alle attività strettamente didattiche che seguono.
È stato inoltre spunto per un lavoro che ci ha permesso di avviare due significative esperienze di «scienze» e «matematica» che vorrei presentare proprio in questo scritto.
La registrazione del tempo atmosferico ci ha infatti suggerito l’idea di fare un grafico mensile: da questa osservazione della realtà, una realtà vicina ai bambini anche affettivamente (oggi c’è il sole, possiamo fare l’intervallo fuori; oggi nevica così nel pomeriggio posso fare un pupazzo), è nato un lavoro teso a sperimentare un metodo: per fare scienza occorre osservare la realtà, registrare un dato e quindi trovare una sintesi che sia comunicabile ad altri e comprensibile a tutti; questo lavoro ci ha inoltre condotto ad affrontare la differenza come operazione matematica.

Il calendario

Cominciamo a scrivere il calendario indicando il giorno della settimana: abbiamo infatti verificato che questo è il dato del calendario che i bambini individuano e ricordano per primo; collegandosi col giorno precedente e con quello che verrà i bambini hanno imparato il nome di tutti i giorni della settimana.
Abbiamo anche allestito in classe un cartellone sul quale, per ogni giorno, è posta in rilievo una attività che lo caratterizza in modo da aiutare ancora i bambini a memorizzare i giorni della settimana attraverso ciò che fanno proprio loro, a scuola. Il numero che corrisponde al giorno del mese viene anche rappresentato quantitativamente, contando e attaccando in una zona predisposta un numero adeguato di bollini colorati.
Tutti i bambini, usando le dita, aiutano l’incaricato del calendario a contare il numero giusto di bollini. In questo modo abbiamo imparato la cantilena dei numeri e abbiamo sperimentato quotidianamente la corrispondenza numero – quantità. Poi prendiamo nota del mese e anche in questo caso chiediamo ai bambini che mese viene prima e che mese viene dopo: così impariamo anche la sequenza dei mesi.
Segnaliamo poi il santo del giorno: all’inizio dell’anno era la maestra a indicarlo poi, per l’anno nuovo, abbiamo regalato ai bambini dei calendari tascabili e ora sono loro che cercano la data sul calendarietto e dicono alla maestra il nome del santo; raccontiamo sempre qualcosa della sua vita, soffermandoci in caso di figure particolari.
Passiamo poi a registrare il tempo atmosferico. Il bambino che ha compilato il calendario il giorno prima scrive cosa gli è piaciuto fare nello spazio «che bello».
Questo momento è molto interessante perché insieme ai bambini ripercorriamo i lavori fatti il giorno prima e questo consente loro di essere consapevoli del percorso di apprendimento che stanno facendo, di ciò che imparano ogni giorno e di gustarlo.

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Sara Bergamaschi
(L’attività descritta è stata svolta dall’autore nell’anno scolastico 2008-2009 nelle classi prime della scuola primaria “L’Arca” di Legnano (Mi) ed è stata discussa nel gruppo di ricerca Educare Insegnando promosso dall’Associazione “Il rischio educativo”)

© Pubblicato sul n° 36 di Emmeciquadro



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