SCIENZ@SCUOLA/ Attendendo le foglie che cadono. «Fare scienza» nella Classe Prima della Primaria

- Mara Durigo

Il mio percorso di scienze nella classe prima è iniziato molto semplicemente dall’osservazione di un tiglio del no¬stro cortile le cui foglie erano diventate tutte meravigliosamente gialle

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Il mio percorso di scienze nella classe prima in cui quest’anno insegno, è iniziato molto semplicemente dall’osservazione di un tiglio del nostro cortile le cui foglie erano diventate tutte meravigliosamente gialle. È infatti uno stupore che conduce anche il nostro sguardo di maestre.
Fin dalla primissime battute ho intuito la ricchezza e la varietà di informazioni che potevamo raccogliere: colore delle foglie, alcune ancora verdi, altre già gialle sia attaccate al ramo sia già staccate, colore del tronco e dei rami (molto verde, del nero e del grigio, ma di marrone neanche l’ombra!), semi attaccati alla foglia allungata che cadendo … «Maestra guarda, sembra un elicottero!», piccole gemme sui rami più sottili, eccetera.
Abbiamo raccolto tanto con gli occhi e con le mani e riposto nelle bisacce (che all’inizio dell’anno ho regalato a ciascuno di loro) quello che ci volevamo portare in classe. È stato bellissimo vedere i bambini a naso in su aspettare le foglie che cadevano per riuscire a prenderle al volo.
Dopo la fase di osservazione, i passi principali del lavoro si sono sviluppati come segue. In classe abbiamo disegnato il tiglio su un cartellone, guardando le foto che avevo scattato; durante la lezione successiva, sempre in classe, abbiamo disegnato dentro un riquadro la foglia di tiglio, guardando le fotografie della foglia raccolta. Nelle conversazioni successive sono emersi i punti cruciali: «l’albero perde le foglie e poi muore», «questi sono semi, ma sono secchi», eccetera.
La prossima settimana andremo in gita nel “Parco regionale al Corno alle Scale” e lì con una guida gireremo per il bosco: il “Corno alle Scale” è un luogo molto ricco di possibili esperienze e mi piacerebbe ritornare ogni anno in stagioni diverse e con percorsi adeguati all’età dei bambini e al percorso di quell’anno. Spe¬ro di riuscire a vedere alcune tane di animali per aprire la questione del letargo e collegarla (o meglio aspettare che i bambini la colleghino) alla dormienza dell’albero che credevamo «morto» e invece in primavera scopriremo «vivo»!.
Raccoglieremo (sempre nelle bisacce) frutti e semi del bosco oltre che le foglie; del castagno e della quercia vorrei riuscire a far in modo che prendano sia il seme che la foglia corrispondente, così li pianteremo e potremo riconoscere che è nata una pianta dello stesso tipo; voglio regalare loro delle bottigliette di plastica dura con il tappo forato (da me) per poter portare via qualche piccolo vivente (non vegetale).

 

E poi?

 

Cosa succederà dopo non so dirlo, ma ho chiaro che impareremo a distinguere i viventi dai non viventi, e che inizieremo a classificare (le foglie, i semi o altro). Nel lavoro sulla pianta si apre il discorso interessante del «tutto» e di una «parte».
Da qui mi piacerebbe fare insieme ai bambini verso la fine dell’anno una tabella a doppia entrata relativamente a quale parte dei diversi vegetali mangiamo (fiore, seme, frutto, foglie, eccetera). L’argomento alimentazione infatti mi sembra adeguato a una prima. Anche in fase di programmazione però restano sospese alcune questioni che occorrerà approfondire con i bambini e che si svilupperanno in base alle loro reazioni.
Per esempio, la parte di un vivente non sempre è vivente: i nostri capelli? le foglie che cadono? (quelle verdi sono ancora vive?), i semi in condizioni particolari o sempre?
L’azione di «descrivere» in una classe prima (e forse anche per tutta la seconda) si declina attraverso l’attività del disegnare: il bambino non sempre ha padronanza del linguaggio grafico, sicuramente con scienze lo sviluppa. Penso sia necessario supportare questa azione con un lavoro orale e lo stesso per l’azione del classificare. Il «denominare» parte già dal fatto che tra tanti alberi ne scegliamo uno diverso dal melograno o dal platano, scegliamo il «tiglio».
Un questione su cui riflettere. In classe ho due bambine celiache e già la questione «se mangio una briciola di pane nella mia pancia…» è già stata posta. A che livello si può parlare della digestione per spiegare, senza cadere nel banale, la celiachia?
Per una classe prima parlare di una patologia forse è presto, vorrei aspettare per riprendere l’argomento in un tempo successivo più adeguato.

 

 

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Mara Durigo
(Docente alla Scuola Primaria “Il Pellicano” di Bologna)

 

 

 

© Pubblicato sul n° 38 di Emmeciquadro

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