Enrico Ruggeri: “Rock in italiano? Una sfida”/ “Lingua inadatta… Amo Aznavour”

- Alessandro Nidi

Enrico Ruggeri, vincitore del Premio Tenco, ha parlato della sua passione per la musica rock e delle difficoltà riscontrate con la lingua italiana

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Enrico Ruggeri (Rai News 24)

Enrico Ruggeri ha ricevuto il Premio Tenco ed è stato intervistato a margine della cerimonia di consegna da parte dei colleghi di Rai News 24. Una chiacchierata breve, trasmessa all’interno del programma “Tutti frutti”, nel quale è stato dato spazio al cantante e a tutti gli altri artisti premiati. La motivazione del riconoscimento consegnato tra le mani di Ruggeri è stata la seguente: Tra rock e chanson, scavando intorno alle emozioni”. Un riassunto perfetto e calzante, che riassume in pochissimi vocaboli una carriera lastricata di successi e di pagine importanti della storia della nostra canzone.

La storica voce dei Decibel ha rivelato: “Io nasco come cantante, il rock fa parte del mio Dna. Al tempo stesso, però, so a memoria Aznavour, ho un amore per la parola. La vera sfida è fare rock, è fare musica robusta su una lingua non attrezzata per fare il rock come quella italiana. Si tratta di una sfida difficile, spero di riuscire a vincerla con amore e dignità. Tutte le sillabe nella lingua inglese sono accentate alla fine, mentre nella lingua italiana l’accendo cade spesso a metà parola: per questo è un idioma meno adatto per il rock”.

ENRICO RUGGERI: “VEDO ACHILLE LAURO E ASPETTO”

Peraltro, in un’altra recente intervista, rilasciata al “Corriere della Sera”, Enrico Ruggeri sottolineò come servano 30 o 40 anni per poter giudicare definitivamente un artista, senza incorrere nel rischio di prendere cantonate. Questo il concetto da lui espresso: “Il mascheramento è una trovata, la poesia è un’idea. Ma il tempo è galantuomo: vedo Achille Lauro e aspetto”.

In tale circostanza, Ruggeri si espresse anche sui Maneskin, reduci da un’annata trionfale, che li ha portati dalla vittoria del Festival di Sanremo a quella dell’Eurovision Song Contest 2021: “Finalmente vedo dei ragazzi che, come me agli esordi, passano la vita in cantina a provare e non andare a caccia di follower in rete”. Ha fatto infine menzione del collega che più gli ha dato nel corso della sua carriera: “Da un punto di vista intellettuale Francesco De Gregori, anche se non gli ho mai chiesto nulla”.



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