Enrico Varriale: “Mai picchiato la mia ex compagna”/ “Ho sbagliato ma vi spiego”

- Davide Giancristofaro Alberti

Enrico Varriale intervistato stamane dai microfoni di Repubblica, racconta la verità sulle accuse di stalking e molestie verso la sua ex compagna

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Enrico Varriale (Foto: LaPresse)

Racconta la sua verità Enrico Varriale, noto giornalista sportivo di Rai Sport, accusato di stalking e di molestie dalla sua ex compagna. «Lo so benissimo, ho fatto qualcosa che non può e non deve essere fatto. Mai», esordisce il collega intervistato stamane dai microfoni di Repubblica «Lo so che è successo qualcosa che non doveva succedere – ribadisce – o meglio, che ho fatto qualcosa che non dovevo fare. Ma so anche che non sono il mostro di Milwaukee e penso che sia giusto dire come sono andati davvero i fatti». Enrico Varriale dovrà subire un processo, ma lo stesso non appare affatto spaventato all’idea, anzi: «Il gip ha accolto la tesi della Signora. E per questo motivo, insieme ai miei avvocati Fabio Lattanzi e Stefano Maranella, ho deciso di affrontare il processo con rito ordinario. Così avrò modo di raccontare l’intera storia in un dibattimento».

Quindi ha cercato di ricostruire nei dettagli cosa sia successo fra lui e la sua ex, fino a quel fatidico 6 agosto 2021, giorno in cui, secondo l’ex fidanzata del giornalista, sarebbe avvenuta un’aggressione ai suoi danni. «Lei viveva a Pesaro col marito. Io ero un uomo libero, a Roma. Con la Signora avevamo cominciato a frequentarci a novembre. Lei veniva a Roma, da me, una settimana sì e una no. Era “prigioniera” — diceva così — di un matrimonio inesistente. Piangeva al telefono, si sentiva in gabbia. Ritenevo la cosa umiliante per lei e per me, così le ho chiesto di scegliere, un rapporto saltuario non mi interessava. A maggio, come tappa intermedia aveva affittato una casa vicino alla mia. Però le ho detto: il 15 luglio dopo gli Europei o prendi una decisione o la finiamo. Non ebbi risposta. Il 29 luglio ci vediamo a Roma per decidere se fare qualche giorno di vacanza insieme in Costiera amalfitana. Quella sera lei si accorse che avevo cambiato password al computer — prima usavo il suo nome — ha dato di matto… e mi ha tirato il computer in faccia. Poi però abbiamo fatto pace e siamo partiti».

ENRICO VARRIALE: “ECCO COS’ACCADDE IL 6 AGOSTO…”

Varriale ha proseguito nel suo racconto: «Il 5 agosto a sera da Pesaro mi ha raggiunto di nuovo. Eravamo a casa, lei stava rifacendo il letto e mi ha provocato. Ha cominciato ad accennare alle mie avventure… L’avevo tradita? Dal 15 luglio ero un uomo libero. Prima l’ho rispettata, in ogni senso. La sera del 5 non sono caduto nelle provocazioni e me ne sono andato. Il 6 agosto? Di quel giorno voglio dire due cose. La prima: non le ho mai messo le mani al collo». Il giornalista sportivo ribadisce di non aver mai picchiato l’ex fidanzata: «Al Gemelli le hanno fatto una prognosi, di cinque giorni… Un’abrasione alla base del collo… solo un’abrasione. La seconda cosa è che ci siamo colpiti tutti e due. Non l’ho picchiata. Non ho provato a strangolarla. È stato un litigio. Alla fine avevo l’occhio pesto, quello messo peggio ero io. Lo hanno visto diverse persone, anche nei giorni successivi. Ma io non mi sono fatto refertare. Una colluttazione non è meno grave. È comunque diverso. Io non ho mai picchiato una donna. Sono della scuola che nemmeno con un fiore. Questo è stato il primo 25 novembre in cui non ho moderato o partecipato a qualche evento importante in difesa delle donne. Anzi. Mi consenta di esprimere la mia massima solidarietà alla collega Greta Beccaglia». Quindi ha spiegato nel dettaglio cos’è successo: «Stavamo litigando. Io parlavo lei chattava. Le chiedo di smettere. E una volta, e due e tre. Le tiro via il telefonino. Lei mi salta addosso. Non le ho mai messo le mani alla gola. Sono cose he non devono capitare. Non mi sono controllato. Ma non sono un violento, non sono uno stalker, non ho provato a strangolarla»

ENRICO VARRIALE: “NON SONO UNO STALKER, I MESSAGGINI E LE TELEFONATE…”

«Non sono uno stalker – ribadisce Enrico Varriale, che poi giustifica così i messaggi sul telefonino di lei – dal sei agosto al 27 settembre, 43 messaggi. Eravamo abituati a scambiarcene trenta-quaranta al giorno. Se mi avesse detto “mi disturbi” sarei sparito, ma lei non rispondeva né mi ha bloccato. Per altro in quei 40 giorni, 25 sono stato fuori Roma». Sulle chiamate notturne: «Ma lei era famosa perché non dormiva mai. Si alzava alle tre e cominciava a scrollare il telefono. Una volta era online e ho provato…».

Enrico Varriale ci tiene anche a precisare una cosa sulla Rai, l’azienda per cui lavora: «Si è comportata con me in modo corretto. Non mi ha sospeso come è stato scritto». Il giornalista di Repubblica chiede quindi come mai agli atti vi sia una proposta da 15mila euro alla ‘Signora’ per ritirare la denuncia: « Non era per comprare il suo silenzio – replica Varriale e conclude – la mia immagine era già stata distrutta. Era un tentativo, suggerito dal mio avvocato, di accorciare la gogna mediatica per me e per lei».

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