Enzo Bianchi lascia la Comunità di Bose/ Va a Torino dopo ‘esilio‘ del Vaticano

- Niccolò Magnani

Enzo Bianchi lascia definitivamente la Comunità di Bose dopo due anni di polemiche e esili “mancati”: lo scontro con il delegato pontificio e il nuovo scenario

Papa con Enzo Bianchi
Papa Francesco con Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose (LaPresse)

Alla fine il fondatore lascia la sua “creatura”: Enzo Bianchi ha deciso di lasciare definitivamente la Comunità di Bose e si trasferirà in un alloggio a Torino assieme a due fratelli monaci che hanno chiesto di vivere “extra domum” per poterlo assistere. 78 anni lo scorso 3 marzo, molto provato fisicamente da una salute precaria e dagli ultimi mesi di fortissime polemiche anche sulle cronache nazionali per il Decreto inappellabile del 13 maggio 2020 siglato da Papa Francesco che invitava l’allontanamento del fondatore di Bose dalla “sua” Comunità.

Come scrive Repubblica annunciando la decisione del “monaco laico” Enzo Bianchi avrebbe accettato di allontanarsi dopo le polemiche sorte all’interno del “nuovo” gruppo dirigente in Bose perché vi sarebbe stato un canale continuo di comunicazione con il Papa «Tant’è che Bianchi ha frenato tanti amici dall’intraprendere iniziative pubbliche d’impatto a suo favore». L’esilio accordato anche da Bianchi ora potrebbe dare quella serenità all’ambiente mancato per molti mesi dopo lo scontro con il delegato del Vaticano Padre Amedeo Cencini e l’allontanamento-cacciata di alcuni confratelli (gli ultimi tre negli scorsi giorni, Lino Breda, Antonella Casiraghi e Goffredo Boselli).

PERCHÈ ENZO BIANCHI SE N’È ANDATO DALLA COMUNITÀ

All’origine del caos in Bose vi sarebbero però non degli scandali economici o sessuali, ma delle “mere” beghe interne e gelosie tra i monaci più giovani e il gruppo storico fedele a padre Enzo Bianchi. Secondo La Stampa, il vero punto di svolta e di scontro è giunto negli scorsi giorni in merito allo Statuto della Comunità di Bose, contestato mentre vi era il braccio di ferro continuo tra Cencini e Bianchi sul mancato trasferimento del fondatore a Cellole in Toscana: «Il testo era stato approvato a Bose nel novembre del 2016, quando fratel Enzo decise di passare il testimone al nuovo priore Luciano Manicardi. Trentadue articoli e una norma transitoria, quella nella versione circolata, che attribuisce a Bianchi il ruolo di “priore emerito” con poteri di rappresentanza», scrive ancora Rep, ma è proprio il 17 marzo scorso che dalla Comunità arriva un netto “no” a quello Statuto, accusando di esserci delle versioni “contraffatte” che non aiutano a districare l’intera matassa. Dalle ricostruzioni fatte dal quotidiano in mano al gruppo GEDI, la norma transitoria sarebbe stata messa all’insaputa del fondatore da alcuni monaci di Bose per provare a “sanare” i dissidi interni, creando però di fatto un problema ancora più grande in quanto causando un autentico “falso in atto pubblico”. Nessuno però ha confermato né smentito questa ricostruzione e oggi, nel giorno della Domenica delle Palme, l’unico annuncio fatto è l’allontanamento a Torino di Enzo Bianchi. Probabilmente dopo Pasqua qualcosa in più si saprà nell’intricato e caotico “mistero-Bose”.



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