EX ILVA, ARCELORMITTAL DEPOSITA ATTO RECESSO/ Conte vs M5s, appello Salvini a Governo

- Niccolò Magnani

Ex Ilva, ArcelorMittal deposita atto per il recesso. Scontro tra M5s e Conte, Salvini al Governo: “Scudo penale o nessuno investirà di noi”

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ArcelorMittal, lo stabilimento ex Ilva di Taranto (LaPresse)

«Sono certo che tutto il Governo saprà lavorare da squadra per trovare una soluzione concreta per l’ex Ilva»: così Luigi Di Maio sul fronte ArcelorMittal-Governo. Il leader del Movimento 5 Stelle ha sottolineato che non è possibile «rimanere in ostaggio di un’azienda, Mittal deve rispettare gli impegni presi», evidenziando che «da parte del M5s c’è tutto il sostegno dell’azione collegiale dell’esecutivo, in questi casi serve lucidità e grande senso di responsabilità». E pochi minuti fa è arrivato l’appello di Matteo Salvini nel corso della registrazione di Di Martedì: «Noi combattemmo con i 5 Stelle sullo scudo penale e infatti lo abbiamo rimesso. Ora faccio un appello a chi c’è al governo: salvate l’Ilva, rimettete quel provvedimento altrimenti nessuno verrà più a investire in Italia», riporta Il Tempo. Il segretario federale della Lega ha aggiunto: «La vicenda Ilva oltre che essere un dramma per 10mila operai, i segnali che arrivano dalle imprese straniere è devastante. Perchè al di là della vicenda di Taranto tu stai dando al mondo il segnale che in Italia è meglio non investire perché tu firmi un contratto nel 2019 e te lo cambiamo nel 2020». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

EX ILVA, SINDACATI: “INCONTRO URGENTE CON ARCELORMITTAL”

Nuovi aggiornamenti sull’ex Ilva dopo la mossa di ArcelorMittal di depositare l’atto di recesso. I sindacati hanno chiesto un incontro urgente con la multinazionale franco-indiana «per discutere sulle prospettive e sul rispetto degli accordi e impegni assunti»: il tavolo, evidenziano Fim-Fiom-Uilm, deve svolgersi al Ministero dello Sviluppo Economico. Nelle scorse ore si è parlato molto dell’ipotesi nazionalizzazione, ecco il commento di Silvio Berlusconi: «Dall’Ilva come se ne esce? Entrandoci, con i soldi di tutti noi. Non credo ci sia altra soluzione», le parole del Cavaliere durante la registrazione del Maurizio Costanzo Show, con il leader di Forza Italia che ha attaccato duramente il Governo per la gestione del dossier. Di parere diverso Confindustria: «Non amiamo le nazionalizzazioni, i problemi non si possono risolvere così: le polemiche e le colpe non servono più, aspettiamo che Conte lavori e che si trovi una soluzione che unisca sostenibilità ambientale e sostenibilità economico-sociale», la posizione di Vincenzo Boccia. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

EX ILVA-ARCELORMITTAL, SCONTRO M5S-CONTE

E sullo scudo penale il rapporto tra M5s e Premier Conte (ma anche tra base grillina e il leader Di Maio) si incrinano non poco: dopo la riunione con i gruppi parlamentari, quello che ne esce non sono certo buone notizie per il proseguimento della trattativa con ArcelorMittal (essendo già slittata a data da destinarsi l’incontro inizialmente previsto per ieri, spostato poi ad oggi). «Te lo puoi scordare, non lo voterò mai», avrebbe detto Barbara Lezzi al Premier Conte davanti alla richiesta di votare lo scudo penale per l’ex Ilva, con lo stesso Presidente che avrebbe replicato «Barbara come fai a non capire la gravità della situazione?» (fonte HuffPost, ndr). Altri parlamentari sarebbero però con l’ex Ministro del Sud, il che rende la situazione tutt’altro che semplice. Se ci si aggiunge l’incendio-incidente avvenuto oggi alla acciaieria 2 dell’ex Ilva di Taranto, si comprende come l’escandescenza sull’asse Roma-Puglia sia tutt’altro che lieve. Nel frattempo ArcelorMittal ha presentato l’atto di recesso al Tribunale di Milano, contro il quale i commissari hanno già spiegato ieri che presenteranno ricorso a breve: il rischio di far slittare l’incontro Conte-vertici azienda alla prossima settimana, al momento, è molto concreto.

CONTE “PRONTO CANTIERE TARANTO”

Continua a restare nell’incertezza il futuro delle acciaierie ex Ilva. Il gruppo franco indiano ArcelorMittal sembra ormai deciso a sfilarsi, nonostante le “concessioni” del governo, e di conseguenza l’esecutivo sta lavorando ad un piano B per provare a salvare lo stabilimento siderurgico più grande d’Europa. A riguardo, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha scritto una lettera ai ministri, in cui si legge, come riporta Repubblica: “Durante la mia recente visita a Taranto, ho potuto constatare come la vicenda dello stabilimento industriale ex Ilva costituisca solo un aspetto, seppure di assoluto rilievo, di una più generale situazione emergenziale in cui versa la città e la sua popolazione”. Il premier invita la politica ad assumersi le sue responsabilità, misurandosi con una sfida complessa: “che coinvolge valori primari di rango costituzionale, quali il lavoro, la salute e l’ambiente, tutti meritevoli della massima tutela, senza che la difesa dell’uno possa sacrificare gli altri”. Conte ha quindi invocato la necessità di aprire un “cantiere Taranto”: “all’interno del quale definire un piano strategico, che offra ristoro alla comunità ferita e che, per il rilancio del territorio, ponga in essere tutti gli strumenti utili per attrarre investimenti, favorire l’occupazione e avviare la riconversione ambientale”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

EX ILVA, COMMISSARI CONTRO ARCELORMITTAL

I commissari straordinari manutentori dell’ex Ilva in attesa del passaggio ad ArcelorMittal hanno annunciato – dopo l’anticipazione dello stesso Premier Conte – che nei prossimi giorni presenteranno al Tribunale di Milano un ricorso d’urgenza cautelare che imporrebbe alla multinazionale dell’acciaio la gestione dell’ex Ilva visto che «mancano le condizioni giuridiche per il recesso dal contratto di affitto preliminare alla vendita». Domani sempre a Milano è slittato il deposito per volontà dell’ArcelorMittal dell’atto con cui la multinazionale chiede il recesso ufficiale dell’intera trattativa. Per il Ministro delle Finanze Gualtieri però, ogni sforzo del Governo dovrà essere teso «per mettere tutti gli strumenti necessari, tutti gli strumenti di cui dispone, per una prospettiva di sviluppo che sia di mercato». Intervenuta in una diretta Facebook organizzata dall’Agenzia Dire, l’ex segretaria della Cgil Susanna Camusso spiega come sull’ex Ilva «la soluzione è trovare un punto di sintesi tra investimenti, innovazione e produzione dell’acciaio di cui il Paese ha bisogno». Non solo, per la sindacalista non bisogna tornare a ripetere gli errori del passato «non bisogna discutere delle cause penali che è guardare il dito, ma bisogna evitare di pensare che tutto dipenda da loro: la multinazionale ha fatto un accordo, dovrebbero rispettarlo, ma se non sono disponibili il paese deve essere in grado di dare una soluzione anche passando attraverso l’intervento pubblico».

DOMANI CONTE VEDE I VERTICI DI ARCELORMITTAL

Si terrà domani il vertice, a questo punto decisivo, tra il Premier Conte, il Governo e i responsabili di ArcelorMittal per provare a salvare quel “filo di speranza” che ancora resta per i lavoratori dell’ex Ilva e in generale per l’intera città di Taranto. Parlando ad Uno Mattina oggi, Di Maio ha spiegato come il Governo intenda riproporre il tema dello scudo penale ma solo davanti alla promessa su tutti gli altri accordi già pre-siglati: «Lo scudo penale è stato già proposto ma A.Mittal ha confermato i 5 mila esuberi nonostante un contatto firmato solo un anno fa che non prevede questa soluzione», sottolinea il Ministro degli Esteri e aggiunge «Il tema è che l’Italia si deve far rispettare, deve far rispettare un contratto e dispiace che i sovranisti stiano dall’altra parte». Intervistato invece dal Fatto Quotidiano, il Premier Giuseppe Conte ribadisce il concetto e le “condizioni” per il vertice di domani a Palazzo Chigi, volto ad evitare la chiusura della più grande azienda del sud Italia: «Soltanto se Mittal venisse a dirci che rispetterà gli impegni previsti dal contratto – cioè produzione nei termini previsti, piena occupazione e acquisto dell’ex Ilva nel 2021 – potremmo valutare una nuova forma di scudo». Lo stesso Presidente del Consiglio annuncia poi una piena battaglia legale qualora non si arrivasse ad un accorto totale: «un procedimento cautelare per ottenere dal Tribunale di Milano una verifica giudiziaria sulle loro e le nostre ragioni entro 7-10 giorni».

EX ILVA, RENZI “INGUAIA” IL GOVERNO CON UN EMENDAMENTO

Nel frattempo, il caos giudiziario-industriale che rischia di scatenarsi ancor di più sull’asse ex Ilva-ArcelorMittal-Governo vede costretto a ritornare sul tema il titolare del Mef, Roberto Gualtieri: il Ministro stamane ha voluto allontanato l’ipotesi lanciata da una larga parte della sua stessa maggioranza, «nazionalizzare l’ex Ilva sarebbe una pericolosa illusione», anche se aggiunge «intervento di Cdp non è invece escluso». Di tutt’altro avviso era stato ieri il leader della Cgil Maurizio Landini parlando a In mezz’ora in più con Lucia Annunziata, «Noi troveremmo utile che dentro a questa società ci sia anche una presenza pubblica: era una delle cose che si stava discutendo da tempo. Il governo decida con quale strumento esserci: se Cdp o un altro fondo, così come succede nel resto d’Europa e del mondo». Nel frattempo però i “guai” sull’ex Ilva per il Governo non arriva solo da ArcelorMittal ma dallo stesso schema di maggioranza: Italia Viva per volontà di Renzi e Bellanova ha presunta un doppio emendamento al Dl Fiscale per riproporre lo scudo penale per ArcelorMittal sul fronte Ilva: uno singolo per il caso di Taranto, l’altro in via generale per tutte le imprese impegnate nell’ambito del processo produttivo in un’opera di bonifica ambientale. Il problema è che l’emendamento di Iv che fa parte del governo di fatto “smentisce” lo stesso Premier Conte che ha sempre ribadito come quello scudo penale deve essere re-inserito veicolato però da condizioni molto strette ancora tutte da negoziare nel vertice di domani. Non solo, la fronda dei M5s pugliesi capeggiata da Barbara Lezzi – la stessa che produsse l’emendamento in Decreto Crescita da cui si origina l’intera baraonda di Mittal, avendo cancellato lo scudo penale col voto del Governo giallorosso compatto – resta completamente schierata sulla revoca dello scudo, con il forte rischio di arrivare così alla spaccatura completa dell’esecutivo laddove si dovesse arrivare al voto di fiducia in Parlamento.

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