FINANZA E POLITICA/ ITA e Carige: Germania e Francia sui “carrozzoni” italiani

- Nicola Berti

Su ITA e Carige sembra esserci l’interesse di due colossi come Lufthansa e Credit Agricole, con operazioni che potrebbero andare in porto

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Saranno pure carrozzoni dissestati ITA e Carige: la seconda letteralmente in vendita al prezzo simbolico di un euro, mentre chiunque volesse l’ex compagnia di bandiera dovrà essere disponibile a ricostituirne il capitale e l’intero impianto d’impresa. Eppure – nelle stesse ore in questo turbolento inizio di 2022 –  sui carrozzoni tricolori si stanno addirittura due giganti europei: il francese Credit Agricole per Carige (attraverso la controllata italiana Cariparma) e la tedesca Lufthansa per ITA.

Per la banca genovese si va imbastendo addirittura un’asta: Cariparma CA è scesa in campo dopo che Bper, poco prima di Natale, aveva bruciato i tempi, tentando forse un blitz. Ma il Fondo interbancario di tutela dei depositi – pur tra qualche sorpresa e malumore – aveva lasciato sul tavolo la manifestazione d’interesse della Popolare modenese,  ha avuto buon gioco nell’attendere un terzo contendente: il megafondo Cerberus, non nuovo a interessi per le banche europee in transizione. Forse il suo ruolo sarà quello di consentire un duello vero fra le due banche emiliane, con al centro la minor perdita fatta pesare al Ftid: a sua volta finanziato dall’intero sistema bancario nazionale.

La scelta del Ftid è attesa per oggi. I rumor hanno dato a lungo in vantaggio Cariparma, fino a che – nelle ultime ore – è filtrata notizia di un miglioramento finale del progetto Bper, che ha come azionista di riferimento una potenza politico-finanziaria come Unipol.  È comunque difficile non vedere nel Credit Agricole (uno dei tre grandi poli francesi con Bnp e SocGen) l’ombra lunghissima di Parigi sulla grande impresa italiana: rinfrescata da pochi giorni dal “Trattato del Quirinale” siglato dal Presidente francese Emmanuel Macron con Mario Draghi, alla presenza di Sergio Mattarella.

Analogamente, Lufthansa si sta muovendo su una rotta consolidata da tempo: quella che l’ha portata via via a fare da centro di gravità per una serie di compagnie di bandiera variamente decadute in Europa (da Swiss ad Austrian a Brussels fino alla piccola italiana Air Dolomiti). ITA ha ormai la stazza di quei vettori, tutti reduci da fallimenti come quelli ripetuti di Alitalia. La quale, certamente, poteva riprovarci con Air France, ma sulle orme di una storia di insuccesso. Il fatto invece che il Covid abbia portato una parziale ristatalizzazione di Lufthansa sembra suonare a conferma di un connotato politico del “deal” in incubazione.

Il nuovo Governo Scholz, a Berlino, deve e vuole riempire subito il vuoto lasciato da Angela Merkel nell’Europa germanocentrica. Un’eredità Merkel peraltro discussa sul piano del sostegno all’Azienda Germania nel campo del big business europeo. Se l’esecutivo “Semaforo” si presenterà a sud delle Alpi offrendo subito aiuto all’europremier italiano Draghi per stabilizzare ITA, certamente recupererà subito terreno su Macron: tanto che gli ambienti  diplomatici non escludono che Italia e Germania possano stringere un patto parallelo a quello fra Roma e Parigi. Una rete di “bilaterali” come fondamento della complessa stagione di riforme in arrivo per la governance Ue.

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