FORMAZIONE PROFESSIONALE/ Il sistema da sbloccare per aiutare giovani e lavoratori

- Massimo Ferlini

È in corso in questi giorni la Settimana europea della formazione professionale. L’Italia ha dei ritardi in questo campo che andrebbero superati

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È in corso in questi giorni la Settimana europea della formazione professionale. Arrivata alla quinta edizione la manifestazione, quest’anno obbligatoriamente in formato digitale, vedrà oltre 400 iniziative che si svolgeranno fino a oggi in tutti gli Stati europei. Come tutte le iniziative europee, rischia di essere molto istituzionale, coinvolgere molti operatori e i loro territori, ma non avere la capacità di rivolgersi alla popolazione europea con un messaggio in grado di mobilitare il consenso. È un vero peccato perché, nel caso specifico della formazione professionale, il pungolo europeo può essere fondamentale per smuovere quei Paesi che sono in forte ritardo nell’impegno, ormai più che ventennale, a creare e far crescere un sistema di formazione professionale comune in tutta l’Unione europea.

Per formazione professionale in Europa si intende tutto ciò che contribuisce a sviluppare i talenti tecnico-professionali di ogni persona, attraverso un sistema che sostenga, lungo tutto l’arco della vita, il mettere questi talenti in grado di essere utili alle esigenze del sistema produttivo. Per questo il sistema di riferimento comprende l’istruzione e formazione professionale rivolta ai giovani come percorso parallelo a quello scolastico tradizionale, ma anche tutta la formazione professionale destinata agli adulti per mantenere la loro capacità di affrontare cambiamenti tecnologici e produttivi che incontreranno durante la vita lavorativa.

Per quanto riguarda l’offerta formativa rivolta ai giovani il sistema proposto è quello duale, che privilegia l’alternanza fra aula e laboratorio con esperienze lavorative in azienda. Tale sistema prevede tutti i passaggi per arrivare allo stadio superiore dove acquisire competenze tecniche che in termini di punteggio di crediti formativi (il sistema è sempre più vicino a un riconoscimento valido in tutti i Paesi europei) arriva al livello universitario. Nello stesso tempo, in tutti i Paesi si deve rendere facilmente accessibile il passaggio dal percorso della formazione professionale a quello dell’istruzione tradizionale e viceversa. Questo per affermare sempre più che il valore delle skills individuali richieste dai percorsi di istruzione e formazione tendono ad avvicinarsi e determinano il vero percorso educativo rivolto ai più giovani. Un’offerta di opportunità che porti a sviluppare i desideri e i talenti di ciascuno, in modo che possa dare il migliore contributo allo sviluppo collettivo.

Questa impostazione formativa vede quindi nello sviluppo dell’utilizzo dell’apprendistato il percorso più forte per assicurare un salto di qualità nell’inserimento al lavoro dei giovani. Ciò contribuisce enormemente sia al contenimento degli abbandoni scolastici che alla crescita dei giovani esclusi sia dalla formazione che dal lavoro.

La formazione professionale è oggi ritenuta fondamentale per permettere la transizione economica verso un’economia sempre più digitale e sostenibile. Il salto culturale e produttivo indispensabile per quanto è previsto dal piano europeo di “ricostruzione”, il nostro Green New Deal, vede nella formazione professionale rivolta ai giovani, e nella formazione continua rivolta ai lavoratori coinvolti nella transizione, uno dei pilastri che possono permettere di vivere il cambiamento con politiche del lavoro inclusive.

Nello sviluppo di quanto previsto dalle politiche per la formazione è quindi fondamentale la capacità di operare con la creazione di rapidi programmi che rispondano già, fin dall’ideazione, all’esigenza di utilizzarli per la formazione degli adulti. È questo legame fra formazione professionale rivolta ai più giovani e formazione permanente uno degli anelli fondamentali fra sistema della formazione e politiche attive del lavoro. L’obiettivo del mantenimento e la crescita dell’occupabilità della persona lungo tutto l’arco della vita vede indispensabile l’impegno per un’efficace formazione professionale e servizi al lavoro capaci di fare rete con tutti gli operatori di filiera.

La settimana europea della formazione è, proprio per i suoi contenuti, ritenuta di grande importanza e, per questo, è stata accompagnata nei mesi scorsi da una comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e da una Raccomandazione del Consiglio. Come da prassi europea i documenti fissano nuovi obiettivi quantitativi che ci si aspetta siano raggiunti con lo sviluppo delle azioni suggerite. I nuovi obiettivi (da raggiungersi entro il 2025) sono quelli di contribuire con lo sviluppo della formazione professionale a portare all’82% la percentuale dei diplomati sul totale dei giovani occupati. Ci si propone inoltre che almeno il 60% dei diplomati che escono dal percorso di Istruzione e formazione professionale (Ifp) abbiano usufruito dell’apprendistato basato sul lavoro durante il periodo formativo e in ultimo, si fissa all’8% il numero di giovani in percorsi di Ifp che possano usufruire di periodi di formazione all’estero.

A sostegno di questi obiettivi quantitativi si propongono linee di azione volte a sostenere l’Ifp come reale percorso di istruzione di cui convincere famiglie e sistema di imprese e facilitare il ricorso all’apprendistato (anche nei programmi di Garanzia Giovani) come canale di assunzione dei giovani lavoratori.

Non si dimentica la Commissione che, al fine di mantenere la indispensabile flessibilità dei percorsi di formazione professionale per rispondere al meglio ai mutamenti del sistema produttivo, gli operatori vanno sostenuti con contributi pubblici che li mettano in grado di investire in tecnologie digitali e green per sostenere la svolta economica decisa dall’Europa.

È una nuova grande sfida che dovrà essere attuata anche nel nostro Paese. Noi siamo certamente in ritardo. Pur in presenza di dati positivi sulla efficacia dei percorsi di formazione professionale (circa il 60% dei giovani in uscita si colloca entro 9 mesi dalla fine dei corsi) la diffusione è ancora limitata. Sono meno di 600 mila i giovani in formazione professionale e di questi circa il 50% sono fra Lombardia ed Emilia Romagna. In alcune regioni un vero sistema non è mai decollato e ancora più arretrate sono le esperienze di livello terziario degli Its e degli Ifts. Il Governo sembra addirittura fare marcia indietro sulle misure del sistema duale, che meriterebbe di avere una direzione generale dedicata al ministero del Lavoro, e sull’alternanza.

Ci auguriamo che il nuovo impulso dato dalla Commissione europea porti a impostare una svolta anche in Italia e che la formazione professionale trovi un forte impegno di investimento nei programmi di ricostruzione post-pandemia in corso di elaborazione.

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