“Funerali di Giulia Cecchettin siano testimoni del cambiamento”/ Parsi: “Uomini eccezionali si ribellino”

- Davide Giancristofaro Alberti

Le parole di Maria Rita Parsi sui funerali di Giulia Cecchettin, stamane celebrati in quel di Padova: ecco le sue dichiarazioni a Storie Italiane

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La nota Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta italiana., componente dell’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, già membro del Comitato ONU sui diritti del fanciullo, è stata ospite stamane negli studi di Storie Italiane, programma di Rai Uno condotto da Eleonora Daniele, che oggi è andato in onda in forma ridotta per lasciare spazio alla diretta del funerale di Giulia Cecchettin, la 22enne uccisa da Filippo Turetta e per cui oggi si terrà l’ultimo saluto presso la maestosa cattedrale di Padova.

Commentando le celebrazioni, Maria Rita Parsi ha spiegato, riferendosi in particolare alla reazione del padre di Giulia, il signor Gino, che quest’anno ha perso anche la moglie per un tumore: “Una condizione ammirevole, da una tragedia si cerca di fare una testimonianza e un cambiamento”. E ancora: “Nel funerale di Giulia ci sono quelli di tutte le vittime di femminicidio, il dolore delle famiglie ma anche dei figli orfani di femminicidio che sono una tragedia enorme, e di cui non ne parliamo mai”.

MARIA RITA PARSI SU GIULIA CECCHETTIN: “SONO COMMOSSA”

Quindi Maria Rita Parsi ha aggiunto: “Io sono profondamente commossa, ti ringrazio – spiega rivolgendosi alla conduttrice, Eleonora Daniele – per avermi invitato. Bisogna dire un basta di civiltà assoluta, appellarsi al cuore e alla sensibilità di tutti coloro che educano i bimbi e che hanno figli maschi e che hanno un’educazione da dare, bisogna dire loro di cercare un partner adeguato, poi ci sono i padri eccezionali e sono loro che devono ribellarsi”.

Sulle tempistiche delle forze dell’ordine dopo la denuncia di violenza da parte di una donna, Maria Rita Parsi chiosa: “La giustizia entro 3 giorni deve intervenire? Deve essere immediata la tutela, tre giorni… aspettiamo la resurrezione, ma a volte non è una resurrezione è una morte. Cerchiamo di far cambiare la legge, tre giorni non si possono aspettare, si deve essere tutelati”.







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