I Washington Redskins cambiano nome/ Per le accuse di razzismo e addio degli sponsor

- Claudio Franceschini

I Washington Redskins cambiano nome e logo: la società di football NFL costretta alla storica decisione per le accuse di razzismo dopo la morte di George Floyd, e l’addio degli sponsor.

Washington Redskins lapresse 2020
I Washington Redskins cambiano nome (Foto LaPresse)

I Washington Redskins cambiano ufficialmente nome. La polemica non è certo nuova, ma è solo nella giornata di ieri che il club della NFL ha ufficialmente annunciato il ritiro dell’appellativo della squadra di football, aggiungendo che presto verrà sviluppato un nuovo nome insieme ad un approccio progettuale che “miglioreranno la reputazione del nostro gruppo, orgoglioso e ricco di tradizione, e ispireranno i nostri sponsor, i fan e la community per i prossimi 100 anni”. Non è la prima volta in cui una franchigia degli sport americani cambia nome: solo per rimanere nella capitale degli Stati Uniti, quelli che erano conosciuti come Washington Bullets nel basket NBA sono diventati Wizards, e gli esempi sarebbero ancora molti. La svolta però è dettata dal fatto che i Redskins – vale a dire i pellerossa, i nativi americani – sono stati costretti alla modifica dalle forti polemiche che si sono create a seguito della morte di George Floyd, e che hanno portato anche conseguenze economiche di impatto.

I WASHINGTON REDSKINS CAMBIANO NOME

Che il nome Redskins non fosse troppo popolare si sapeva da tempo: la franchigia è nata nel 1932 a Boston e dopo cinque anni si è trasferita a Washington. All’epoca il riferimento ai pellerossa avrebbe dovuto rimandare a coraggio e fierezza dei nativi americani, e del resto l’associazione in senso stretto sarebbe stata anche felice, ricordando la popolazione originaria; il problema è che l’appellativo, appunto redskins, è stato forgiato proprio dai coloni inglesi e, nella loro accezione, ha sempre avuto un senso spregiativo. Di conseguenza, le polemiche sono sempre esistite: tuttavia Dan Snyder, il proprietario della squadra, si è sempre rifiutato di cambiare nome alla sua celebre squadra, anche perché il marchio è oggi uno dei più immediatamente riconoscibili tra quelli della NFL, ma in generale di tutte le leghe professionistiche degli Stati Uniti. Le cose però sono cambiate con la morte di George Floyd, e il ritorno del movimento Black Lives Matter: basti pensare che la NBA ha selezionato una lista di slogan “a tema” dai quali attingere per aggiungerlo sulle maglie alla ripresa del campionato, nella bolla di Disney World.

Sul lato Washington Redskins, le pressioni sono diventate insostenibili quando gli sponsor si sono tirati indietro: FedEx, che dà anche il nome allo stadio, ha caldamente invitato a cambiare il nome e si sono fatte sentire anche Pepsi e Bank of America. Per non parlare della Nike, che è sponsor ufficiale: quando il colosso dei marchi sportivi ha ritirato il merchandising dai suoi negozi, si è capito che la situazione stesse per sfuggire di mano. Anche perché la franchigia dei Redskins vale secondo Forbes 3,4 miliardi di dollari, una cifra che è tre volte superiore a quella del Real Madrid; ora si attende solo di scoprire quale sarà il nuovo nome della squadra di football, che del resto sarà costretta anche a cambiare logo. Non solo per associarlo, all’appellativo, ma anche perché lo stesso pellerossa con le piume in testa era stato giudicato razzista e offensivo nei confronti dei nativi americani.

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