IMMUNI/ Le fake news e le verità sul funzionamento della App di tracciamento

- Patrizia Feletig

L’App Immuni è scaricabile e da oggi il tracciamento sarà attivo sotto forma di test per poi cominciare sperimentalmente in 4 regioni

arcuri app immuni
App Immuni

Finalmente ci siamo. L’App Immuni è stata rilasciata. Da lunedì 1 giugno sul sito ufficiale oppure su sugli store di Android e Apple è possibile per chi ha sistemi operativi aggiornati, scaricare l’applicativo che allerta sul possibile rischio di esposizione a un soggetto positivo al coronavirus. Il tracciamento è attivato sotto forma di test da oggi (3 giugno), mentre dall’8 giugno partirà la sperimentazione in 4 regioni italiane: Liguria, Abruzzo, Marche e Puglia.

Come accertato dopo la pubblicazione sul web dei codici sorgenti e ufficialmente avvallato dal Garante per la Privacy, la soluzione sviluppata dalla softwarehouse Bending Spoons in collaborazione con il centro medico diagnostico Santagostino, non mette in gioco l’identità e funziona senza seguire gli spostamenti ed esporre dati personali degli utilizzatori in conformità con i principi indicati dalla Comunità europea. Tra questi che l’utente abbia più di 14 anni, i dati raccolti siano cifrati e conservati in Italia, il loro trattamento affidato allo Stato e tassativamente cancellati entro fine anno.

Scaricando Immuni non sono richieste generalità, mail o numero di telefono, ma unicamente l’attivazione del Bluetooth, la regione e provincia di residenza. Questi dati saranno utili per aiutare le istituzioni sanitarie a capire l’andamento dei contagi e prevenire un sovraffollamento delle terapie intensive.

Come spiegato qui, attraverso il sistema Bluetooth LE (a basso consumo della batteria del telefono), l’app rileva la vicinanza fra due dispositivi e registra sullo smartphone di ciascun utilizzatore una lista di codici identificativi anonimi dei dispositivi con cui è entrato in contatto e che, a loro volta, hanno preso parte al programma. Qualora uno risultasse positivo, riceverebbe dal personale sanitario autorizzato un codice alfanumerico che gli permette di caricare sul server del ministero della Salute i codici cifrati raccolti da altri smartphone, immagazzinati nel suo telefono e azzerati ogni 15 giorni. Va chiarito che questo passaggio non è obbligatorio, ma rimesso alla libera scelta del soggetto contagiato. La procedura quindi prevede che, in base a dei parametri riferiti alla distanza (intensità del segnale Bluetooth) e durata del contatto, sarà il sistema del Ministero a diramare, tramite l’App, delle notifiche ai dispositivi dei soggetti aderenti a Immuni risultanti esposti a un presunto rischio contagio, invitandoli all’autoisolamento o in caso di comparsa di sintomi, di sottoporsi al test diagnostico.

È possibile accendere e spegnere l’App la quale, come spiegato nella schermata iniziale, è effettivamente operativa anche quanto chiusa, ma può essere temporaneamente bloccata disattivando il Bluetooth dalle impostazioni.

Notevole invece l’esposizione alla disinformazione: tra queste, il falso allarme al “subdolo” l’inserimento di Immuni per default mediante l’ultimo aggiornamento del sistema operativo del cellulare. La dicitura Notifiche di esposizioni al CoviD19 che compare sulla videata si riferisce alle interfacce di programmazione fornite da Apple e da Google a cui gli sviluppatori delle App nazionali, Immuni nel caso specifico si appoggiano per creare le proprie applicazioni. Senza il download di Immuni, rimangono meri requisiti tecnici senza funzionalità.

Se con Immuni la privacy è blindata, chi aderisce a programma deve invece diffidare da false comunicazioni e richieste di informazioni personali che giungano da canali diversi dalle notifiche dell’App come sms, telefonate, e-mail. Sono furti di identità o tentativi di diffusione di virus informatici.

Immuni non è né un salvacondotto, né un apriporta, ma uno strumento informativo integrativo lasciato alla libera scelta e al rispetto del senso di comunità di ciascuno. Non sono previsti né incentivi, né limitazioni per chi scarica Immuni. La sua efficacia, stando alle stime degli esperti, richiederebbe una percentuale di adozione elevata, circa 30 milioni di download, e comunque non è la scorciatoia digitale alle tradizionali tecniche di tracciamento sul terreno. Così come ai dati devono seguire azioni. Tipo campagne di tamponi a tutti i soggetti che hanno avuto contatti nelle due settimane precedenti con un soggetto risultato positivo.

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