INTELLIGENZA ARTIFICIALE/ La strategia italiana che va oltre big data e IoT

- Patrizia Feletig

Un gruppo di esperti nominati dal Mise ha messo a punto in un anno e mezzo la Strategia italiana per l’intelligenza artificiale

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LaPresse

Antropocentrica, a sostegno di uno sviluppo inclusivo e della sostenibilità ambientale, per uno Stato più equo e una Pubblica amministrazione più efficiente. Questa in estrema sintesi l’impronta della governance sull’intelligenza artificiale (Ai) proposta nel documento rilasciato dal gruppo di 30 esperti che per un anno e mezzo hanno lavorato sotto l’impulso del ministero dello Sviluppo economico, formulando 82 raccomandazioni affinché si possa esplicarne tutto il potenziale e mitigarne i relativi rischi.

Cogliendo l’aspetto trasversale di una tecnologia con un impatto trasformativo in ogni settore della società, ma anche con la consapevolezza che un suo incauto uso possa scatenare degli effetti pericolosi per la tenuta sociale così come per l’ordine mondiale, il documento finale riflette un’encomiabile ampiezza di visione. Questa è l’espressione della contaminazione di saperi e competenze del gruppo di lavoro che ha mescolato esponenti delle scienze dure con quelle cognitive e sociali. Filosofi, ingegneri, data scientist, sindacalisti, rappresentanti dell’associazionismo consumeristico, informatici, teologi, hanno dato il proprio contributo per delineare un Ai aperta, affidabile, a beneficio della collettività. Un’intelligenza sintetica pronta a essere complementare e funzionale all’intelligenza umana qualunque sia il ruolo nella società: lavoratore, cittadino, consumatore o utente

Questo documento che offre al Governo idee e proposte per mettere l’Italia sulla strada giusta in questa trasformazione, si articola in tre parti: la prima è dedicata all’analisi del mercato globale, europeo e nazionale dell’Ai, a seguire la descrizione degli elementi fondamentali della strategia, mentre la terza approfondisce la governance proposta per l’Ai italiana e propone alcune raccomandazioni per l’implementazione, il monitoraggio e la comunicazione in tema di Ai.

Banalizzando, se si considera che l’Ai è un ecosistema di modelli e tecnologie che usati in maniera integrata intervengono sulla percezione, il ragionamento, l’interazione e l’abilità di apprendimento autonomo da parte di macchine senza l’intervento umano, non né facile, né agevole decidere quale strada prendere. A seconda della direzione scelta, l’Ai potenzia la nostre capacità di scelte oppure restringe la nostra autonomia; amplifica l’esperienza umana oppure la sostituisce; crea nuova occupazione o distrugge lavori; migliora la redistribuzione delle risorse oppure inasprisce le disuguaglianze, può essere un catalizzatore di democrazia o un suo killer.

Sicuramente l’intelligenza artificiale è il fulcro di un sistema produttivo evoluto. “Ne discende la competitività anche delle Pmi”, puntualizza Marco Bentivogli, neo-dimissionario segretario dei metalmeccanici della Cisl e membro del gruppo di esperti. Da sempre sostiene l’Ai come fattore abilitante dell’innovazione, per aiutare le piccole realtà a crescere e ora anche per favorire il reshoring con il ritorno sul territorio italiano di manifatture che hanno delocalizzato. Anche se le aziende europee e in particolare quelle italiane scontano il ritardo nell’adozione e diffusione delle tecnologie digitali rispetto ad americani e cinesi. Il settore digitale e Ai rappresenta l’1,2 % del Pil (1,7% la media europea) contro il 2,2% della Cina e il 3,3% degli Usa.

Dalla robotica alla difesa, dalle smart city alla guida autonoma, dall’analisi dei big data ai servizi correlati, dieci i campi prioritari in cui investire: internet delle cose, manifattura, robotica, servizi (come sanità e finanza), trasporti, agricoltura ed energia, aerospazio e difesa, Pubblica amministrazione, cultura e digitale in campo umanistico. Il piano italiano va ad aggiungersi alle decine presentati da altre nazioni, ricevendo il plauso come il più completo dal Brooking Institute, think tank statunitense che ha condotto un’analisi su 34 piani strategici nazionali. In testa la Cina che si è data come traguardo il dominio del settore entro il 2030. Mentre il dipartimento per la difesa statunitense ha approvato per il prossimo quinquennio investimenti 2 miliardi di dollari per l’avanzamento dell’intelligenza artificiale.

Salute, trasporto, ambiente e sicurezza nazionale che sono anche i pilastri dell’approccio europeo all’Ai indicati dal High Level Expert Group, alleanza di esperti nominati dalla Commissione europea. Loro, per realizzare il trasferimento tecnologico e di competenze, preconizzano una struttura a nodi distribuita territorialmente di alcuni centri di eccellenza per valorizzare e potenziare i migliori ecosistemi che hanno già aree di preminenza ed esperienza di collaborazione interdisciplinare e industriale, piuttosto che far partire nuove realtà da zero. D’ispirazione opposta l’assetto proposto nella strategia italiana che tra gli altri, ipotizza la costituzione di un ente Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, I3A, struttura centralizzata di quasi oltre 600 di addetti e circa 220 milioni di costo all’interno di un budget pubblico quinquennale di oltre 880 milioni di euro per l’attuazione del piano nazionale.

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