ITA AIRWAYS/ I dati sull’intercontinentale di Alitalia svelano il salvataggio mancato

- Alessandro Giustolisi

Guardando al passato, Alitalia aveva costruito un’importante rete intercontinentale che Ita Airways ha deciso di trascurare completamente

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Alitalia oggi diventata ITA (LaPresse)

Ben pochi forse sanno che anni orsono Alitalia copriva interamente il globo in maniera omogenea, rendendo possibile raggiungere quasi tutti gli angoli del mondo. Almeno fino a quando è stata una compagnia cosiddetta statale e non vi sono stati il declino dell’etica e della decenza politica con la sua miopia cronica, l’avvento della deregulation, lo sviluppo delle compagnie del Golfo e delle low cost e i dirigenti non all’altezza, eccetto poche eccezioni. In questa tabella trovate i dati relativi ad aprile 2020, periodo pre-Covid considerato normale. Di seguito elenco la differenza con il passato e con quello che avverrà in futuro con ITA.

Nel Nord America e in America Latina, inclusi Caraibi, negli anni sono stati raggiunti: Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Cuba, Curacao, Messico, Perù, Stati Uniti, Uruguay e Venezuela, servendo ben 28 destinazioni in 12 Paesi, contro le 13 destinazioni e i 6 Paesi di aprile 2020. Oggi ITA deve ancora iniziare i voli per Boston, Miami e New York e solo a marzo 2022 li avvierà verso Buenos Aires, Los Angeles, Sao Paulo e Washington: quindi, per ora, solo 7 destinazioni e 3 Paesi.

In Africa incluso il Magreb sono stai raggiunti: Algeria, Angola, Cameroon, Capo Verde, Costa d’Avorio, Egitto, Eritrea, Etiopia, Ghana, Kenya, Libia, Madagascar, Mauritius, Marocco, Nigeria, Repubblica Centroafricana, Repubblica del Congo, Repubblica Democratica del Congo, Senegal, Seychelles, Somalia, Sudafrica, Sudan, Tanzania, Tunisia, Uganda, Zambia e Zimbabwe, servendo ben 35 destinazioni in 28 Paesi, contro le 7 destinazioni e i 6 Paesi di aprile 2020. A oggi ITA vola su Algeri, Il Cairo e Tunisi, quindi solo 3 destinazioni e 3 Paesi.

In Medio Oriente sono stati raggiunti: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Georgia, Giordania, Iran, Iraq, Israele, Kuwait, Libano, Siria, Turchia e Yemen, servendo ben 17 destinazioni in 12 Paesi, contro le 3 destinazioni e i 3 Paesi di aprile 2020 e oggi ITA soltanto raggiungerà Tel Aviv in Israele, quindi solo una destinazione e un Paese.

In Estremo Oriente e Oceania sono stati raggiunti: Australia, Cambogia, Cina, Corea del Sud, Filippine, Giappone, Hong Kong, India, Indonesia, Malesia, Maldive, Pakistan, Singapore e Thailandia, servendo ben 20 destinazioni in 14 Paesi, contro le 4 destinazioni e i 3 Paesi di aprile 2020 e oggi ITA soltanto raggiungerà Tokyo in Giappone, quindi una sola destinazione e un Paese.

In Europa sono stai raggiunti: Albania, Armenia, Austria, Belgio, Bielorussia, Bosnia e Erzegovina, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Macedonia del Nord, Malta, Montenegro, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Serbia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ucraina e Ungheria, servendo ben 83 destinazioni in 32 Paesi, contro le 51 destinazioni e i 23 Paesi di aprile 2020 e oggi ITA soltanto raggiungerà 23 destinazioni in 13 Paesi.

In Italia sono stati raggiunte ben 35 destinazioni, contro le 28 di aprile 2020 e oggi con ITA solo 17.

Considerando il totale di tutti questi dati sopra elencati ci troviamo con un risultato sorprendente, cioè Alitalia in tanti anni è riuscita a raggiungere ben 218 destinazioni in 99 Paesi, mentre ad aprile 2020 era scesa a soltanto a 106 destinazioni in 42 Paesi nel mondo e oggi con ITA arriva a 52 destinazioni in 22 Paesi nel mondo. C’è da evidenziare che il declino si è accentuato soprattutto nell’intercontinentale passando da 100 destinazioni in 66 Paesi, con aprile 2020 che contava soltanto 27 destinazioni in 18 Paesi, alle 12 destinazioni in 8 Paesi di ITA, mentre al livello europeo e nazionale il declino è stato inferiore.

Per semplificare la lettura vedete una tabella riassuntiva in basso che può aiutarvi a compiere un’analisi rapida. Spero che si capisca che abbiamo in mano un potenziale enorme abbandonato anni or sono. Il dato sorprendente è quello dell’Africa, da riprendere subito, come Medio Oriente, Estremo Oriente/Oceania dove avremmo dovuto rafforzarci, mentre nelle Americhe dovevamo crescere maggiormente, specialmente in Centro/Sud America e Caraibi. In Europa e in Italia, se si fossero mantenuti i voli intercontinentali, sicuramente ci si poteva aspettare un numero più alto nonostante le low cost e la liberalizzazione open sky con i voli in coincidenza.

Rileggendovi i miei articoli precedenti su Alitalia vi renderete conto di come l’abbandono dell’intercontinentale abbia indebolito completamente il riempimento dei voli nazionali, europei e a medio raggio nel Nord Africa e Medio Oriente che Alitalia poteva riempire anche con la concorrenza delle low cost. Chi vola da/per lontano in genere non ha voglia di rifare il check-in o i controlli migratori se una compagnia gli garantisce di poterlo evitare anche se con un costo un po’ superiore, anche perché delle volte i cambi di aerolinea per risparmiare potrebbero comportare inconvenienti di cancellazione o ritardo di uno dei voli con il rischio di perdere la coincidenza e quindi il biglietto interamente, perché essendo due compagnie diverse quasi sempre non si responsabilizzano del volo in connessione che non sia in un unico biglietto. Addirittura delle volte anche con un solo biglietto, ma di due compagnie con accordi, ci sono problemi grossi in caso di cancellazione o ritardo con perdita della coincidenza. Pertanto il poter volare con una stessa compagnia dà una sicurezza enorme al viaggiatore, in quanto in caso di perdita della coincidenza gli viene pagato un albergo e gli viene trovato un posto sul primo volo disponibile.

Le compagnie del Golfo sono riuscite a prendersi una grossa fetta di mercato grazie ai loro grandi capitali investiti e all’utilizzo di grossi velivoli, ma vista la posizione dei loro hub sicuramente hanno potuto togliere ad Alitalia e a molte compagnie mondiali importanti fette di traffico; per quanto riguarda Alitalia e gli altri vettori europei, in particolare nelle direttrici Estremo Oriente-Oceania da/per Europa, Nord America, Africa, Sud America. Tuttavia, le compagnie del Golfo non possono prendere il mercato tra Europa da/per Nord America, Sud America, Africa Occidentale, Nord Africa, quindi trovo illogico che Alitalia non sia rimasta presente massicciamente su tali direttrici. Addirittura avrebbe potuto preservare molti voli in Estremo Oriente perché essendo più vicina come Paese europeo poteva avere voli non stop fino in Australia a Perth, e in ogni caso vista la sua posizione centrale sopra l’Africa avrebbe preso tutto il mercato tra le seguenti direttrici: Nord America da/per Nord Africa, Africa, Medio Oriente, Estremo Oriente, Mediterraneo orientale; Sud/Centro America-Caraibi da/per Nord Africa, Europa centro nord, Mediterraneo Orientale, Medio Oriente, Estremo Oriente; Nord Africa da/per Europa nord centro, Estremo Oriente, Oceania.

Sicuramente oggi sono cambiate tante realtà, ma l’Italia è sempre più abitata da stranieri di provenienza da Paesi molto lontani, anche gli italiani viaggiano molto di più di prima e l’Italia rimane il Paese con la maggior parte dei monumenti al mondo da visitare e con un’industria e commercio locale, anche se ridotti negli anni, che hanno un potenziale di esportazione e importazione notevole. Il Paese può essere base di una compagnia al livello di una Lufthansa, Air Frrance, Klm, British Airways con una posizione migliore e non dovremmo spaventarci.

Vorrei rincuorare i lavoratori Alitalia e il pubblico italiano, se ci si muove di conseguenza, si potrebbe riprendere un grande mercato e spero lo capiscano anche il Governo, la politica, i sindacati, tutti gli imprenditori italiani e gli italiani e residenti in generale che potrebbero rendere possibile questa operazione per il bene del Paese e dei lavoratori non solo di Alitalia ma di tutto il settore aereo senza scordarmi gli ex di Air Italy che sicuramente sarebbero orgogliosi di rimettere in pista Alitalia e farla volare di nuovo.

Se si stanno spendendo per l’operazione ITA 3 miliardi, credo che bisogna includere la rinascita di Alitalia senza dover pagare grandi somme agli scienziati del tipo utilizzati finora che hanno portato alla rovina della compagnia e invece metterla nelle mani di lavoratori onesti con l’esperienza di chi la conosce da dentro e di chi sta mostrando dei veri progetti di rinascita su basi reali. Spero che chi prende le decisioni si legga pure le proposte dei non scienziati pagati oro della solita casta, quindi proposte di comuni mortali anche come me e tanti altri validi mai contattati da chi decide. Ancora sto aspettando una risposta alle mie varie proposte inviate alle autorità competenti che probabilmente potevano evitare la chiusura di Alitalia.

N.B.: a) I dati su Alitalia in passato non possono essere considerati esattamente come massimi e fissi, ma solo dimostrativi dove si è potuto arrivare. b) I dati sulle destinazioni di ITA e date di inizio sono estratte dal sito ufficiale di ITA e, secondo notizie sparse sulla stampa, potrebbero avere dei cambiamenti.

antilleanatlantic@outlook.com

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