Kjaer: “Milan una famiglia, dopo l’infortunio…”/ “Scudetto? Nessuno ci credeva”

- Josephine Carinci

Simon Kjaer, leader della difesa del Milan, è pronto ad una nuova stagione dopo l’infortunio nella scorsa. Il difensore ricorda quei momenti e lo scudetto

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Calciomercato Fiorentina - piace Kjaer del Milan (Foto LaPresse)

Perno della difesa rossonera, Simon Kjaer si appresta a vivere una stagione che spera sia da protagonista dopo che nella scorsa è rimasto per tanti mesi fuori dal campo a causa di un infortunio. Il difensore, a Sportweek, si è raccontato ripercorrendo quei mesi tutt’altro che semplici, nei quali si è trovato a dover rimanere lontano dal campo. Per affrontare le lunghe sedute di fisioterapia e il percorso verso il recupero, Simon Kjaer ha scelto di non tagliarsi la barba.

A Sportweek, il danese ha raccontato: “Non avevo mai sofferto un infortunio tanto grave e per la prima volta nella mia carriera dovevo affrontare un periodo in cui avrei lavorato da solo, lontano dal resto del gruppo. Mia madre mi disse: fai finta di essere un eremita, uno di quelli che vivono nella foresta, separati da tutto e tutti. Io mi sentivo proprio così. Sì, la società mi stava vicino, i compagni mi scrivevano incoraggiandomi, ma alla fine ero io a dovermi alzare alle 8 del mattino tutti i giorni per lavorare fino alle 8 di sera: terapia, rieducazione, da solo insieme al fisioterapista. Allora mi sono detto, se sembro un eremita, che sia così: taglierò la barba solo quando tornerò a lavorare con la squadra”.

Kjaer e lo scudetto: “Lo sento anche mio”

Quello dell’infortunio è stato un periodo durissimo per Kjaer, che per la prima volta si è trovato lontano dal campo per così tanto tempo. La scelta di isolarsi è stata totale: né visite a Milanello, né partite. “Quando mi sono fatto male ho staccato la spina dal calcio per quattro mesi. Non guardavo neanche le partite. Ero in contatto con Pioli e i compagni, niente altro. Non andavo a Milanello perché non avevo niente da dire e niente da fare. Sono tornato più o meno a dieci partite dalla fine perché dovevo ricominciare a fare qualche lavoro con la squadra e restituire qualcosa a me. I ragazzi mi hanno accolto regalandomi la maglia con il mio nome firmata da tutti loro. Il Milan è davvero una famiglia e io voglio bene a tutti”, racconta. 

Nonostante l’infortunio del suo capitano, il Milan è riuscito a mettere in bacheca il 19esimo scudetto, che Kjaer sente anche suo, come ha raccontato a Sportweek: “Cosa mi ha rubato l’infortunio? Io so di aver dato una grande mano a vincere questo scudetto perché è stata la conclusione di un percorso di crescita, tecnica e mentale, iniziato due anni e mezzo fa quando sono arrivato al Milan. L’anno scorso ho giocato solo 11 partite, ma lo scudetto lo sento mio. Lo abbiamo vinto tutti insieme. Abbiamo festeggiato come devono fare i campioni. Di solito tengo le cose dentro, ma ogni tanto sono capace di farle uscire”. Nonostante la concorrenza su tutte di Inter e Napoli, infatti, i rossoneri sono riusciti a raggiungere l’obiettivo: “Le avversarie sono state aggressive sul mercato. Quando mancavano dieci partite alla fine, nessuno credeva nel nostro scudetto. Adesso diventa ancora più dura perché tutti vogliono battere i campioni d’Italia. Ma noi possiamo ancora crescere. Nessuno, qui al Milan, ha ancora finito di farlo. Anche noi vecchi: se il fisico inizia a crollare, la testa deve andare più veloce”.

Kjaer: “Leao e Tonali devono crescere”

Una nuova stagione sta per cominciare e dopo il lungo infortunio, Kjaer non vede l’ora di godersi il nuovo campionato. Il difensore ha già le idee chiare, come rivela a Sportweek: “Quest’anno voglio vedere Leao e Tonali: non sono più ragazzini, devono crescere enormemente. Quello che hanno fatto l’anno scorso non basta più. Leao ha qualità straordinarie e perciò non può più permettersi partite in cui si vede poco: deve essere sempre decisivo. Se riesce a fare questo salto, può essere uno dei top cinque al mondo”.

Non solo Leao e Tonali, però. Il difensore si aspetta grandi cose anche da altri due rossoneri: “Poi voglio vedere Origi: sono stato con lui a Lille, era un ragazzino, adesso mi aspetto un campione che fa la differenza perché ha tutto per esserlo, velocità, fisico e piedi. Anche Bennacer deve crescere, ritagliandosi un ruolo importante”.

 





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