La ‘gamba bionica’, nuova frontiera delle protesi/ “Collegata direttamente all’osso”

- Davide Giancristofaro Alberti

La gamba bionica è la nuova frontiera delle protesi: permette una vita molto più agevole rispetto alle protesi in uso al momento. Se ne parla a UnoMattina

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Gamba Bionica a Uno Mattina

Si parla di “gamba bionica” negli studi di UnoMattina, in diretta su Rai Uno. La nuova frontiera delle protesi prevede non più una “gamba mobile”, bensì un arto che va ad inserirsi direttamente nell’osso, con tutti i benefici che ne conseguono. In studio il professor Stefano Zaffagnini, direttore della 2a Clinica Ortopedica e Traumatologica, istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, nonché Emanuele Gruppioni, direttore tecnico Area Ricerca e Formazione Centro Inail Vigorso di Budrio, e, in collegamento Mauro Pacifici, paziente nonché ‘collaudatore’ di una ‘gamba bionica’. “Si chiama osteointegrazione – esordisce Zaffagnini – le protesi hanno normalmente un’invasatura che collega la protesi alla gamba, ma ci sono problematiche come la sudorazione e la deambulazione, con questo tipo di ricerca faremo in maniera che la protesi venga attaccata direttamente all’osso”. Quindi il professore ha spiegato come avviene l’inserimento della protesi: “Viene inserito lo stelo, all’interno del femore e avviene un aggancio diretto all’osso. C’è un frammento di metallo a cui si aggancia la protesi”.

E ancora: “Il contatto diretto permette al paziente di fare cose che con la normale invasatura non riesce a fare, come ad esempio accavallare la gamba. Si attacca e si sgancia in un minuto, una cosa rapida, con l’invasatura ci sarebbero invece difficoltà. C’è meno deambulazione e nella fase del passo si cammina in maniera più eretta e questa permette al paziente di avere una padronanza del passo”. In poche parole è come un aggancio da sci: “E’ facilissimo da togliere e mettere, durante la giornata il paziente riesce a camminare molto di più. In Italia è ancora sperimentale, abbiamo questo progetto che ha permesso di fare i primi tre casi e adesso sto cercando di avere un rimborso”. Quindi parte il collegamento col paziente ‘zero’, Mauro Pacifici: “Ho perso la gamba nel 2003 dopo essere stato investito, ho iniziato la trafila di protesi con l’invasatura che ho portato 18 anni, ma con questa non si sta comodo ne a sedere ne in piedi e quindi ho optato per questa opzione”.

GAMBA BIONICA: “E’ SCONSIGLIATA AI PAZIENTI ANZIANI, MA PER I GIOVANI…”

Ha preso poi la parola il professor Gruppioni: “E’ il concetto vero della bionica, pone il tecnico ortopedico di fronte a sfide differenti, stiamo parlando di ingegneria biomedica. Il ginocchio è di tipo elettronico, con dei sensori che gli consentono di adattarsi all’attività che sta svolgendo il paziente. Stiamo lavorando su componenti esterni, introducendo le protesi propulsive che buttano all’interno della camminata e delle attività delle energie in più. Stiamo guardando molto all’aspetto estetico, a me piace dire che l’estetica è funzionalità. Fino a qualche anno fa si nascondevano le amputazioni ora è diverso”.

Quindi Zaffagnini ha concluso: “In Italia si fanno più di 10mila imputazioni all’anno di arti inferiori, un terzo sono traumi della strada o sul lavoro o pazienti di zone di guerra. 2.500 pazienti all’anno potrebbero giovarsi di una metodica tipo questa. Questo intervento comporta una qualità dell’osso buono quindi è da preferire per pazienti giovani, che ci permette di avere un risultato che è migliorativo della vita. Due le controindicazioni: difficoltà di mantenere senza infezione la parte di metallo che esce dalla pelle, bisogna sempre mantenerla pulita due volte al giorno, per evitare infezione a livello del foro di entrata. La seconda controindicazione è che muovendosi di più c’è il rischio di fratture, che sarebbero da evitare”.

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