LA PANDEMIA DEGLI ERRORI/ I numeri sul virus che nessuno vuol guardare

- Paolo Musso

L’indice mpm (numero dei morti per milione di abitanti) mostra che nel far fronte alla pandemia molti paesi si sono dimostrati accorti e altri molto meno

Oms Ghebreyesus
Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Oms (LaPresse)

Caro direttore, qualche giorno fa, a seguito dall’ennesima conferenza stampa di Giuseppe Conte, ho deciso di fare una verifica approfondita sulla reale situazione della pandemia.

Essendo un convinto anti-complottista, ho usato esclusivamente i dati ufficiali presi dal sito dell’Oms.

Inoltre, mi sono concentrato solo sui paesi sufficientemente affidabili, cioè quelli abbastanza progrediti e retti da governi democratici, che sono comunque una cinquantina, con quasi un miliardo e 200 milioni di abitanti, cioè circa un sesto dell’umanità, il che rappresenta un campione statisticamente più che significativo.

Infine, il dato su cui mi sono principalmente basato, perché è al tempo stesso il più oggettivo e il più significativo, è stato il numero dei morti in rapporto alla popolazione, espresso in termini di morti per milione di abitanti (mpm). Come punto di riferimento ho assunto il 4 maggio, giorno della (semi)riapertura dell’Italia: da allora i dati sono ovviamente un po’ cambiati (qui l’analisi completa), ma non molto e comunque sempre e solo nel senso di confermare, e spesso addirittura rafforzare, le evidenze che già allora erano emerse e che, in estrema sintesi, sono le seguenti.

1) Anzitutto, i paesi con più di 1.000 morti, che è comunque una cifra piuttosto bassa (in tempi normali, solo in Italia muoiono circa 1.700 persone al giorno) erano allora e sono tuttora appena 22, dei quali 8 governati da regimi dittatoriali e/o inaffidabili (Cina, Iran, Turchia, Russia, Brasile, Ecuador, Messico e Perù), mentre il numero totale dei morti al 4 maggio era 241.599, equivalente al numero di persone che muoiono normalmente nel mondo in circa 35 ore: certamente un dramma, ma non una catastrofe (ora sono un po’ più di 300mila, ma la sostanza non cambia). Certo, nel Terzo mondo le cose potrebbero ancora peggiorare molto, ma almeno per il momento le cose stanno così.

2) I paesi progrediti in cui si è davvero verificata una catastrofe sono appena una decina, cioè l’Italia e altri 9 (Francia, Spagna, Svizzera, Belgio, Olanda, Irlanda, Inghilterra, Svezia e Stati Uniti), che hanno sciaguratamente seguito il nostro (pessimo) esempio, almeno in linea di fatto, quando non addirittura dichiaratamente. Vi sono poi altri 5 paesi (Germania, Danimarca, Austria, Portogallo e Canada) che un po’ ci hanno imitati e un po’ no, e infatti hanno una situazione intermedia. Infine, c’è un terzo gruppo, ben più numeroso, formato da tutti gli altri paesi progrediti, che hanno solo poche centinaia o addirittura poche decine di morti e nei quali il contagio è in via di esaurimento (molto più rapidamente che da noi) o addirittura è già stato azzerato.

3) I paesi che hanno gestito meglio di tutti la situazione non sono né la “mitica” Corea del Sud (5 mpm), né men che meno la Germania (81,2 mpm), bensì l’Australia e la Nuova Zelanda (rispettivamente 3,8 e 4 mpm), che infatti sono state le prime ad annunciare ufficialmente la fine dell’epidemia, precisamente mercoledì 29 aprile. Se poi consideriamo l’intera Oceania (i morti nella Polinesia si contano sulle dita di una mano) il dato scende addirittura a 2,9 mpm, con un totale di appena 117 morti per l’intero continente. Ma anche in Israele, a Singapore, in Groenlandia e in Islanda, in tutta la Scandinavia (meno la Svezia), nei paesi ex-sovietici e in quelli balcanici, giù fino alla Grecia e a Malta, il contagio è stato azzerato rapidamente e con pochissimi danni. Tutti insieme, i paesi “accorti” in media hanno avuto appena 12 mpm, cioè meno di quanti ne fa la normale influenza. Eppure, quanti di voi ne hanno sentito parlare? Azzardo un’ipotesi audace: nessuno! E il perché lo capiremo subito.

4) I paesi progrediti che hanno gestito peggio di tutti la situazione sono quelli del “gruppo Italia”, che nell’insieme il 4 maggio avevano una media di 302,4 mpm (che continua tuttora a salire, mentre quella dei paesi “accorti” è rimasta quasi invariata). Non stiamo quindi parlando di una differenza piccola e neanche di una grande, ma di un vero e proprio abisso, che per giunta continua ad allargarsi: al 4 maggio, la situazione dei paesi “malaccorti” era oltre 100 volte peggiore di quella dell’Oceania, 25 volte peggiore della media dei paesi “accorti” e perfino 22 volte peggiore della Grecia, che pur essendo un paese sostanzialmente allo sfascio contava appena 144 morti (13,4 mpm).

L’Italia, in particolare, è messa veramente male: con 478,5 mpm stavamo ben 165 volte peggio dell’Oceania, 40 volte peggio della media dei paesi “accorti” e perfino 35 volte peggio della derelitta Grecia. Peggio di noi, solo Belgio e Spagna (rispettivamente 690,6 e 535,3 mpm). E da allora la situazione è ancora peggiorata. Inoltre, vale la pena notare che il 4 maggio abbiamo riaperto il paese avendo un numero di nuovi contagi che in un solo giorno è stato superiore a quello dei contagi totali della Nuova Zelanda (1.389 contro 1.137).

E ora la ciliegina sulla torta, molto indigesta per gli adepti del politically correct. Sapete chi sono stati i più accorti tra i paesi malaccorti? La prima è la Svizzera (172,6 mpm, comunque sempre 60 volte peggio dell’Oceania e 13 volte peggio della Grecia), ma subito dopo vengono gli Usa, che, nonostante le intemperanze trumpiane e pur avendo il maggior numero di morti in valore assoluto, in rapporto alla popolazione ne avevano allora 2,5 volte meno di noi e ora circa la metà: ciascuno giudichi da sé quanto (in)fondate siano le pretese di superiorità morale e intellettuale ostentate dal nostro governo e dai suoi consiglieri, in primis Walter Ricciardi, che si diverte a sbeffeggiare Trump con vignette di dubbio gusto, pur essendosi dimostrato due volte più incapace…

5) Da cosa dipende questa abissale differenza? Essenzialmente dall’aver dato retta all’Oms. Non però nel senso che chi l’ha fatto se la sia cavata meglio, ma, sorprendentemente (o forse no…), esattamente al contrario. Infatti, anche se per avere una risposta esaustiva occorrerà uno studio approfondito, già ad una prima occhiata si può dire che i paesi che hanno avuto successo hanno fatto due cose, in sé abbastanza ovvie, ma che ciononostante l’Oms aveva sconsigliato in quanto a suo giudizio “inutili”: tutti hanno chiuso subito le frontiere e molti hanno eseguito tamponi su vasta scala anche agli asintomatici.

L’efficacia di questa seconda strategia, che in molti paesi ha permesso di fermare il contagio senza fermare l’economia, l’abbiamo vista anche in Italia, dove il Veneto, l’unica Regione ad attuarla per iniziativa del suo governatore Luca Zaia, ha avuto solo un decimo dei morti della Lombardia, pur avendo la metà della sua popolazione. Se il risultato non è stato migliore (il Veneto ha circa 300 mpm, in linea con la media dei paesi “malaccorti”, benché assai più bassa di quella della “assai malaccorta” Italia), ciò si deve alla vasta diffusione iniziale del contagio, causata dalla mancata chiusura delle frontiere, che pure era stata richiesta dai governatori del Nord, che per questo (qualcuno se lo ricorda?) erano stati bollati di anti-europeismo, razzismo e perfino fascismo. Invece avevano ragione loro, come dimostra il fatto che tutte le isole del mondo, anche le più arretrate, hanno azzerato molto rapidamente i contagi con un numero molto basso di morti. È chiaro che è più facile chiudere le frontiere di un’isola che quelle di un paese continentale, però ciò significa che il sistema funziona.

6) Altri paesi, invece, hanno scelto la strada della chiusura totale: solo che hanno davvero chiuso tutto tranne i servizi davvero essenziali, il che ha permesso di ridurne al minimo la durata e quindi anche i danni all’economia. In Nuova Zelanda, per esempio, il contagio era già praticamente azzerato dopo solo due settimane di lockdown, anche se per prudenza si è deciso di andare avanti per un mese. Invece in Italia si è chiuso a spizzichi e bocconi, rincorrendo gli eventi invece di anticiparli e facendo sempre le cose a metà: secondo una stima del quotidiano La Stampa, nel momento di massima chiusura lavoravano ancora legalmente ben 9,4 milioni di persone (e intanto il governo per giustificare il fatto che i contagi non scendevano se la prendeva con le poche migliaia che andavano in giro illegalmente…).

Inoltre, i paesi “accorti”, sapendo che questo è un virus che uccide quasi esclusivamente gli anziani, hanno subito preso misure per proteggerli. Noi invece abbiamo sospeso per prime (e riprenderemo per ultime) le attività a minor rischio, ossia le lezioni universitarie (solo 15 morti in tutta Italia hanno meno di 30 anni), mentre le case di riposo le abbiamo protette per ultime e dopo averci perfino ricoverato i malati di Covid! Almeno in teoria, il lockdown era tra le misure consigliate dall’Oms, però in concreto la stessa Oms ha indicato come esempio da seguire proprio quello, disastroso, dell’Italia, ignorando completamente chi aveva agito meglio.

Domanda: è solo un caso che Australia e Nuova Zelanda siano da molto tempo (ben prima e ben più di Trump) i più implacabili accusatori dell’Oms?

Conclusione: poiché questo virus, se affrontato adeguatamente, non è particolarmente pericoloso, pare evidente che laddove invece ha fatto un disastro la colpa non sia del virus in sé, ma dei governi che l’hanno così mal gestito, nonché dell’Oms e degli scienziati che li hanno così mal consigliati. Badate che non sto dicendo semplicemente che costoro hanno peggiorato il disastro: quello che sto dicendo (o meglio, quello che dicono i numeri) è che costoro hanno causato il disastro, certo non intenzionalmente, ma per stupidità e inettitudine. Che però, data la loro portata, sono ugualmente imperdonabili.

Ciò spiega anche perché nessuno dica mai che ci sono oltre 400 milioni di persone che sono già uscite dall’emergenza con poco più di 5mila morti in tutto, che in un mondo normale dovrebbe essere la notizia di apertura di tutti i Tg e di tutti i quotidiani. Il problema è che questo non è un mondo normale, perché i paesi più colpiti sono proprio quelli più ricchi e potenti, tra cui quelli che comandano nella Ue: e non a caso, giacché sono quelli più sensibili ai dettami dell’europeismo ideologico, che è tutt’altra cosa dal vero europeismo (di cui, per inciso, sono da sempre un convinto sostenitore) e che, tra l’altro, impone di fidarsi sempre e comunque delle organizzazioni internazionali come l’Oms.

È chiaro, quindi, che se si raccontasse alla gente come sono andate davvero le cose scoppierebbe il finimondo e i partiti antisistema e anti-Ue rischierebbero di prendere il sopravvento: infatti, prima e più dei media, a mentire sono innanzitutto i governi.

Timori comprensibili, ma mai come stavolta il fine non giustifica i mezzi, perché mai come stavolta il livello di menzogna è stato così intollerabile. Soprattutto, non riconoscere gli errori già commessi rischia di indurci a commetterne altri ancora peggiori, come vedremo nel prossimo articolo.

(1-continua)

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