LETTERA/ Se i ristoratori difendono la cultura molto più di Gassmann e Fedez

- Davide Rondoni

Alessandro Gassmann ha avuto il grande coraggio di denunciare i vicini ma soprattutto ha tenuto a farlo sapere. È l’Italia degli zeloti. E di Fazio

Alessandro Gassmann
Alessandro Gassmann (Tv2000, 2019)

Caro direttore,
l’artista non è – ovviamente – sopra la legge, ma il suo orizzonte non è la legge. Dovrebbe esser la bellezza e la verità. Nella piccola ma gonfiata polemica a seguito del tweet in cui Alessandro Gassman annuncia di aver denunciato i suoi vicini perché intenti in una festa sospetta in tempi di Covid ci sono due elementi che mi interrogano.

A parte il fatto che non mi ci vedo il Gassman padre, che so, mentre gira Il sorpasso, fare un comunicato stampa in cui annuncia che ha denunciato ai “pizzardoni” di Roma qualcuno che è passato col rosso, il problema del gesto dell’attore che porta quel nome non è tanto la denuncia dei vicini (magari quelli poi se la meritavano pure) ma è la necessità di comunicarlo, di fregiarsi pubblicamente di quell’atto.

E qui vengo alla seconda questione, che è legata all’episodio, illuminandolo forse di una luce più sinistra. In Italia è morta e continua a morire un sacco di gente. È come se ci fossero ogni giorno centinaia di naufragi di poveri cristi, o come dice qualcuno, un aereo di linea che cade ogni giorno. Mentre in Gran Bretagna e altrove nessuno. Gassman che fa? Non fa qualche domanda sul perché, non chiede al presidente Mattarella come mai, che so, ha tenuto a lungo al governo degli inetti, o, pur essendo capo delle forze armate, non ha coinvolto l’esercito e la sua forza logistica fin dall’inizio invece di lasciarci in balia di Arcuri. Non chiede perché l’Europa – mentre è efficace nel mettere condizioni etiche alle redistribuzioni di denaro tipo Recovery plan – ha fallito tragicamente nella sua unica grande prova di governo di un’emergenza collettiva per motivi di sudditanza economica.

No, Gassman ha il “grande coraggio” di denunciare i vicini e ci tiene a farlo sapere. E mentre a tutti quelli che non sono completamente rincoglioniti ormai è chiaro che le vicende dei vaccini fanno pure esse parte di una complessa vicenda di conflitti, Gassmann (e la stragrande maggioranza di “artisti” e di uomini di “cultura”) si sono limitati a un sommesso pigolìo chiedendo la riapertura di cinema e teatri, al pari di parrucchieri e baristi che chiedevano la riapertura dei loro locali.

Insomma, tranne rare voci, pure richieste di categoria. Almeno i ristoratori hanno avuto più coraggio e hanno portato istanze forti e denunce di contraddizioni. Gli “artisti” à la Gassman, à la Fedez no. Se morivano 500 clandestini sui confini invece che degenti negli ospedali, oh come si sarebbero esposti volentieri a favore di telecamera. A questi artistucoli non importa la realtà e la sofferenza vera, ma la parte dove stare, e la posa. E si comportano come se questo gigantesco meccanismo che riduce l’uomo alla “salute”, alla durata e ritenesse secondaria la ricerca del senso, fosse una vicenda che non li riguarda. A loro basta andare da Fazio a dire che va tutto ok, e far sapere in giro che sono ligi ai dettami di Mattarella. Anzi non solo ligi, zelanti.



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