LETTERA/ “Tra asterischi e cancel culture, la nostra libertà è sempre più a rischio”

- Graziella Sidoli

Viviamo in tempi di polizia esistenziale: le libertà sono ridotte o autorizzate, e il politicamente corretto è sempre più violento

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Attivisti pro e contro l'aborto davanti alla Corte suprema (LaPresse)

Caro direttore,
sta risultando difficile trovare un’area, uno spazio, un luogo che non sia invaso dalla polizia esistenziale. Sì, di polizia esistenziale si può parlare, dopo il quasi triennio di decreti e mascheramenti vari, perché in effetti dopo il primo lockdown (quello del grande panico), la polizia non era più una minaccia fisica ma piuttosto metafisica.

E comunque, per la cittadinanza mondiale fu un apprendistato a obbedire, e non solo. Abbiamo imparato che il dibattito non è più un civile modo di confrontarci e parlare. La maggioranza che accettava “religiosamente” gli obblighi non permetteva alla minoranza di esprimersi o di fare scelte individuali: pensare se vaccinarsi o no, per esempio. Questa minoranza veniva scacciata come il male incarnato.

Siamo nell’era delle non scelte e conseguentemente della fine della libertà di parola, free speech. La Corte Suprema statunitense si è appena espressa mascherandosi (ormai la maschera è interiorizzata) dietro ciò che ha identificato come una scelta di ogni Stato, e non individuale, nella questione dell’aborto. Un drammatico momento storico per gli Usa. Si accompagna a questo un proibizionismo linguistico (grande ritorno al puritanesimo, da sempre una forza in agguato) che si presenta recentemente dopo certi movimenti (come il Me too! e il Black Lives Matter) che hanno portato, nel loro estremismo, alla Cancel Culture.

Cancellare la cultura, già solo questa combinazione o congiunzione di vocaboli dovrebbe terrorizzare il lettore. Ci siamo scordati delle magnifiche e gigantesche due statue del Buddha distrutte dai talebani? Siamo diventati talebani anche noi nel nostro moderno Occidente?

Ci siamo scordati della lotta femminile per ottenere il voto prima, la parità economica poi e il riconoscimento identitario, come donne e non più solo mogli e madri? Lotte che hanno solo circa un secolo di vita e che non si sono mai fermate per continuare ad acquistare i più basici diritti.

Ora si torna ad alzare muri (e non solo tra Messico e Usa), come ai tempi medievali. Il più sconvolgente appare la suprema Corte del Paese che si auto-definisce come il più democratico. Nel quale però si muove anche una sinistra corrente che vuole cancellare tutta l’identità femminile, e anche quella maschile. Si è formato un terreno aggressivamente autoreferenziale, da parte di chi si considera la minoranza ultra discriminata: Lgbtqia+ (le iniziali continuano ad aggregarsi), ma questo è un campo sociologico e politico, su cui non mi soffermo.

Ciò che preoccupa è l’eliminazione del sesso (torniamo a chiamarlo sesso come si faceva liberamente circa 50 anni fa) nella grammatica. Si diceva che un vocabolo era maschile o femminile nelle nostre lingue latine. Si costruivano nella sintassi gli elementi grammaticali secondo il genere (ecco come si usava questo termine, in grammatica, ora invece regna su complesse interpretazioni ideologiche).

La mela va bene, ma il melo no. Ma in effetti, neanche la mela va bene perché si crea una discriminazione di genere. Si inventa una x o un * (asterisco), in Italia, da inserire alla fine di un sostantivo per sostituire la sessualità (maschile) con una a-sessualità. Ma c’è di peggio. Vedo un verso in spagnolo di fresca data che dice: a muches de les que quieran, invece di a muchos de los que quieran: scelta per non usare, anche in questo caso, la forma maschile.

Qualcuno dirà che le lingue sempre si metamorfizzano. Certamente, ed è anche vero che forzature, come per esempio il titolo di Ms. creato negli States per non rivelare lo stato matrimoniale della donna, equivalente del Mr. per l’uomo, fu una costruzione forzata. Eppure la scelta rimase, perché chi vuole può scegliere anche Mrs., in una lingua dove già, inoltre, la forma neutra fa parte della sua grammatica.

Nelle nostre lingue romanze il genere governa. Ciò che viene proposto ora è non solo una corruzione della parola ma del genere, o del sesso: si vuole cancellare culturalmente la creatura uomo e la creatura donna, insomma l’essere eterosessuale, in nome di una sessualità evanescente perché definita da invenzioni che nascondono un anti-femminismo non sempre riconosciuto. E così la guerra si fa su tutti i fronti, e cadiamo sempre di più in divisionismi.

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