LETTERA UE ALL’ITALIA/ Le mosse da non sbagliare con l’Europa

- int. Sergio Cesaratto

In arrivo lettera della Commissione sul debito pubblico. L’Italia dovrebbe rispondere con una proposta ragionevole: stabilizzazione del debito/Pil in cambio di tassi bassi

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Giovanni Tria (LaPresse)

Lo spread sopra area 280 e il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, che annuncia: “Avrò uno scambio di vedute con il Governo italiano su misure aggiuntive che potrebbero essere richieste per essere in linea con le regole”. Il giorno prima, in conferenza stampa Matteo Salvini, forte del suo 34% di voti, aveva commentato così il risultato di domenica: “È in arrivo una lettera della Commissione europea sull’economia del nostro Paese e penso che gli italiani diano un mandato forte a me e al Governo di ridiscutere in maniera pacata parametri vecchi e superati”. Con un’idea ben precisa in testa: “Proviamo a salvare questa Europa, riportandola alle sue radici e al suo sogno originario. Sono convinto che il nuovo Parlamento europeo e la Commissione europea saranno amici dell’Italia. È cambiata la geografia in Europa”. Sarà davvero così? Come cambieranno i rapporti tra Italia e Unione europea? E soprattutto, su politiche espansive, lotta all’austerity e conti pubblici quali sponde troverà la Lega nel nuovo Parlamento europeo? Lo abbiamo chiesto a Sergio Cesaratto, professore di Economia politica all’Università di Siena, che si aspetta, per l’Italia, “una fase molto dura”.

Salvini ha stravinto con il 34%. Come verrà preso questo risultato a Bruxelles?

Penso che verrà preso con estrema preoccupazione sull’Italia, visti i programmi, costosi, di sfondamento dei parametri europei propugnati da Salvini. Non sappiamo ancora come sarà la nuova Commissione, su quali equilibri si reggerà, se andiamo – ma non credo – verso un’Europa un po’ più aperta sulla politica economica o un’Europa che in fondo non cambierà. E’ vero, potrebbero entrare i Verdi, ma non sono una forza così progressista e sarebbero comunque in una posizione di debolezza e la loro presenza sarebbe controbilanciata anche dai Liberali. Magari però contano di più in Germania. E con la crisi del modello basato sull’industria automobilistica potrebbero battersi per un modello basato su piani europei di riconversione ecologica e quant’altro.  Per ora sono però solo vaghi auspici.

Salvini ha detto che utilizzerà il “mandato forte” degli elettori italiani per “cambiare l’Europa, per ridiscutere in maniera pacata parametri vecchi e superati”. Come interpreta questa dichiarazione?

I parametri di Maastricht hanno perfettamente senso. Semmai il vero problema dell’Europa, se davvero si vuole una Ue più funzionale, è avere un bilancio federale. Negli Usa gli Stati membri sono vincolati al pareggio di bilancio, cioè né più né meno hanno i loro parametri di Maastricht. La differenza con l’Europa è che negli Stati Uniti c’è un bilancio federale molto grosso e importante con una Fed che collabora con il Tesoro, con la politica fiscale, tenendo bassi i tassi d’interesse qualora si renda necessario. In Europa la Bce dovrebbe funzionare affiancata da un bilancio federale. Politiche fiscali espansive vanno sì bene, ma vanno appoggiate da una banca centrale che tenga bassi i tassi, altrimenti, se anche togliessimo i parametri di Maastricht, i mercati ci farebbero neri, già ci stanno facendo neri. La Bce non può sostenere i disavanzi di un singolo Stato, perché questo indurrebbe tutti gli altri a fare a gara nello spendere in disavanzo.  Io sono keynesiano, ma non si può pensare che esista il Paese di Bengodi. Insomma, dire che tutto il problema è cambiare Maastricht, a parte il fatto che nessuno lo lascerebbe fare a Salvini, è purtroppo una grande fesseria, che gira da anni.

Quindi che cosa sarebbe meglio fare per cambiare l’Europa?

Bisogna avere un bilancio federale, che lentamente aumenti di dimensione e che sia assecondato dalla Bce con tassi molto bassi, dando così la possibilità di poter spendere in disavanzo senza pesare sulle imposte dei vari Paesi e di sostenere piani di investimento, in particolare negli Stati più in difficoltà.

Ma oggi chi sta pensando a un passaggio come questo?

Macron, a suo modo, un po’ queste cose le dice e i tedeschi gli rispondono di no. L’Italia dovrebbe affiancarsi a Macron, magari coinvolgendo anche i socialisti spagnoli, inducendolo ad avanzare proposte un po’ più serie e concrete, anziché chiedere alla Germania le briciole: chiediamo un bilancio federale europeo per poter spendere in disavanzo, come adesso non avviene, e che aumenti progressivamente. Questa è la via da seguire.

Dopo il voto di domenica gli equilibri all’interno del Parlamento europeo cambieranno, l’asse popolari-socialisti ha bisogno di supporti per trovare una maggioranza. Questo cambiamento potrebbe spingere l’Europa ad essere meno accondiscendente con le politiche di austerity finora adottate?

Temo di no. Può darsi che l’establishment europeo sia oggi un po’ spaventato, ma è anche possibile che non cambi niente, che ciò produca un’altra forma di irrigidimento.

Quali alleati potrà trovare allora Salvini?

La destra sovranista non è una forza omogenea, essendo spesso espressione di un nazionalismo un po’ becero, non certo keynesiano. Ci vuole cooperazione europea e questo la destra è incapace culturalmente di esprimerla. Non vedo sponde e penso che alla fine riusciranno a nominare una Commissione Ue di europeisti.

Intanto Salvini propone per l’Italia uno shock fiscale, a base di flat tax. Con i nostri conti pubblici è un obiettivo perseguibile e ci consentiranno di perseguirlo?

Non è che si possono ridurre le tasse e avere un disavanzo fiscale con un debito pubblico che è al 133% e continua a crescere e con tassi d’interesse che schizzano verso l’alto. Non mi sembra che in queste condizioni si possa realizzare una flat tax. Anche perché bisognerebbe tagliare la spesa, ma quale? La sanità l’abbiamo massacrata, l’istruzione pure, l’università anche, non vedo cosa altro possiamo massacrare. Siamo un po’ all’avventurismo.

Venerdì dovrebbe arrivare una lettera della Commissione Ue che contiene rilievi sull’andamento del nostro debito pubblico. Secondo Bloomberg, si paventa addirittura un’apertura della procedura d’infrazione e una possibile multa da 3,5 miliardi. A quel punto che cosa potrebbe succedere? Che risposta dovrebbe dare l’Italia?

Una risposta ragionevole con proposte ragionevoli e non sgangherate, come sbattere i pugni sul tavolo o minacciare di ribaltare i trattati.

Ragionevole in che senso?

L’Italia in questi anni è sempre stata l’allievo più diligente verso i trattati europei, sono anni che subiamo l’austerità, e questo lo abbiamo pagato duramente in termini di mancata crescita e di stagnazione della produttività. L’Italia ha le carte in regola molto più della Francia o della Spagna. Con qualche forma istituzionale, che non è facile da trovare, l’Europa dovrebbe aiutarci ad abbassare drasticamente i tassi d’interesse sui nostri titoli pubblici e l’Italia impegnarsi, firmando un memorandum, a una stabilizzazione, non riduzione, del rapporto debito/Pil. Questo sarebbe compatibile con politiche di deficit spending. Nulla di miracoloso, ma quel tanto che può bastare per uscire dall’austerità.

In attesa che il Parlamento europeo trovi i suoi equilibri e si giochino le partite per la nomina dei nuovi organismi, a cominciare dalla Commissione, i prossimi mesi saranno contrassegnati da questa fase di passaggio. Come dovrebbe muoversi l’Italia?

Il primo passo sarebbe cercare di non isolarsi. Il pericolo è che oggi Salvini si ritrovi così solo che alla fine potremmo rischiare di raccogliere le briciole a livello di commissari e di poltrone che contano, perché a Bruxelles questa è una partita molto importante. Così come lo sarà quella alla Bce per il dopo Draghi. L’Italia, come Germania e Francia, dovrebbe avere un membro fisso nel Comitato direttivo della Banca centrale europea. Non è scritto nei trattati, ma è frutto di un’azione politica, diplomatica, smorzando i toni sopra le righe.

A tenere i rapporti con la Ue sono, per il ruolo che rivestono, Conte e Tria, due mediatori per natura. Potrebbero, in questo campo, sorgere nuovi attriti con Salvini, che – lo dicevamo all’inizio – si sente investito di un mandato forte?

E’ possibile, però i conti alla fine devono tornare e dobbiamo sapere che i mercati ci attaccano per un nonnulla, non abbiamo palizzate che ci difendano. E’ un peccato, perché dalla Lega mi aspettavo qualcosa di meglio, con proposte più keynesiane, come quelle di Savona. Ma Savona se ne è andato. E Salvini può certamente dire quel che vuole, ma – come abbiamo visto – ci costa sempre qualcosa in termini di spread. Bisogna anche saper misurare quello che si vuole fare e si fa.

(Marco Biscella)

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