La formazione vista dal mondo del lavoro/ Intervista ad Antonio Bonardo (Gi Group)

- int. Antonio Bonardo

Cosa si richiede oggi a un giovane che si affaccia sul mondo del lavoro? Cosa può fare la scuola per favorire l’inserimento lavorativo? Risponde ANTONIO BONARDO (a cura di Paolo Ravazzano)

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Gi-day - Foto Gi Group

Nell’attuale situazione di crisi economica e occupazionale, tra le categorie meno tutelate vi sono senza dubbio i neodiplomati e i neolaureati alla ricerca di un lavoro. Che cosa può fare la scuola? Quale tipo di formazione chiedono oggi le imprese? È possibile instaurare una sinergia positiva tra il mondo della formazione e quello del lavoro? Antonio Bonardo di Gi Group risponde alla luce della sua esperienza sul campo.Gi Group è una delle principali realtà, a livello mondiale, nei servizi dedicati allo sviluppo del mercato del lavoro.

A partire dall’esperienza professionale, quale visione della formazione ha Gi Group e quali fattori sente prioritari oggi?

La formazione è il percorso di costruzione e di manutenzione del capitale umano. Il suo ruolo è fondamentale per la necessaria trasformazione del sistema economico italiano verso l’innovazione di prodotto e di processo, con produzioni industriali e servizi a più alto valore aggiunto e caratterizzati da maggiore produttività del fattore lavoro.

Inglese fluente, conoscenze informatiche, cultura di impresa e del lavoro, esperienze professionali e di stage che inizino il prima possibile, periodi all’estero, capacità di problem solving, di lavorare in gruppo e di parlare in pubblico, valorizzazione della manualità: questi i fattori da curare durante il percorso formativo, assieme a una padronanza solida dell’italiano e della matematica.

Di fronte ad una realtà socio-economica sempre più complessa, mentre da più parti si parla di long life learning, attitudine proattiva, competenze, ecc., tanti allievi della scuola italiana vivono le occasioni formative proposte in modo passivo e formale. Incontrate anche voi situazioni analoghe nel mondo dell’inserimento e del ri-orientamento lavorativo? Come affrontate questa drammatica sfida?

Incontriamo situazioni simili, ma si tratta senza dubbio di una minoranza in proporzione alla totalità dei casi che vediamo. Chi ha un approccio passivo alla realtà del lavoro non molla la playstation per venire in una nostra filiale a cercare un’occupazione!

Probabilmente chi ha a che fare con la scuola dell’obbligo avverte con più forza questo enorme problema, che sfocia nei preoccupanti fenomeni dei drop-out e dei neet. Per inciso, sarebbe interessante capire perché i dati italiani a questo riguardo siano tra i peggiori in Europa.

D’altronde, in questa fase in cui la domanda di lavoro da parte delle imprese è di gran lunga inferiore all’offerta, atteggiamenti passivi o immotivatamente pretenziosi sono autoselettivi. Per questo motivo, le nostre strutture aziendali che operano nel campo delle politiche attive del lavoro,  sia pagate dalle aziende che licenziano lavoratori in eccesso (outplacement) sia finanziate dall’Ente Pubblico (dote unica di Regione Lombardia), investono buon parte del loro lavoro nell’orientamento individuale delle persone, aiutandole a prendere atto della realtà presente e a fare scelte adeguate al difficilissimo momento che stiamo attraversando.

Avete in cantiere collaborazioni con le scuole? Se sì, in quale direzioni state andando?

Da alcuni anni collaboriamo soprattutto con istituti tecnici e professionali e proponiamo iniziative di orientamento al lavoro. In questo modo diventiamo un punto di riferimento per gli studenti che al termine della formazione secondaria desiderano entrare immediatamente in azienda e li promuoviamo prevalentemente attraverso il contratto di apprendistato professionalizzante. Grazie alla Riforma del Lavoro Fornero, dall’anno scorso tale contratto può essere abbinato anche con il contratto di somministrazione.

Abbiamo inoltre dato vita a una iniziativa chiamata “A scuola di azienda”: vere e proprie giornate passate in aziende nostre clienti da parte di studenti che frequentano il IV anno presso alcuni istituti tecnici. Il nostro obiettivo è mostrare loro un’applicazione concreta delle nozioni apprese a scuola.

Siamo inoltre in attesa di capire come verrà attuata dal nostro Governo la “garanzia giovani”, il programma promosso dalla Commissione Europea. Esso prevede che a tutti i giovani che terminano un ciclo di studi venga offerto, entro 4 mesi, uno stage, un contratto di apprendistato o un nuovo percorso formativo. Auspichiamo un forte coinvolgimento delle Agenzie per il Lavoro per implementare questa misura: se così sarà, i nostri rapporti con le scuole superiori non potranno che estendersi e intensificarsi.



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