LINA WERTMÜLLER/ La regista che amava il grottesco e la libertà dalle ideologie

- Giuseppe Feyles

Ieri si è spenta Lina Wertmüller, una delle registe italiane più note, caratterizzate da una mente aperta e libera dalle ideologie

lina wertmuller Lina Wertmüller (lapresse)

Lina Wertmüller amava i colori del grottesco perché li riteneva più efficaci della semplice commedia nel sottolineare i difetti degli individui e dei loro rapporti sociali. Non tutti però lo capiscono, il grottesco.

C’è da temere che tra pochi mesi, passata la celebrazione dovuta alla morte della regista, qualche esponente del pensiero unico corretto proponga di mettere al bando alcune sue scene, perché “maschiliste”. Ad esempio quella di Travolti da un insolito destino… in cui Giannini si sfoga delle angherie subite e pesta violentemente la Melato sulla spiaggia, un po’ come Sordi con la Vitti in Amore mio aiutami. 

La Wertmüller amava anche stupire, a partire dai suoi immancabili occhiali bianchi (disse di averne ordinati cinquemila e li portò fino alla fine, non come il giovane Enrico Ruggeri che li smise presto). E poi i suoi lunghissimi titoli, che sarebbero un assurdo comunicativo e che invece diventarono cifra accattivante del suo stile. Del resto, lei si faceva chiamare Lina, ma il suo vero nome, andatelo a cercare sul web, contava ben nove parole. 

I suoi film sono piacevoli, specchio di una persona positiva, senza ruga dell’intelligenza sulla fronte, mai banale ma molto poco ideologica. Un giorno le chiesero se faceva delle battaglie per il femminismo, ma lei rispose che, se le faceva, non sapeva di farle. La critica le fu sempre favorevole: Pasqualino Settebellezze in America ebbe un successo enorme e quattro nomination agli Oscar. Ma la regista non si vergognò di aver diretto anche il Giamburrasca con Rita Pavone. Lavorò con Fellini, scrisse per Zeffirelli Fratello sole e sorella luna, ma anche il commerciale Quando le donne avevano la coda (a proposito, il soggetto era di Umberto Eco…). Infine, per dire quanto una mente aperta ovunque si applichi si applica bene, scrisse il testo di una delle più belle canzoni italiane, interpretata da Mina: “Mi sei scoppiato dentro il cuore“. Si parla d’amore, ma per analogia sono parole perfette per descrivere che cosa voglia dire, in generale, nella vita, imbattersi in qualcuno di grande. “Mi sento viva… sarà perché mi hai guardato come nessuno m’ha guardato mai“. Immagino che qualche angelo lassù abbia accolto anche lei guardandola come nessuno l’ha guardata mai. Forse inforcando con grottesca ironia qualcuno dei suoi grandi occhiali bianchi.

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