Lory Del Santo/ “Figli morti? Ci penso sempre, uno di loro mi è apparso in sogno”

- Alessandro Nidi

Lory Del Santo ha parlato dei gravi lutti che l’hanno colpita e della sua concezione di felicità: “Bisogna vestirsi da soldati e cercare le margherite”

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Lory Del Santo (S'è fatta notte, 2021)

Lory Del Santo è intervenuta in qualità di ospite nel corso dell’ultima puntata di “S’è fatta notte”, la trasmissione di Rai Uno condotta da Maurizio Costanzo. La showgirl ha parlato della sua concezione di felicità, che lei ritiene essere un optional: “Essa è sempre stata tra i miei obiettivi, ma ho sempre immaginato la vita come un campo di battaglia, in cui all’inizio corri, poi cammini, poi inciampi, poi ti colpiscono, poi strisci. Ti devi rialzare per raggiungere l’altro lato del campo. A volte bisogna contenere sia il dolore che la felicità, non si può essere sempre al limite”.

E, ancora: “Proprio perché questa felicità è qualcosa di molto particolare, bisogna ricorrere a una metafora sportiva. Quando si gioca una partita a tennis, non si può rompere una racchetta ogni volta che si perde un punto. Bisogna arrivare alla fine della partita e non importa quanti punti si perdono. La vita è tua, unica: bisogna mettersi lì, corazzati come dei soldati, e cercare delle margherite”.

LORY DEL SANTO: “HO SOGNATO MIO FIGLIO E QUELLO CHE MI HA DETTO SEMBRAVA VERO”

Lory Del Santo ha poi rivelato che il pensiero della vita che ha fatto sua madre è stato molto d’aiuto per lei, in quanto “ha avuto una vita così difficile… Vedova, con due figlie piccole, a 25 anni, senza una lira. Solo una volta, per caso, l’ho vista piangere”.

Immancabile il ricordo dei figli persi: “Ogni giorno mi tornano in mente. Un’immagine ultima mi è derivata da un sogno, in uno dei quali uno di loro mi ha detto ‘Non mi cercare, io sono qua’. Il pensiero positivo aiuta tantissimo, così come sorridere e ridere. La vita deve essere sorretta dall’intelligenza, possibilmente, ed essa deve essere alla base della follia. La follia può essere sana, anche solo una nuvola capace di offuscare il dolore, che va attutito in qualche maniera”.



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