MADE IN ITALY/ L’alleanza tra 4 Consorzi di tutela per aiutare i prodotti tipici

- Manuela Falchero

Il mondo del vino, della pasta e del formaggio mettono uniscono riflessioni, idee e proposte per supportare la ripartenza del settore alimentare

vino bicchiere 1 pixabay1280 640x300
Pixabay

Unire le forze, incentivare il brainstorming e mettere sul tavolo proposte e indicazioni che facilitino un salto di qualità per il prossimo futuro. Questa la ricetta proposta da 4 Consorzi di Tutela – Consorzio Vino Chianti, Consorzio di Tutela della Pasta di Gragnano IGP, Consorzio Tutela Provolone Valpadana, Consorzio per la Tutela dell’Asti DOCG – che insieme rappresentano circa 4.800 aziende e generano un fatturato di quasi 1,8 miliardi di euro. E che hanno scelto di avviare una riflessione comune su problemi e prospettive di un settore pilastro del nostro tessuto economico, che ha saputo reggere meglio di ogni altro all’onda d’urto della pandemia, ma che è chiamato a un esame di maturità su molti fronti.

Tra i temi caldi condivisi dai Consorzi, e messi sotto la lente nel corso di un recente evento realizzato con il contributo del Ministero per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali, c’è innanzitutto l’esigenza di individuare canali alternativi per la valorizzazione del prodotto DOP da affiancare a quello rappresentato da bar, ristoranti e alberghi. “Nel periodo di emergenza – spiega il Presidente del Consorzio Tutela Provolone Valpadana, Libero Giovanni Stradiotti – le aziende associate hanno fatto del loro meglio per cercare soluzioni originali da proporre al consumatore finale, incentivando innovazione, sostenibilità e delivery”.

Ma alla lista delle urgenze da affrontare si aggiungono anche le richieste segnalate da un comparto cardine del Made in Italy, quello della pasta, che ha dovuto affrontare un’impennata di produzione, soprattutto in relazione ai formati iconici, proseguita ben oltre la prima fase della pandemia: come rileva una recente analisi di Doxa, è stato infatti l’alimento più cucinato nell’ultimo anno. “Le aziende – ricorda il Presidente del Consorzio Pasta di Gragnano IGP, Massimo Menna – hanno fatto fronte al boom di richieste provenienti dall’Italia e dall’estero senza mai venire meno ai principi di eccellenza produttiva. Ora la sfida è rafforzare l’efficacia dell’azione consortile nell’attività di promozione e tutela a beneficio della denominazione, del consumatore e del nostro straordinario patrimonio gastronomico”.

Un patrimonio che si rafforza anche nello scambio internazionale, come conferma il caso dell’Asti DOCG, prodotto bandiera d’Italia oltreconfine, che sconta però in patria un livello di conoscenza non all’altezza della sua ricchezza e varietà di proposta. “Ci troviamo in un momento storico molto delicato – puntualizza il presidente del Consorzio per la Tutela dell’Asti DOCG, Lorenzo Barbero -. Sarà quindi strategico continuare a lavorare per rendere contemporaneo e di appeal anche per i giovani un prodotto storico nel panorama enologico italiano, andando a contrastare gli stereotipi che vedono l’Asti spumante e il Moscato d’Asti prodotti da abbinare solo ai dolci. Sarà inoltre fondamentale lavorare sulla promozione dell’ampia gamma di versioni dell’Asti DOCG, valorizzando la cultura enogastronomica nel suo insieme, anche a livello nazionale. Ecco il perché di questo progetto a carattere eno-gastronomico sul mercato domestico insieme con gli altri Consorzi”.

Un progetto che si fonda sulla capacità di fare squadra, cui sarà affidato anche il compito di verifica del corretto funzionamento degli strumenti di lavoro e degli ingranaggi che regolano – e in alcuni casi frenano – il settore. “Le crisi – afferma il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi – sono momenti di rottura, che vanno vissute come opportunità per ripensare al proprio modo di agire. Per questo crediamo sia doverosa, specialmente ora, una riflessione concreta sul carico burocratico a cui sono sottoposte le aziende. Una proposta da cui partire potrebbe essere quella di individuare un unico soggetto regolatore per i controlli”. 

Quella per il carico burocratico non è tuttavia la sola preoccupazione ad emergere. Anche la Brexit infatti viene individuata come una criticità nevralgica. Una barriera alle esportazioni che porta i Consorzi, soprattutto quelli attivi nel mondo enologico, ad auspicare il raggiungimento di un accordo sulla protezione delle Indicazioni Geografiche con il Regno Unito e a invitare a una azione di sostegno e promozione ad hoc sul mercato britannico.

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI

© RIPRODUZIONE RISERVATA