MATTARELLA BIS/ Pilati: è la vittoria dei pm, niente riforme e attacco finale alla politica

- int. Antonio Pilati

Mattarella è il garante di un patto tra magistratura post ’92, alta dirigenza statale e Pd. Un blocco che vuole guadagnare ulteriori posizioni e potere

sondaggi politici
Sergio Mattarella (LaPresse)

Un’opera di grande abilità politica e teatrale. Così definisce la rielezione di Mattarella Antonio Pilati, saggista, esperto di comunicazione, già componente di AgCom e Antitrust. Con una manovra scaltra e brillante ci è stata propinata una doppia favola. Ma le conseguenze sono ancora più gravi. “Il sistema politico” dice Pilati al Sussidiario “è sbandato, spappolato. E il nuovo settennato sancisce la vittoria della magistratura”.

Cosa si può ancora dire della rielezione di Mattarella?

La sua è indubbiamente una vittoria. Innanzitutto su Draghi. Mentre quest’ultimo rappresenta, oltre ad ambienti politici europei e americani, un certo mondo finanziario internazionale, con Mattarella si consolida un preciso blocco di potere nazionale: l’alta dirigenza statale, il Pd e la magistratura. Queste tre forze sono perfettamente allineate con l’Ue e con una certa America, al pari delle forze che esprimono Draghi, tranne che su un punto: vogliono spendere in abbondanza.

Dove sta la differenza con Draghi?

La vera discriminante è che Draghi, ora, vista l’inflazione e gli impulsi restrittivi delle banche centrali, pensa a contenere la spesa.

Torniamo al copione. Era evidente che l’onda dei voti per Mattarella aveva un regista, e lo abbiamo scritto prima che calasse il sipario.

Certo. Ci hanno venduto una doppia favola: una è quella della renitenza di Mattarella alla riconferma, con annesso trasloco degli scatoloni. L’altra è quella della crescita spontanea, in aula, della sua candidatura. Zampetti ha una grande esperienza parlamentare e può avere impostato una manovra che ha avuto uno sviluppo perfetto: tempi di comparsa dei voti, modalità di crescita, applausi collettivi. La cosa che nessuno ha detto è che questa operazione è stata pensata da lungo tempo.

Sarebbe a dire?

Nel quadro politico del 2019, dopo il varo del governo giallorosso (Conte 2), il bis appare una opzione naturale, ma il Covid, Draghi e la recente situazione internazionale hanno complicato tutto. L’idea però non è stata accantonata. Mattarella è sempre apparso, come avevamo detto, il vero e unico rivale di Draghi.

Quali sono le conseguenze della rielezione per il sistema politico?

È l’altro punto fondamentale. La rielezione modella la forma di quel che rimane della legislatura.

In che modo?

La debolezza del sistema politico, che prima era evidente nei confronti di Draghi, adesso diventa duplice. Tutti i principali partiti hanno problemi interni: Lega, Pd, Forza Italia, non parliamo dei 5 Stelle. La stessa Meloni ha una prospettiva difficile: rischia di ripercorrere il tragitto, per certi versi di successo ma alla fine sterile, di Marine Le Pen. La campagna elettorale è già partita e il governo è a rischio.

E la doppia debolezza?

Questi partiti, deboli e litigiosi, saranno ancor più assoggettati ai diktat ora di Draghi, ora di Mattarella. E sotto schiaffo da parte della magistratura.

Ci arriviamo tra un momento. I partiti riusciranno a cambiare la legge elettorale?

Ne dubito. Il dissenso interno alla maggioranza è troppo forte.

Quando cade il governo?

Ogni occasione rischia di essere buona.

Veniamo alla magistratura. Non è in crisi nera?

In crisi dal punto di vista dell’efficienza della macchina giudiziaria e delle regole dello stato di diritto. In realtà, con la rielezione di Mattarella ha ottenuto una straordinaria vittoria politica ed è allo zenit del suo potere. Ricordiamoci che di fronte alla crisi devastante del Csm, Mattarella non ha mosso un dito.

Però nel messaggio al parlamento in occasione del giuramento, il termine “giustizia” ricorre quattro volte, tre delle quali parlando di riforme.

Qualcuno, su queste pagine, ha già fatto un esplicito riferimento ai “salvati” del 1992, cioè agli eredi del Pci e alla sinistra democristiana. La riforma della giustizia è condizionata dai referendum radicali che sono alle porte; credo però che magistrati così delegittimati non abbiano interesse oggi ad un giudizio popolare.

Quindi?

Ci saranno funzionali ritocchi decorativi finalizzati a sterilizzare i referendum, ma la magistratura inciderà con ancor più forza nella vita politica.

Palamara e la sua denuncia della malagiustizia?

È finita con l’onda dei voti M5s e Pd a sostegno di Mattarella. Con la sua rielezione trionfale, gli scandali del “Sistema” sono archiviati.

(Federico Ferraù) 

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