MATURITÀ 2019/ Prima prova: da Ungaretti a Bartali, l’Italia da non dimenticare

- Laura Cioni

Da Ungaretti a Sciascia, da Bartali a Dalla Chiesa: le scelte del Miur rispettano il patrimonio culturale italiano e sono vicine alla sensibilità dei giovani

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Leonardo Sciascia (1921-1989) (Foto Adelphi)

La prima impressione dopo la lettura delle tracce di italiano degli esami di Stato 2019 è di sollievo: finalmente! Finalmente brani che in tutte le tipologie proposte sono abbastanza completi, in modo tale da consentire un’analisi non frettolosa e un’argomentazione non vincolante. Finalmente domande di comprensione del testo prescelto puntuali, ma non puntigliose, in modo che l’allievo sia guidato a non fraintendere e nello stesso tempo abbia la libertà di dire la sua. Finalmente autori che si elevano su tanti saggisti piuttosto mediocri e non fanno rimpiangere il bello stile della nostra lingua.

Detto questo non è che non ci sia ancora qualcosa da migliorare, è ovvio. Ma tracce di questo genere o su questa falsariga saranno di certo utili agli insegnanti per pretendere dai loro allievi delle classi superiori un modo di esprimere il proprio pensiero dopo aver fatto i conti con il proprio studio e con i propri interessi extrascolastici e soprattutto dopo il confronto con un brano d’autore più esperto e documentato sull’argomento. Spesso ai ragazzi non manca l’intuizione, ma essa rimane vaga per mancanza di solidità nel sostenerla. Ma se può paragonarsi con un pensiero più critico e fondato, essa non viene indebolita, ma solo incanalata.

Un altro aspetto degno di nota che accomuna più tracce è il fatto di mettere a tema, senza tralasciare il mondo, figure e fatti della nostra nazione: non solo Ungaretti e Sciascia, ma il patrimonio artistico italiano, Dalla Chiesa, Bartali. In tempi in cui non si può proprio dire che l’Italia brilli in eccellenze politiche e culturali, porre l’attenzione su figure che hanno scritto, operato, lottato anche per il bene della loro patria è un’iniezione di autostima notevole. Sono meno scintillanti di quelle che fanno parlare di sé sui giornali, ma quanto più duraturo il loro influsso nel profondo del sentire comune.

Una parola sulla poesia di Ungaretti. In genere non si legge a scuola e ciò costituisce un banco di prova circa l’autonomia raggiunta dallo studente di fronte a un testo sconosciuto. Ma è una poesia che porta in sé molti temi propri del poeta e dunque non impossibile da affrontare, anche perché l’esule che parte volontario per la guerra e lì, nel male, comincia a ritrovare se stesso è una figura cara ai ragazzi. La “creatura atterrita” che accoglie tutto il reale non è un sentimento, ma qualcuno che sta rinascendo.

E infine uno spunto sul tema introdotto dal brano di Tomaso Montanari. Bella la sua lettura umanistica della storia dell’arte insieme alla critica alle edulcorate e rassicuranti trasposizioni televisive della nostra storia. Ma nella scuola l’arte è molto trascurata e raramente i viaggi di istruzione permettono di compiere l’esperienza di un incontro vitale e storico con una chiesa, una piazza, un dipinto. Anche in questo caso il lavoro da fare è molto e va di pari passo con la rinascita di una fierezza dell’Italia che non appare ancora all’orizzonte.

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