Max Laudadio: “Papà voleva facessi calciatore, s’inc*zzò”/ “Mia figlia si vergognava”

- Chiara Ferrara

Max Laudadio, inviato di Striscia la Notizia, sulla sua carriera: "Papà voleva facessi il calciatore, si inc*zzò quando andai a fare l'animatore"

Max Laudadio foto sito ufficiale 640x300 Max Laudadio (foto tratta dal sito ufficiale dell'inviato di "Striscia La Notizia")

Max Laudadio, storico inviato di Striscia la Notizia, ha parlato della sua carriera nel mondo dello spettacolo in una intervista a La Verità. “Da ragazzo giocavo a calcio a buon livello, avevo anche fatto le selezioni per la Nazionale under 18. Ma era il sogno di mio padre, non il mio. Un giorno l’ho guardato e gli ho detto: parto, vado in un villaggio a fare l’animatore. Si è inca*zato moltissimo. Ma abbiamo avuto tutto il tempo di recuperare”, ha raccontato. Gli inizi non sono stati semplici, tanto che prima di approdare in televisione ha dovuto fare tanta gavetta.

“Ho fatto tanti mestieri, sempre con l’obiettivo di lavorare nel mondo dello spettacolo. Sono stato vee jay a Match Music, che era l’alternativa di Mtv. E poi autore a Disney Channel. Alle Iene sono approdato con un’inchiesta durata sei mesi: per guadagnare qualche soldo facevo pure il fotomodello, e mi è venuta l’idea di prostituirmi per finta su un noto sito internet di escort, filmando tutto con telecamera nascosta”. Il servizio ebbe molta risonanza, tanto che tre anni dopo arrivò la chiamata di Striscia la Notizia.

Max Laudadio: “Papà voleva facessi calciatore, s’inc*zzò”. Il rapporto con la famiglia

Anche nel ruolo di inviato della trasmissione di Canale 5, tuttavia, Max Laudadio ha ricevuto qualche critica da parte della sua famiglia. “È stato divertente quando un giorno sono tornato a casa e c’era mia figlia ancora piccola in lacrime, che mi diceva di smettere di vestirmi da Cicalotto, il mio pupazzo verde e giallo, perché si vergognava di me e non voleva andare a scuola. Le ho spiegato che ero un po’ come il Gabibbo, con la differenza che facevo un lavoro serio di inchiesta. Ma non c’è stato molto da fare: mi ha gridato che l’unica differenza con il Gabibbo era che io ci mettevo la faccia”.

Ormai quel costume è diventato un must have nel suo lavoro. “Per anni mi sono rifiutato di interpretare quel personaggio. Ma Antonio Ricci mi ha “fregato” convincendomi che sarebbe stata un’interpretazione da attore, e per me che avevo fatto scuola di teatro era l’idea giusta. Sono i panni che indosso ancora oggi quando ci sono inchieste sui truffatori. Il Cicalotto può dire quel che vuole, cicaleggia, a differenza dell’inviato di Striscia la Notizia che è più imparziale e lascia allo spettatore il decidere se qualcuno ha torto o ragione”, ha concluso.





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